Un centrodestra europeo

Mi sono iscritto al PD, e ho deciso di dare una mano entrando nel Direttivo recanatese di questo partito, convinto che l’unico argine alle destre al potere praticamente da vent’anni fosse un partito di centrosinistra con basi solide nel paese e un consenso elettorale capace di fare massa critica. Consideravo le alternative a sinistra (alle quali mi sentivo idealmente più vicino, per molti versi) velleitarie, nostalgiche, affette da un inveterato autocompiacimento (anche l’autocompiacimento della sconfitta, del sentirsi sempre e comunque a proprio agio in una minoranza – Moretti docet).

Non ero, certo, uno sprovveduto – o meglio: certamente lo ero, ma non del tutto. Vedevo molte delle criticità presenti nel PD, un partito nato con un progetto che è stato ucciso nella culla, e che è diventato ostaggio degli ex-DS e degli ex-Margherita (le definizioni, checché se ne dica, ancora più utili e chiare per analizzare i movimenti interni di questo partito nel marasma); ma pensavo che valesse la pena di provarci: c’era un popolo bello alla base, qualche dirigente giovane su cui scommettere, una amministrazione del comune in cui vivo che lasciava ben sperare.

Ora è successo quel che è successo: Renzi, le primarie, Bersani, le altre primarie, la campagna elettorale, Grillo, ancora Bersani, il governo di cambiamento, lo streaming, Marini, Prodi, la carica dei 101, Napolitano, Letta. Ed eccoci qui. Il PD è morto, la sinistra è morta, e anch’io non mi sento tanto bene. E intanto Civati, che da tempo è diventato il mio punto di riferimento politico, è candidato alla segreteria ma non ha convinto nemmeno un parlamentare che sia uno a seguire la sua linea, e da solo è uscito dall’aula per non votare la fiducia a Letta, e magari è anche a rischio espulsione. Che, per un aspirante segretario di un partito, non è proprio il massimo.

Adesso abbiamo il governo Letta (auguri! per il bene dell’Italia, alla fine, tocca augurarsi pure che funzioni, anche se non ho nessun motivo per essere ottimista), fondato sul matrimonio con Berlusconi (sembra però uno di quei matrimoni che si fanno a Las Vegas, con la luna di miele che può durare anche solo un giorno).

Insomma, a me pare che abbiano vinto quelli che volevano trasformare il PD in un onesto, liberale, democratico partito di centrodestra europeo, amico dei poteri forti e difensore dello status quo, che garantisce la classe medio-alta e si tiene buoni i disperati con un po’ di assistenzialismo, che considera la scuola e la sanità pubblica l’ultimo dei valori costituzionali da difendere: quell’oggetto, insomma, che la destra italiana non è stata in grado di concepire e realizzare. Magari è anche una buona idea, qualcosa che serve all’Italia. Ma – se è così – non è più la mia casa, perché la mia casa è dove le parole equità e solidarietà, ecologia e sviluppo sostenibile, beni comuni e redistribuzione della ricchezza hanno ancora un senso. La mia casa è in fondo a sinistra.

Una giornata da incorniciare

Laura Boldrini Presidente della Camera. Piero Grasso Presidente del Senato. Un portavoce dell’alto commissariato per i rifugiati e uno specchiato magistrato antimafia diventano la seconda e la terza carica dello Stato, fanno dei discorsi d’alto profilo che non si sentivano da molti anni in quelle aule. E essere italiani, stasera, ha un sapore un po’ diverso.

Il Partito Democratico, ispirato fra gli altri da quello che considero non da oggi il miglior candidato possibile alla segreteria del partito, Pippo Civati, decide di fare una scelta coraggiosa, rinunciando alla candidatura di Franceschini e Finocchiaro, e dà una lezione a tutti. Segnando anche la strada per le prossime scelte, che non potranno essere da meno, per qualità e rigore, rispetto a quelle fatte oggi.

Il Movimento 5 Stelle deve fare i conti con la politica vera, quella delle scelte: l’avvocato dei mafiosi Renato Schifani è equipollente al procuratore antimafia Piero Grasso? Di fronte a questa domanda il Movimento ha vacillato, i senatori grillini si sono riuniti in un’aula per una riunione e sono volati gli stracci. Qualcuno ha votato secondo coscienza. Grillo in serata ha diramato un dispaccio minaccioso e inquietante, a cui il popolo del web ha risposto con commenti in larga parte critici. Uno dice più o meno: “Ma vaffanculo”. Un bell’esempio di sintesi efficace; e un bel caso di nemesi, o di contrappasso.

I vari Alfano, Brunetta, Polverini, Gasparri hanno fatto dichiarazioni imbarazzanti che malcelavano un terrore e una crisi vera e profonda. Sono momenti difficili, bisogna avere umana comprensione per quei poveretti: che un Presidente della Camera dicesse parole chiare e nette sul fascismo e l’antifascismo è fatto che può creare traumi profondi in chi non è abituato.

Papa Francesco ha fatto una battuta straordinaria su Clemente XIV e i gesuiti, con una libertà inopinata. E poi ha deciso di riconoscere e rispettare l’ateismo di tanti giornalisti accreditati che stava incontrando: una scelta epocale.

A questo punto non mi resta che chiudere con le parole di Papa Francesco di quella sua prima sera: “Buon riposo”.

La pagliuzza e la trave

Ora, è buona norma quando si attribuisce un comportamento a qualcuno, […] conoscere il significato del termine che si usa.
Attenzione, questa mia non è una banale pedanteria lessicale, ma qualcosa che impone una seria attenzione alla conoscenza del linguaggio.
Quindi è un valore che impone un atteggiamento molto serio, specie in un confronto dialettico corretto.
Questa particolare attenzione vale soprattutto oggi.

A parlare è Dario Fo. Si riferisce a quelli che danno del populista a Grillo. Perché no, vorrei sapere quale “attenzione alla conoscenza del linguaggio”, quale “atteggiamento molto serio”, e soprattutto quale “confronto dialettico corretto” emerga invece da simpatiche espressioni quali “facce da culo” e “morto che parla“. Vorrei saperlo, ecco.

(Però, a parte questo, lo scetticismo verso profferte tardive e non sempre credibili da parte del Partito Democratico, ha una sua giustificazione – anche alla luce di alcuni interventi che ho sentito alla direzione nazionale in corso…):

Ecco che all’istante i nostri gattopardi indelebili cercano di inventarsi una’ altra pantomima, nuova di zecca, così vanno piagnucolando:”Come possiamo risolvere? Noi, è vero abbiamo usato qualche trucco per anni, rimanendo inattivi e silenti e tenendo nascosto nel cassetto le proposte fondamentali tipo il conflitto di interessi, la riduzione dei parlamentari, il problema degli aerei da bombardamento e strage che oltretutto ci costano miliardi, pur di difendere fino alla morte i nostri privilegi prebende e le paghe da nababbi“. Ma ora, lacrimando, i pentiti ci dicono: “Oggi stiamo dimostrando di aver capito il nostro errore e siamo qui proni e inginocchiati disposti a fornire una alleanza attraverso la quale portare a termine finalmente i programmi che voi stessi sceglierete come essenziali.
Fermi lì! Attenti che la manfrina del gatto e la volpe la conosciamo già da tempo. Non vorremmo che come noi abbocchiamo alla proposta ecco che voi cominciate le omelie del: “Purtroppo ci sono le regole da rispettare, la democrazia si sa è insidiosa, ci vuole tempo, bisogna accettare modifiche, rimandare“…danzare offrendo le natiche comode al capo danza di governo. Il tempo passa e naturalmente ci troveremo da capo beffati e cornuti. Mi dispiace per voi cari maestri dello sberleffo ma stavolta la danza è un’altra, è cambiata l’orchestra, i musici e anche i ballerini e non è più il tango col casquè ma un Rock. (grammelot cantato)
Col lancio in aria di chi fa il furbo e ci allunga troppo le mani sul culo.” (grammelot cantato)

Loro devono essere responsabili, noi dobbiamo essere credibili. Entrambe le cose sono difficilissime.

E intanto, durante la diretta streaming della presentazione degli eletti M5S…

Roma, 4 marzo 2013, ore 15.18.

– Ah Ste’, ma li senti come parlano? Se stanno a presenta’ come all’Arcolisti anonimi…

…Ho fatto tante esperienze. Oltre a lavorare sul lavoro mi piace molto il settore dei servizi sociali e se c’è bisogno anche la sanità…

– Ah Matte’, che te devo da di’, se l’itagliani so’ stati così fessi da mannalli su, questi so’ pure più fessi de l’italiani medesimi. Quessi io e te, dopo le Frattocchie, i Giovani Democratici, milioni de riunioni e de segreterie, ce li magnamo a scottadito. Ma li senti?

…Mi sono occupato nell’ambito dei rifiuti…

– Ah Ste’, te lo dico io: tempo un mese e tu all’economia, io alla scola… all’istruzione… insomma, come se chiama? a quella robba là. Te lo dico io: è fatta. Ma guarda che tocca da senti’…

…I miei argomenti sono soprattutto riguardo al lavoro, la casa e la famiglia. Direi che… più di così…

– Manco l’italiano, manco. Ah Matte’, ma quanto semo forti, eh? Dimmelo, quanto semo forti.

…Ciao io sono Francesca e voglio migliorare le cose. Ciao mamma…

– “Ciao mamma”?. Ciao? Mamma? Ma so’ dei bimbiminchia, so’. Ma che avemo studiato da politici pe’ fa da balia a sti subnormali? Non ce se crede. Sci, Ste’, semo forti. Ce li magnamo. A scottadito.

#finiràmalissimo

Il punto della situazione

Dopo uno stop di 24 ore (qui), vedo che:

1) si è scatenata l’artiglieria pesante, e faccio notare in particolare questo passaggio:

Il sistema politico di una nazione che ha fondato l’Unione Europea, dotata ancora di un minimo di orgoglio – ed  è questo il punto vero -, mette gli interessi generali davanti a tutto, prima dei destini personali di un leader, di una segreteria, del futuro di un partito, dell’identità e della purezza di una tradizione politica. Primum vivere .

Mi verrebbero da fare ironie su quasi ogni parola ma mi trattengo perché al ciuffo di FDB sono un po’ affezionato. E già che sia su posizioni simili a quelle di Brunetta è segno che sta passando un brutto momento, e non voglio infierire.

2) Scalfari non trova di meglio da fare che tirare una ramanzina agli elettori che hanno tradito il PD per Grillo: brutti, cattivi, così non si fa, bu! bu!

Circa un terzo dei voti di Grillo proviene da quei tre milioni e mezzo persi dal centrosinistra. Perché l’hanno fatto? Molti di loro hanno scritto al nostro giornale spiegando i loro comportamenti così: volevano dare una scossa al Pd, volevano che il suo spirito cambiasse, che il partito si rinnovasse da cima a fondo, ascoltasse la società, la rabbia dei giovani, la sfiducia e l’indifferenza dei lavoratori. In parte questo effetto l’hanno provocato, ma facendo pagare al Paese una situazione di ingovernabilità quale mai c’era stata dal 1947 in poi.

C’erano altri modi per provocare quella desiderata e desiderabile trasformazione? Uno sicuramente: potevano chiedere la convocazione immediata del congresso del partito e delle primarie che ne rappresentano il punto centrale; potevano – usando il web – autoconvocarsi e deliberare. Certo, ci volevano impegno e fatica. Invece hanno scelto la scorciatoia del voto a Grillo. E adesso che faranno? Come voteranno tra pochi mesi, perché così andrà inevitabilmente a finire? Se resta il “porcellum” Grillo probabilmente avrà la maggioranza assoluta oppure l’avrà Berlusconi con la conseguenza della perdita d’ogni credibilità del nostro Paese rispetto all’Europa.

Quando si vota con la pancia e si imboccano le scorciatoie accade quasi sempre il peggio e noi siamo nel peggio, più vicini allo sfascio che ad una palingenesi creativa.

3) I grillini si ritrovano, e parleranno di strategie facendosi dare la linea da Casaleggio, perché lui – dicono – sulla comunicazione ha costruito un impero e saprà dirci come si deve comunicare. Però la fanno a porte chiuse: strano modo di concepire il rapporto diretto con l’elettorato. Giusta, su questo la provocazione di Gad Lerner:

La malainformazione scrive che i neoeletti M5S s’incontreranno in un vertice blindato, segreto. Falso! Ci sarà la diretta streaming, vero?

Lì in mezzo probabilmente c’è di tutto, ma comunque non mi aspetto di trovare tanta gente disposta a usare perennemente i toni farneticanti del blog. Mi immagino, fra questi giovani uomini e giovani donne preparati e laureati, di trovare per lo più gente affezionata alla Costituzione, per esempio. Cominciamo a prendere nota di qualcuno, come Paola Taverna che dice parole sagge:

Tutti mi chiedono che fate. A me la chiusura non piace: da una parte siamo un modello di apertura e poi chiudiamo a tutti – dice ai colleghi – non perdiamo le persone che ci hanno portato qui. È la gente che deve fare politica e noi dobbiamo essere dei portavoce, oppure moriamo in tre mesi.

4) Il PD è nella melma, ovvio. Molto, moltissimo per sua colpa. E soprattutto adesso ha grossi problemi di credibilità quando propone programmi di drastico cambiamento mai sostenuti con convinzione, e simili a quelli di un movimento politico per il quale ha sempre nutrito un’ostentata e ostile indifferenza e che ora dovrebbe avere la bontà di aiutarlo a fare un governo. Discorso a parte vale per chi, nel PD, ha sempre predicato la necessità di un dialogo con il M5S e sui temi del cambiamento non ha mai avuto tentennamenti programmatici. Ecco: dare spazio e responsabilità a gente così forse restituirebbe un po’ di credibilità ad un partito che sennò fa la fine ipotizzata (auspicata?) da De Bortoli al punto numero uno.

5) Forse la soluzione è una sola. (Grazie Giallo!).

Postilla. Vedendolo stasera a “Che tempo che fa”, ho pensato che Bersani è stato un buon ministro, e sarebbe stato anche un buon presidente del consiglio: è umile, preciso, onesto, capace. Sembrava il candidato giusto quando le cose apparivano semplici, per il PD. Però, ora che il gioco si è fatto veramente duro, sembra venir fuori un limite politico: in situazioni come queste servono altre armi che non il bonario buon senso e la concretezza rassicurante. Servono la grinta e l’azzardo, per esempio. E la grinta di Bersani sembra quella proverbiale dell’agnello travestito da lupo. Sa un po’ di discesa dal carro del perdente, e un po’ me ne vergogno. Ma l’impressione che ho stasera, onestamente, è questa.

Questo blog vota per un’Italia più giusta.

(l’immagine è tratta dal blog di Leonardo)

Fra un’ora finisce la campagna elettorale. Per fortuna.

Le campagne elettorali mi mettono un po’ a disagio. Questa m’è sembrata particolarmente brutta, e la delusione è tanto più forte quanto più esaltante era stata la duplice stagione delle primarie.

A rendere il tutto più deprimente questa legge elettorale che rende di fatto inutile, soprattutto in certe regioni, mobilitarsi più che tanto.

Questo, però, rischia di far passare in secondo piano che le elezioni di domenica e lunedì sono comunque importantissime. Dalla scelte degli elettori dipenderà se l’Italia avrà o no un governo progressista, serio, e non incline al pupulismo. E se questo governo potrà o no fare a meno – come spero vivamente – di Monti e compagnia cantante.

Non sarà un governo perfetto, ovviamente, e non farà tutte cose buone. Ma credo che potrà andare nella direzione giusta.

Diamogli una mano a partire. Per criticare, se servirà, non mancherà modo e tempo. In fondo, è la cosa in cui da sempre siamo più bravi.