Chimica

Secondo me stavolta non sarà questione di leader, di caminetti, di guru. Come ci vogliono far credere i media, che ancora ragionano secondo vecchi schemi. Secondo me alla fine sarà una faccenda di reazioni chimiche: bisognerà vedere cosa succederà quando i 632 parlamentari di centrosinistra (molti giovani, moltissime donne, parecchi alla prima esperienza parlamentare) e del Movimento 5 Stelle (moltissimi giovani, molte donne, tutti – credo -alla prima esperienza parlamentare) si conosceranno, si guarderanno negli occhi, si annuseranno, si scambieranno il numero di telefono e il contatto di skype. Ecco, lì forse si capirà se questa legislatura ha un futuro.

Il punto della situazione

Dopo uno stop di 24 ore (qui), vedo che:

1) si è scatenata l’artiglieria pesante, e faccio notare in particolare questo passaggio:

Il sistema politico di una nazione che ha fondato l’Unione Europea, dotata ancora di un minimo di orgoglio – ed  è questo il punto vero -, mette gli interessi generali davanti a tutto, prima dei destini personali di un leader, di una segreteria, del futuro di un partito, dell’identità e della purezza di una tradizione politica. Primum vivere .

Mi verrebbero da fare ironie su quasi ogni parola ma mi trattengo perché al ciuffo di FDB sono un po’ affezionato. E già che sia su posizioni simili a quelle di Brunetta è segno che sta passando un brutto momento, e non voglio infierire.

2) Scalfari non trova di meglio da fare che tirare una ramanzina agli elettori che hanno tradito il PD per Grillo: brutti, cattivi, così non si fa, bu! bu!

Circa un terzo dei voti di Grillo proviene da quei tre milioni e mezzo persi dal centrosinistra. Perché l’hanno fatto? Molti di loro hanno scritto al nostro giornale spiegando i loro comportamenti così: volevano dare una scossa al Pd, volevano che il suo spirito cambiasse, che il partito si rinnovasse da cima a fondo, ascoltasse la società, la rabbia dei giovani, la sfiducia e l’indifferenza dei lavoratori. In parte questo effetto l’hanno provocato, ma facendo pagare al Paese una situazione di ingovernabilità quale mai c’era stata dal 1947 in poi.

C’erano altri modi per provocare quella desiderata e desiderabile trasformazione? Uno sicuramente: potevano chiedere la convocazione immediata del congresso del partito e delle primarie che ne rappresentano il punto centrale; potevano – usando il web – autoconvocarsi e deliberare. Certo, ci volevano impegno e fatica. Invece hanno scelto la scorciatoia del voto a Grillo. E adesso che faranno? Come voteranno tra pochi mesi, perché così andrà inevitabilmente a finire? Se resta il “porcellum” Grillo probabilmente avrà la maggioranza assoluta oppure l’avrà Berlusconi con la conseguenza della perdita d’ogni credibilità del nostro Paese rispetto all’Europa.

Quando si vota con la pancia e si imboccano le scorciatoie accade quasi sempre il peggio e noi siamo nel peggio, più vicini allo sfascio che ad una palingenesi creativa.

3) I grillini si ritrovano, e parleranno di strategie facendosi dare la linea da Casaleggio, perché lui – dicono – sulla comunicazione ha costruito un impero e saprà dirci come si deve comunicare. Però la fanno a porte chiuse: strano modo di concepire il rapporto diretto con l’elettorato. Giusta, su questo la provocazione di Gad Lerner:

La malainformazione scrive che i neoeletti M5S s’incontreranno in un vertice blindato, segreto. Falso! Ci sarà la diretta streaming, vero?

Lì in mezzo probabilmente c’è di tutto, ma comunque non mi aspetto di trovare tanta gente disposta a usare perennemente i toni farneticanti del blog. Mi immagino, fra questi giovani uomini e giovani donne preparati e laureati, di trovare per lo più gente affezionata alla Costituzione, per esempio. Cominciamo a prendere nota di qualcuno, come Paola Taverna che dice parole sagge:

Tutti mi chiedono che fate. A me la chiusura non piace: da una parte siamo un modello di apertura e poi chiudiamo a tutti – dice ai colleghi – non perdiamo le persone che ci hanno portato qui. È la gente che deve fare politica e noi dobbiamo essere dei portavoce, oppure moriamo in tre mesi.

4) Il PD è nella melma, ovvio. Molto, moltissimo per sua colpa. E soprattutto adesso ha grossi problemi di credibilità quando propone programmi di drastico cambiamento mai sostenuti con convinzione, e simili a quelli di un movimento politico per il quale ha sempre nutrito un’ostentata e ostile indifferenza e che ora dovrebbe avere la bontà di aiutarlo a fare un governo. Discorso a parte vale per chi, nel PD, ha sempre predicato la necessità di un dialogo con il M5S e sui temi del cambiamento non ha mai avuto tentennamenti programmatici. Ecco: dare spazio e responsabilità a gente così forse restituirebbe un po’ di credibilità ad un partito che sennò fa la fine ipotizzata (auspicata?) da De Bortoli al punto numero uno.

5) Forse la soluzione è una sola. (Grazie Giallo!).

Postilla. Vedendolo stasera a “Che tempo che fa”, ho pensato che Bersani è stato un buon ministro, e sarebbe stato anche un buon presidente del consiglio: è umile, preciso, onesto, capace. Sembrava il candidato giusto quando le cose apparivano semplici, per il PD. Però, ora che il gioco si è fatto veramente duro, sembra venir fuori un limite politico: in situazioni come queste servono altre armi che non il bonario buon senso e la concretezza rassicurante. Servono la grinta e l’azzardo, per esempio. E la grinta di Bersani sembra quella proverbiale dell’agnello travestito da lupo. Sa un po’ di discesa dal carro del perdente, e un po’ me ne vergogno. Ma l’impressione che ho stasera, onestamente, è questa.

Paradossi del momento

E’ un po’ di giorni che ci penso: io ho votato PD, anche se l’avrei voluto un po’ diverso: volevo un PD più avanzato, di cambiamento, più progressista. Poi il PD ha perso, e ha vinto Grillo, che non ho votato perché mi sembrava poco democratico nella gestione del Movimento, ma il programma, insomma, c’erano delle bestialità ma anche delle cose sacrosante. Ora il PD propone un programma molto più avanzato, che mi piace di più. Lo fa perché Grillo ha preso molti voti, perché ha vinto Grillo. E anzi ora tanti (nel PD) a dire che in molti punti i programmi del PD e di Grillo quasi si somigliano.

Se tutti avessero fatto come me, però, che ho votato PD, e il PD ora fosse al governo con Sel e magari con Monti, e Grillo fosse ininfluente, il PD sarebbe ancora su posizioni troppo moderate, alla fine sbagliate e perdenti, magari ancora più moderate di quelle moderate che non mi piacevano in campagna elettorale; e di questo scenario non so se sarei stato poi così contento.

Quindi, a rigor di logica, ho sbagliato voto: per ottenere quel che volevo (un PD più avanzato) dovevo votare Grillo, che con la sua forza avrebbe costretto il PD a spostare la sua politica su posizioni (per usare le parole di Bersani) “di cambiamento” (che senza batosta elettorale, a forza di dibattito interno, campa cavallo…). Ora però Grillo dice che quel programma avanzato non lo vuol votare: allora, mi dico, ho fatto bene a non votarlo, e votare PD s’è rivelata la scelta giusta. Giusta ma perdente, in ogni caso.

Però se poi Grillo alla fine ci stesse, dimostrebbe che meritava il mio voto, e quindi che ho sbagliato, e sbagliando nel votare ho però alla fine ottenuto quel che volevo. Mentre se non ci stesse, dimostrerebbe che ho fatto bene a votare PD, senza ottenere però quel che volevo pur votando giusto. E un voto giusto che porta a risultati opposti a quel che vorresti, resta giusto?

E via così, ad libitum.

C’è qualcosa che non va.

(#sischerza)

Oggi è un giorno perfetto per volare (cit.)

Facciamo finta: ieri il centrosinistra ha fatto il botto, maggioranza sicura al Senato e alla Camera, borse su e spread giù, il governo Bersani governa, serio e a testa bassa. Però piano piano all’ombra del potere tutti si sistemano, approfittano di rendite di posizione, finiscono per invischiarsi in tutte le trappole inevitabili, sotto l’ombra comoda del potere.

L’Italia tira avanti, qualcosa di buono si fa, noi minoranza di sicuri e tutelati ci sentiamo tranquilli, anche vedendo che alla schiera dei sicure e tutelati si aggiunge qualche altro. In fondo oggi ho l’impressione di aver fatto campagna per questo, per assicurarmi qualche anno di tranquilla osservazione della gestione di un momento di crisi, seria e responsabile.

Ma era una finta. E’ andata un po’ (ma poco poco) diversamente. Oggi cambia tutto, e questo alla fine è anche il bello della democrazia. La navigazione ora è in acque molto più perigliose, ma si apre anche qualche scenario che eccita la curiosità e l’attesa.

Il Partito Democratico è costretto a cambiare, per non morire. La conferenza stampa di Bersani oggi in parte lo conferma. E questo per un partito che s’è dimostrato troppo timido, imbrigliato nella sua veste governativa “per il bene del Paese”, potrebbe rappresentare un’occasione unica per darsi un profilo di vero cambiamento (che raccolga anche un buon settanta per cento del programma del Movimento 5 Stelle).

Più difficile che Grillo possa accettare una collaborazione stretta di governo, che possa dare una fiducia ad un governo Bersani. La tentazione di usare il potere per dare la spallata finale deve essere ghiotta. Ma io voglio credere alle sensazioni che emergono dalle dichiarazioni di Grillo di queste ore, che sembrano di buon senso, e disposte a fare più che tentate di distruggere (certo, dice che Fassino ha bisogno di cure psichiatriche, e che i partiti devono chiedere scusa… la seconda cosa peraltro è certamente vera). Certo, ci deve essere da entrambe le parti grande chiarezza, sennò si rischia la versione a parti invertite della storia di Berlusconi con la Lega: non ne abbiamo bisogno.

Potrà questo marasma essere il terreno da cui nasca un governo di cambiamento? La porta è stretta, però è l’unica possibile, e magari i grillini, una volta nelle stanze del potere, si dimostrano meno peggio di come li raccontano (in Sicilia pare che le cose vadano bene, ad esempio).

(Piccola nota a margine della conferenza stampa di Bersani: le ripetute critiche all’Europa sono sembrate un po’ strumentali)

Ripensandoci.

Dopo averci dormito sopra, dopo la (metaforica) sbornia di vino cattivo di ieri sera, penso questo. Che noi, sì, si è sbagliato più o meno tutto; soprattutto si è sbagliata la lettura del paese, non si è capito proprio per via del solito snobismo che ci fa immaginare un paese migliore di quel che è. Però penso anche che fra i tanti che hanno votato Grilli una buona percentuale si pentirà presto, avrà paura del suo stesso voto. E ancora una volta queste persone daranno la colpa a noi, ci diranno: perché non siete stati abbastanza convincenti? perché non ci avete saputo spingere a votarvi? E, naturalmente, avranno ragione.

Dopo penso che dobbiamo ripensarci, noi di centro sinistra, dalle radici. E sarà molto difficile. Intanto comincerei dal non cercare scuse, dal non pensare a governissimi e cose simili.

Poi penso a Mario Morgoni, ex sindaco di Potenza Picena, ottima persona, che giunge in Senato, e mi chiedo: uno che arriva a fare il senatore, dopo tutto questa fatica, sarebbe contento di lasciar subito, di dire s’era scherzato, così non si governa e allora torno a casa? Ecco, mi sembra difficile. E lui è uno in gamba. Con i tanti meno in gamba che sicuramente ci saranno in giro, sarà ancora più difficile. Quindi, ancora di più, è un casino.

 

Una specie di liveblogging elettorale

Post in aggiornamento. Finché mi va. Se mi va.

23.52. Ultimo aggiornamento della giornata. Ma, invece di scendere a patti con Berlusconi e magari farlo Presidente del Senato, andare a scoprire le carte con il M5S, no? Ebbonanotte.

23.35. Ritorno per dire che se il Partito Democratico fa una grande coalizione con Berlusconi io lo lascio al suo destino. Ecco, se poi ci ripenso ricordatemi questo post.

23.17. Quindi, vado.

23.09. Mi viene in mente che dovrei preparare una lezione per domani. Anche.

22.56. Indeciso fra due distici di Pasolini. “L’intelligenza non avrà mai peso, mai, / nel giudizio di questa pubblica opinione”. O: ” il tuo male è tutto male: colpa di ogni male. / Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo”. Ma poi mi passa.

22.42. Mentre Monti dice di essere soddisfatto, io torno su un grande, intramontabile classico (coll. priv.).

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22.24. Sono giunto a questa conclusione: l’ascesa in campo di Monti ha cambiato il panorama. Monti ha perso due volte.

22.15. Ho intercettato su fb il segretario comunale! Anche lui un po’ giù, comprensibilmente…

22.11. Aspetto commenti da segretario comunale, provinciale, regionale e nazionale del Partito Democratico. Chi le intercetta, mi faccia un segno.

22.02. Cose buone di Grillo: ha portato avanti l’idea di una partecipazione diretta e ha puntato su alcuni problemi concreti e, a loro modo, rivoluzionari. Sono cose buone, che speriamo i grillini abbiano la maturità per sfruttarle al meglio.

21.48. La mia analisi. L’elettorato di centrosinistra è un elettorato raffinato. Troppo raffinato.

21.34. Il fatto che non ci sia mai fine al peggio, in fondo, è una cosa che consola…

21.32. Arriverà un momento in cui il Coordinatore recanatese del PD (che tra l’altro è mio amico), il Segratario Provinciale, il Segretario Regionale, il Segretario Nazionale, dovranno dire qualcosa.

21.22. (Momento dell’acredine). Le casalinghe teledipendenti, i vecchietti che fanno la fila alla posta, i tifosi di Balotelli, gli imprenditori senza scupoli, quelli che il mito della f**a, gli evasori fiscali… (ad libitum).

21.13. Poi ho fatto cena, e ho resistito alla tentazione di annegare i dispiaceri nell’alcol. Però mi sa che ho fatto male. Su facebook gli amici si scatenano in analisi, critiche e autocritiche. Io soprattutto penso alle faccende locali; perché le faccende locali le conosci meglio, e ti aiutano di più a capire le questioni generali. e Nelle Marche il Partito Democratico ha avuto un risultato negativo clamoroso. Clamoroso ma che non stupisce. Il Partito Democratico nelle Marche è – purtroppo – guidato da una classe dirigente che pensa a gestire il potere e non ha una visione del futuro, né (spesso) una caratura intellettuale degna di un grande partito. Io credo che i marchigiani, votando in maggioranza (in maggioranza!) Grillo, volessero mandare soprattutto un messaggio al centrosinistra. Qualcuno li ascolterà?

19.50. Visti i dati locali. A Recanati Grillo stacca il PD di quasi dieci punti alla camera. E’ uno tsunami. Qui non si tratta nemmeno di fare autocritica.

19.38. Appena tornato. Ehi, che si dice? Altra riflessione lontano dai dati (stavolta ero al supermercato): comunque il blocco maggioritario di centrodestra non c’è più, questo è un fatto. Grillo, alla fine, ha più affinità programmatiche con la sinistra che col centrodestra. Il problema è che è mancata una politica che mettesse insieme le istanze progressiste, di cambiamento. Anzi, un pezzo di sinistra, a torto o a ragione, è stata interpretata come portatrice di conservatorismo. E gli italiani pensano che ci sia ben poco da conservare. Altro elemento da valutare a bocce ferme.

18.33. In totale controtendenza col dato nazionale sono andato al mare, a correre (qualche indovino dice “morettianamente”). Di ritorno, non guardo manco le proiezioni, i dati parziali ecc., convinto che cmq è meglio aspettare ancora un po’ (saranno più confortanti, vero, fra qualche mezz’ora?). Intanto due banali considerazioni. Uno: ha vinto Grillo. E se nel PD avessero dato ascolto a chi diceva di parlarci, con i grillini, di capirli, sarebbe stato meglio. Due: Bersani non ha vinto. La campagna low profile non ha funzionato. Gli italiani non volevano la sobrietà, erano incazzati. Non averlo capito è stato grave. Comunque vada a finire.

16.22. E’ tutto abbastanza confuso. In giro leggo anche che forse nelle Marche Grillo sarà primo partito. Per ora è tutto un gran casino. Mi sa che faccio una pausa, se ne riparla più tardi…

16.14. Ecco le prime proiezioni. Doccia fredda?

15.59. Vedere come scorre la colonna di twitdeck con l’hastag #elezioni2013 è francamente un po’ inquietante.

15.52. Gentiloni fa gli scongiuri e dice di essere 10 punti sopra. Gentiloni.

15.50. Mi sono accorto che lo stavo facendo all’incontrario, il liveblog. Ora rimedio.

15.48. Qualcuno in giro fa notare che Sechi ha, come dire, il fisique du role per stare al centro, così in momenti di crisi come questo può guardare contemporaneamente sia a destra sia a sinistra.

15.46. Sempre ottimo nelle citazioni Pippo Civati.

15.30. A Milano piove a dirotto. Pioggia manzoniana?

15.42. “L’onestà andrà di moda”. Lo slogan di Beppe Grillo per commentare la sua affermazione mi piace. Aveva cominciato a fare il moderato stamattina, dicendo che era pronto a dialogare con i partiti che “chiedessero scusa”. Sarà interessante vedere come andrà.

15.39. Molti già si sbracano. Io penso che ero stato invitato da M. ad andare a seguire i risultati a casa sua. Se l’avessi fatto, in questo momento mi direbbe: “ricordati che gli elettori di Berlusconi si vergognano di dirlo negli exit poll”.

15.35. Dopo i primi exit poll sono andato in bagno e l’ultimo numero di Internazionale era aperto su articolo in cui in ex giornalista disoccupato racconta di aver tagliato l’alloro che suo padre aveva piantato 57 anni fa in occasione della sua nascita. Per farci legna da ardere. Spero che il nostro futuro presidente del consiglio, chiunque esso sia, si imbatta in quel medesimo articolo.

A fagiuolo.

Ecco un bel consiglio di lettura. Tempestivo, diciamo.

Amerigo, lui, aveva imparato che in politica i cambiamenti avvengono per vie lunghe e complicate, e non c’è da aspettarseli da un giorno all’altro, come per un giro di fortuna; anche per lui, come per tanti, farsi un’esperienza aveva voluto dire diventare un poco pessimista.

D’altro canto, c’era sempre la morale che bisogna continuare a fare quanto si può, giorno per giorno; nella politica come in tutto il resto della vita, per chi non è un balordo, contano quei due principi lì: non farsi mai troppe illusioni e non smetter di credere che ogni cosa che fai potrà servire.

Questo blog vota per un’Italia più giusta.

(l’immagine è tratta dal blog di Leonardo)

Fra un’ora finisce la campagna elettorale. Per fortuna.

Le campagne elettorali mi mettono un po’ a disagio. Questa m’è sembrata particolarmente brutta, e la delusione è tanto più forte quanto più esaltante era stata la duplice stagione delle primarie.

A rendere il tutto più deprimente questa legge elettorale che rende di fatto inutile, soprattutto in certe regioni, mobilitarsi più che tanto.

Questo, però, rischia di far passare in secondo piano che le elezioni di domenica e lunedì sono comunque importantissime. Dalla scelte degli elettori dipenderà se l’Italia avrà o no un governo progressista, serio, e non incline al pupulismo. E se questo governo potrà o no fare a meno – come spero vivamente – di Monti e compagnia cantante.

Non sarà un governo perfetto, ovviamente, e non farà tutte cose buone. Ma credo che potrà andare nella direzione giusta.

Diamogli una mano a partire. Per criticare, se servirà, non mancherà modo e tempo. In fondo, è la cosa in cui da sempre siamo più bravi.