Elogio della normalità (perché domenica voterò Pippo Civati)

Fra due giorni ci sono le primarie per l’elezione del Segretario, ovvero la guida politica, del Partito Democratico, ovvero il più importante partito politico italiano, che incidentalmente è anche, per fortuna, un partito di centrosinistra. A volte se ne scorda, è vero. Ma queste elezioni, fra le altre cose, potrebbero servire a rinfrescargli la memoria, e indirizzarlo sulla buona strada.

Io, a queste primarie, voterò Pippo Civati, e ho fatto e farò quel poco che posso per convincere anche qualcun altro a votarlo. E’, fra parentesi, la prima volta che esprimo un voto con l’assoluta convinzione di votare “il meglio” che c’è in giro, e non il “meno peggio”, come troppo spesso (e anche recentemente) sono stato costretto a fare. E questo per una serie di motivi.

Il primo è che, banalmente, condivido le proposte politiche di Civati, incentrate su poche parole chiare: uguaglianza, diritti e cultura per l’Italia; coerenza, coraggio e sinistra per il PD (un PD che vada da Prodi a Rodotà, dice lui con efficace sintesi). Ma non è questo, in fondo, il motivo più importante.

Prima ancora dei contenuti, che potrebbero essere (e spesso sono nelle campagne elettorali, ma non nel caso di Civati) solo vuota retorica, per me conta il metodo di lavoro di Pippo, che se vogliamo è anche un esempio, in piccolo, di attuazione dei principi professati. Pippo, per dire, ha fatto una campagna elettorale molto spartana, finanziata con donazioni spontanee e certificate e resa viva dall’entusiasmo di una squadra giovane e motivata, presente sulla rete e sui territori (e fortissima nelle Marche!), con la quale Pippo tiene contatti quotidiani e personali. Civati, infatti, ha lavorato molto con la rete, per creare contatti e diffondere idee, ma poi ha girato come una trottola per l’Italia, per incontrare le persone, vederle in faccia, rispondere alle domande (qui un breve resoconto del suo giro nelle Marche dei primi di novembre). Ha così raccolto idee, creato una comunità pensante (ha reso possibile la “mobilitazione cognitiva” auspicata da Fabrizio Barca, che non a caso lo sostiene) fatta di gente che non avrebbe mai trovato spazio nel PD delle correnti. Ha, a questo proposito, rinunciato a qualsiasi forma di accordo con capi e capetti, locali e nazionali, chiedendo un’adesione al progetto che fosse sempre personale e motivata dalla condivisione di idee e non da giochi di potere: a suo sostegno non si sono mossi “pacchetti” di tessere, e fra i tesserati ha preso solo voti d’opinione, spesso di gente che s’è tesserata, vincendo una comprensibilissima resistenza, esclusivamente per sostenere lui. Oppure di gente che è stata convinta della bontà del progetto dai tostissimi sostenitori di Civati nei circoli: anch’io, un sabato pomeriggio di novembre, pur non essendo così tosto, ho fatto la mia parte, andando a presentare la mozione in un piccolo circolo in cui sulla carta Civati non aveva un voto, e ne abbiamo raccolti, dopo tre ore di confronto, una dozzina (la maggioranza dei presenti alla discussione: i voti agli altri erano di gente che arrivava, faceva vedere la tessera, votava e se ne andava: non proprio un esempio di partecipazione consapevole)! E’ stato per me un memorabile momento di politica, che mi ha ricordato cosa può essere il Partito Democratico: un partito in cui ci si incontra un pomeriggio, senza essersi mai visti prima, ci si confronta e ci si lascia reciprocamente contaminare da storie e da idee diverse.

E poi c’è un altro motivo, l’ultimo di cui voglio parlare, per cui voto Civati: perché è Civati. Un uomo di 38 anni piuttosto timido, gentile, che ai talk-show, quando lo invitano, parla pochissimo e non urla mai; intelligente senza essere saccente, serio ma non noioso. Uno che a volte dà l’idea di fare il leader senza averne troppa voglia, solo perché è convinto di avere le idee giuste e crede necessario portarle avanti con coraggio e coerenza. Uno, poi, umile, e per questo convinto (e, soprattutto, credibile) sostenitore del gioco di squadra. Uno, poi, che non studia troppo l’immagine, che non cambia le foto sulla scrivania in base a quale telecamera ti sta inquadrando, e che sbaglia continuamente look, passando sventatamente dal completo maròn in perfetto stile Occhetto al dolcevita nero da malavitoso anni Settanta, e che se mette l’abito elegante tiene la giacca allacciata come fanno quelli come me che l’abito elegante non lo sanno portare. Uno, insomma, normale: sveglio, intelligente, ma per niente “televisivo”. E Dio sa quanto ci serva uno così!

Per chi voto, per chi voterei.

uno dei due è il mio candidato

Una battaglia è stata vinta: le primarie per i parlamentari del PD si faranno. Nelle Marche si vota domenica 30 dicembre, dalle otto di mattina alle nove di sera. Il PD ha fatto la scelta coraggiosa che era necessario fare, e che tanti (a partire da Pippo Civati) gli chiedevano da tempo. I risultati, pur con tante cose da migliorare al prossimo giro, sono già straordinari.

Per prima cosa potranno giocarsi la partita molti di quelli che, intorno al Civati di cui sopra, hanno costruito un movimento per un PD più aperto, giovane, rivolto al futuro, che si chiama Prossima Italia. E’ pieno di gente veramente in gamba. Peccato che nessuno a Macerata abbia avuto la forza di raccogliere firme e consenso per portare avanti questo progetto, sarà per la prossima fermata. Intanto ad Ancona c’è Beatrice Brignone: una molto tosta. Se votate lì, fateci più di un pensierino.

Altro risultato straordinario di queste primarie è che, anche in una provincia come Macerata, dove il PD vive da anni una condizione difficile (faide, capibastone, veti incrociati, personalismi mortificanti),  nonostante tutto ci sono degli ottimi candidati. Quello che voterò io, ad esempio: Andrea Marinelli, Assessore alle Culture di Recanati, città dove vivo e lavoro; lo voterò perché lo conosco ormai da molti anni, abbiamo condiviso diversi progetti, e ho avuto modo di constatarne non solo la preparazione, ma anche la vera attenzione alla cultura, alla scuola, ai giovani. Uno come lui non potrebbe che fare del bene al Parlamento, e dunque all’Italia.

Andrea, come me, ha sostenuto Bersani alla corsa a candidato premier contro Renzi. L’altro candidato che mi piace, e che probabilmente avrei votato se non ci fosse stato Andrea, è invece proprio il sostenitore di Renzi: si chiama Mario Morgoni, è l’ex sindaco del paese dove sono cresciuto e che ho sempre apprezzato molto. Faccio anche a lui il mio in bocca al lupo.

Il sistema elettorale prevede la parità di genere, quindi un voto ad un uomo e un voto ad una donna. Le tre candidate le conosco meno degli uomini, anzi due delle tre non le conosco affatto. L’unica di cui so qualcosa è Alessia Scoccianti, una ragazza giovanissima che, prima di essere folgorata sulla via di Fi-Renzi, era molto vicina a Civati. E’ con la speranza che non se ne sia allontanata troppo che domenica la voterò.

L’ultima cosa che mi piace molto di queste elezioni è che le farà anche SEL. E mi dispiace di poter votare un solo partito, perché se non fossi stato un militante del PD sarei corso al seggio di Sinistra Ecologia e Libertà per dare il mio voto ad una persona che negli ultimi anni ho imparato a stimare tantissimo: Francesco Rocchetti. Ecco: se non siete elettori del PD, sostenete lui, se lo merita davvero!

E’ bello pensare che in Parlamento potrebbero andare tre o quattro persone che conosci e che stimi. E’ il bello delle #primarieparlamentari.

Si vota domenica 30 dicembre 2012, dalle 8 alle 21. A Recanati il seggio del PD è al centro anziani di Villa Teresa, quello di SEL al Salone del Popolo.

La “pista”

Dicembre; in tutte le case di campagna marchigiane di una volta (e in alcune di quelle odierne, come la mia) questo è il tempo della “pista”: l’uccisione e la lavorazione del maiale. Con la “pista” (il nome credo venga dal processo di pestaggio, compressione, della carne negli insaccati, ma chiedo aiuto ai lettori esperti di dialetto marchigiano), dal maiale si tiravano fuori, grazie alla sapienza e all’impegno degli uomini di una volta, le prelibatezze che tutti conosciamo: dal prosciutto al ciauscolo, dalla coppa al lonzino…

Ora ne abbiamo un altro di porcello, anzi di “porcellum”, da lavorarci per bene, per cercare di tirarne fuori qualcosa di meglio, di più digeribile, di quel che è adesso.

Lavoriamocelo, dunque, questo “porcellum”, visto che non c’è nessuno a Roma in grado di modificarlo e trasformarlo: cominciamo con una cosa piccola, per esempio aderendo alla petizione on line per chiedere al centrosinistra di fare le #primarieparlamentari (basta cliccare su questo link, poi puoi diffondere la cosa sui social network, o via mail, se ti va): è un modo per scegliere direttamente, come sarebbe giusto, chi ci rappresenterà, invece di accontentarci dei nomi (di solito difficili da digerire, molto più del salame più speziato, molto più del guanciale più grasso…) che ci propinano dall’alto.

Quindi votate! dissezionatelo voi dal basso quel porco “porcellum”! prendetevi la libertà di fargliela voi, la festa, a quei porcellini che si aggirano grufolanti in Parlamento!

Buone #primarieparlamentari a tutti.

Aggiornamenti.

#1 Le primarie per i parlamentari il PD le farà, e anche è per me una notizia grandiosa. Qualcuno, però, è talmente critico che fa pensare che lui avrebbe preferito le liste bloccate. Mah.

#2 Mio padre, che è l’esperto della situazione, mi fa cortesemente notare che nella foto c’è il momento dell’ammazzamento del porco, che tecnicamente con la “pista” non c’entra niente. Mi scuso.

#3 si attende ancora il supporto linguistico del Giallo.

La vittoria di Renzi

https://i0.wp.com/static.blogo.it/queerblog/RosyBindi-586x376.jpgMi sono visto un po’ dello speciale di Mentana, prima: c’erano Ferrara, la Annunziata, e altri giornalisti misti. Prima hanno trasmesso il (bel) discorso di Renzi. Poi hanno chiesto i commenti dei “big” del partito: D’Alema e Bindi. Mi sono fermato alla Bindi. Li ho trovati tutti insostenibili, D’Alema e la Bindi, dico, ma anche un po’ Ferrara che gigioneggiava e la Annunziata che borbottava. Erano tremendamente vecchi, annoiati, esausti. E credo di non essere stato l’unico a provare questa sensazione, nell’Italia post-primarie. La rivoluzione del linguaggio incarnata da Renzi (al di là del velleitarismo, dei limiti programmatici, del cinismo – di tutte quelle cose, insomma, per cui non l’ho votato), la sua presenza fisica, lo stesso fatto che se la sia giocata quasi alla pari, son tutte cose che hanno cambiato radicalmente il panorama. Niente sarà più uguale, e credo che anche Bersani lo sappia, e sono sicuro che ne terrà conto lui per primo.

A margine, naturalmente i complimenti a Bersani, che ha fatto un discorso serio (quasi tutto serio) come mi aspettavo che facesse, e nel quale confido molto per il futuro.

Scatenare l’inferno (col sorriso)

Vedo che a volte Matteo Renzi conclude i sui messaggi su facebook, i suoi twit, le sue uscite con la formula di saluto “un sorriso“. Magari prima di questo sorriso ha detto cose ciniche e durissime, ma va bene, si deve sempre chiudere con una nota sorridente. E’ la sua tecnica: magari prova a distruggere il giocattolo delle primarie (rovinando con questo anche il partito che quelle primarie ha organizzato, e che dovrebbe fra parentesi essere anche il suo), ma poi lancia messaggi distensivi all’ultimo momento (e li chiede: il messaggio distensivo che a suo dire dovrebbe lanciare Bersani sarebbe: ok, visto che Matteo ci tiene così tanto, facciamo votare chi vuole, al secondo turno, anche se le regole stabilite erano diverse…).

Perché questa faccenda delle regole a me pare non essere così secondaria. Anzi, mi pare la cosa che meglio dimostra il vero carattere, cinico e spietato, di uno dei contendenti.

Le cose io le ho capite così: s’era deciso che al secondo turno poteva votare chi si era iscritto per il primo. Si lasciava poi una clausola di salvaguardia per casi eccezionali di persone che non avessero potuto iscriversi entro il primo turno per motivi indipendenti dalla loro volontà. C’era la regola e c’era la clausola per garantire chi si fosse trovato in condizioni eccezionali, insomma.

Renzi però ha deciso di usare l’eccezione per stravolgere la regola: ha lanciato (sui giornali, su web) il messaggio che al secondo turno poteva votare chiunque; ma è ovvio che se c’è una iscrizione in massa per il secondo turno, è difficile pensare che sia una massa di casi eccezionali; è chiaro che si sta usando un cavillo (forse lasciato troppo nel vago) per stravolgere il senso della regola. Insomma: il regolamento lasciava quello spazio confidando nella lealtà delle parti in causa, ma se una parte slealmente prova a forzare il tutto, è normale che i Garanti intervengano in senso restrittivo. Così è stato (di qui le polemiche volutamente pretestuose sulle “giustificazioni”…).

Ora Renzi, nella notte dell’antivigilia del voto, ha fatto una cosa gravissima: ha mandato, a tutti quelli che hanno provato ad iscriversi fuori tempo massimo attraverso un sito da lui creato, una mail che dice che loro hanno diritto di votare, anche se i Comitati ufficiali si sono espressi in senso contrario, e invita tutti a recarsi alle urne e chiedere di votare. Insomma: si auspica un assalto ai seggi di gente che chiede con la forza, non in base ad una regola, di votare, con il rischio concreto che salti tutto, o che comunque il risultato delle primarie possa essere rovinato da uno strascico polemico infinito.

Pensate se un’operazione del genere fosse fatta con le elezioni “vere”, ad esempio: la legge non prevede le preferenze, però un partito spinge i suoi elettori a metterle lo stesso nella scheda e poi – visto che l’han fatto in tanti – chiede che quelle preferenze vengano riconosciute come valide. E se lo Stato non lo facesse cominciasse a denunciare la mancanza di democrazia. Ecco, appunto, la democrazia: in uno scenario del genere, che ne sarebbe della democrazia?

Io sono, in definitiva, preoccupato per domani. Spero che tutti i soggetti coinvolti mostrino ragionevolezza e rispettino le regole (i renziani più di Renzi). E spero davvero che, per l’Italia e per il Partito Democratico, vinca Bersani. Perché il cinismo di questo Renzi che si gioca il tutto per tutto a me comincia a fare davvero paura.

Molto su questo ha detto, molto bene, il solito Leonardo.

Popolo e Popolino

Segnalo una lucida e impeccabile analisi politica di Paolo Cosseddu, in arte Popolino.

Si parla di come il leader (o aspirante tale) del centrosinistra non possa in alcun modo prescindere dal “corpaccione” di militanti del Partito Democratico, perché – semplicemente – quella è la massa critica che incarna e realizza (nel senso che rende reale) una certa politica; e mentre il voto d’opinione dopo le primarie (così come dopo le elezioni) scompare, il militante resta lì, a tener aperte le sedi, a fare politica sul territorio, a presidiare un’appartenenza e una serie di valori.

Si spiega anche come questa attenzione al “corpaccione” sia la cosa che più è mancata (ma forse non poteva essere che così) a Matteo Renzi in questa campagna.

Si dà anche, a mio avviso, un importante consiglio a chi voglia in futuro candidarsi a leader del PD.

Come ha già dichiarato di voler fare, al prossimo congresso, un caro un amico di Paolo, Pippo.

Un endorsement timido

Domenica, sempre che alle manifestazioni di sabato a Roma le cose non si mettano male, andrò a votare per le primarie di centrosinistra. Ci andrò felice di partecipare ad un evento democratico a cui credo molto e che sono sicuro farà bene alla parte politica a cui mi sento di appartenere con convinzione, da sempre.

Ho letto, visto, ascoltato e discusso parecchio su queste cinque persone, e alla fine di tutte mi sono fatto un’impressione complessivamente positiva, chi più chi meno. Sono, come si dice, risorse del paese e del centrosinistra.

Io andrò a votare Bersani; anche se ho deciso di non partecipare a nessun comitato, gli amici del PD lo sanno e credo d’averlo fatto capire anche qui con un paio di post. La mia preferenza è per una persona (e un gruppo) che presenta un programma che a mio avviso può fare bene all’Italia; alcuni aspetti specifici legati alle cose che conosco meglio li ho già presi in considerazione qui, per il resto ognuno può farsi la sua idea…

Poi io sono uno che sostiene ancora, nonostante tutto, la necessità dei partiti, che la Costituzione considera presidi di democrazia, e di partiti che funzionino secondo istituzioni e regole. A me pare che a questo aspetto Renzi guardi poco, che abbia un’idea piuttosto personalistica della politica, e questo non mi dà garanzie per il dopo. E la gestione del dopo è l’unica cosa che mi preoccupa davvero, di queste primarie.

Ma al di là di perplessità sul programma e sull’atteggiamento complessivo nei confronti del confronto politico, a Renzi do atto di aver smosso delle acque che s’erano fatte troppo paludose, e di aver messo il dito nella piaga in certe incrostature del PD, e di aver fatto proposte innovative che vale comunque la pena di discutere (qui un lungo articolo di suzukimaruti che merita di essere letto e discusso, anche se confesso che molte cose non mi convincono – magari ci torno…); dal confronto con tutto questo la piattaforma programmatica del centrosinistra per le elezioni non potrà che guadagnarci in modernità, chiarezza e consapevolezza.

Insomma: non sarei contento di una vittoria di Renzi, ma sono contento che Renzi ci sia stato e ci sia.

In ogni caso, sosterrò qualsiasi vincitore di queste primarie, perché alle primarie ci credo e gli sgambetti a posteriori sarebbero inaccettabili, da qualsiasi parte venissero e a chiunque venissero fatti.

Postilla. Dimenticavo di dire che, guardandomi intorno e leggendo in giro, nei comitati mi pare di vedere una tensione forte, vera, molto diversa da quel gioco fra gentiluomini che s’è visto ad esempio nel confronto tv. Forse è un bene, segno che la sfida è vera, sentita, che le diversità programmatiche sono reali. Forse è un male, segno che si sta giocando una partita di potere (soprattutto a livello locale) che con le idee e gli ideali ha poco a che fare. Staremo a vedere; a me, in ogni caso, la cosa trasmette sensazioni negative.

Postilla 2. Un endorsement un po’ meno timido.

Domenica si vota in ogni città, qui è spiegato tutto e ci si può anche iscrivere preventivamente: ci vogliono 3 minuti 3, basta sapere il numero della propria sezione elettorale. Domenica dovete portarvi 2 euro, un documento d’identità e il certificato elettorale.

 

Il dopopartita

Tabacci era sovreccitato, e sembrava davvero un membro del Comintern in una tribuna politica di molti anni fa. Perentorio.

Puppato era dolce e materna, con i suoi fogliettini, le frasi lasciate in sospeso e le verità sempre un po’ decontestualizzate. Generica.

Renzi era certamente il più telegenico, piacionissimo e sempre in movimento, attentissimo a piazzare la battuta ad effetto al momento giusto. Catodico. 

Vendola era appassionato e sudatissimo, con la sua bottiglietta d’acqua e l’asciugamano in bella mostra, sempre dalla parte degli ultimi. Tirato. 

Bersani era tranquillo, in fondo tutto l’ambaradàn l’ha messo su lui, e ha pensato solo a rassicurare  il centro cattolico, senza esagerare mai. Ecumenico. 

Il conduttore ha commesso errori clamorosi, da licenziamento. Inadeguato. 

Il confronto è stato comunque molto corretto e rispettoso. A vederli lì quei cinque sembravano davvero (sembravano) stare tutti dalla stessa parte, e hanno certamente fatto bene alle primarie. Necessario. 

Scuole (e) primarie

In un precedente post mi ero ripromesso di analizzare un po’ più a fondo i programmi dei candidati alle primarie. Comincio a farlo dalla cosa che conosco meglio: la scuola.

Renzi pubblica sul suo sito un programma abbastanza dettagliato sulla scuola (lo inserisce fra i punti della quarta delle sue dieci “idee”, sotto la dicitura “Investire sugli italiani” e in compagnia con asili nido, formazione professionale, università e ricerca e ingresso nel mercato del lavoro di giovani, donne e over 55): nella sostanza la scuola che vuole Renzi è fondata tutta sulla valutazione delle prestazioni (degli studenti, dei docenti, delle scuole, del sistema) e sull’autonomia gestionale (più potere ai presidi, chiamata diretta dei professori…). Si propone di generalizzare le procedure di un progetto sperimentale pilota, chiamato Valorizza (qui un’analisi critica), inventato dalla Gelmini, che propone di dare una mensilità in più (due, in prospettiva) a quei docenti che godano di una migliore “reputazione” (è proprio questo il concetto chiave di cui parlano i promotori del progetto) fra colleghi, alunni e genitori. Dicono che sia la via italiana alla valutazione degli insegnanti. A me pare che sia davvero così, ma nel senso meno nobile dell’espressione “via italiana”. Il progetto è sponsorizzato fra gli altri da Pietro Ichino, che credo sia l’ispiratore di questa parte del programma di Renzi. Pietro Ichino mi pare persona abbastanza rispettabile, ma secondo me di scuola non capisce molto. Come quell’altro bel tomino di Abravanel. Proprio stamattina ho avuto uno scambio di opinioni su questi temi con Mila Spicola, che sostiene allo stesso tempo Renzi e idee sulla scuola giustissime e lontanissime da quelle del programma di Renzi. Dice che sta con lui per convincerlo a cambiare idea. Auguri.

Vendola ha fatto un libro scaricabile on line per illustrare il suo programma. Un capitolo di 12 pagine si intitola poeticamente “La scuola chiude la prigione” (pp. 67-78). C’è una bella analisi della scuola che fu come ascensore sociale, e di come il duo Gelmini-Tremonti l’abbia velocemente smantellata (la prima l’ho vissuta da studente, quest’ultima, con dolore, da insegnante). Non ci trovo però soluzioni moderne e praticabili: molta spesa, giuste idee di scuola laica e democratica, ma poche idee concrete su come fare una scuola al passo coi tempi.

Poi c’è Bersani, che ha scelto di presentare un programma molto sintetico, in cui si dice che si dovrà ripartire, fra l’altro, dagli insegnanti e (mi stavo per commuovere) dalla ricerca “umanistica” di base. La stringatezza mi fa pensare che, di fatto, il programma di Bersani sia quello elaborato negli ultimi anni dal Partito Democratico (e di cui – scopro ora – si parlerà a Porto Sant’Elpidio martedì prossimo!). Un programma che mi pare sia una buona base di partenza, soprattutto se si terrà conto di questo documento sulla valutazione.

Restano Tabacci, che sul suo sito presenta uno scarno programma dove non si parla di scuola (pessimo il sito di Tabacci, molto meglio il gruppo facebook dei Marxisti per Tabacci), e Puppato, che ripropone la vecchia idea della fusione di elementari e medie, che di per sé è cosa buona e giusta, ma che a me pare proprio impraticabile (fra l’altro comporterebbe la diminuzione di un anno di scuola: dopo i tagli orizzontali di ore e materie operato dalla Gelmini ci manca pure il taglio verticale!).

Nomination

Queste primarie del centrosinistra stanno portando, secondo me, molte novità positive, e una certa chiarezza.

Io, per esempio, ho fatto fra me e me chiarezza su Matteo Renzi. Nel senso che per me è chiaro che ha individuato un problema, ma non è la soluzione giusta. Fra l’altro credo anche che, contro la sua stessa volontà, la sua battaglia risulterà alla fine molto utile al Partito Democratico, per una evidente eterogenesi dei fini. E’ questione lunga che non posso affrontare stasera, ma ci tornerò.

La mia perplessità su Matteo Renzi, lo confesso, era all’inizio prepolitica, quasi istintiva: la vogliamo chiamare antipatia a pelle? la vogliamo collegare con qualche mia esperienza non troppo felice con certa “fiorentinità” sinistrorsa e snob? Fate come vi pare: lo confesso, all’inizio era così: non lo potevo sopportare. Come persona, proprio. Per la faccia.

Poi ha lanciato la campagna  per le primarie, e ho visto come si è mosso: a quel punto, per fortuna, la generica (e irrilevante) perplessità prepolitica è stata del tutto oscurata da una precisa (e decisiva) perplessità politica. Riguarda i programmi, ovviamente; il suo intendere la sinistra, ancor più ovviamente; la sua passione per il labu-liberismo, naturalmente; la sua timidezza sui diritti, ecc. ecc.

Ma queste sono cose complicate, che non posso affrontare nel dettaglio stasera e che devo comunque approfondire io per primo. Però certamente c’è una una cosa precisa che non mi piace, e sulla quale ho maturato una convinzione solida: il personalismo. Un personalismo in chiave centrosinistra, ma non per questo meno pernicioso. Un personalismo che, ad esempio, non mi pare riconosca la necessità dell’esistenza e del funzionamento di un partito con le sue strutture democratiche e la sua storia nel tessuto di un Paese (una storia e una struttura che il Partito Democratico ha, e che non mi piacerebbe venissero buttate via). Un personalismo che, mi pare, non è molto rispettoso nemmeno verso le istituzioni.

Siccome l’ho fatta già molto più lunga di quanto volevo, faccio solo un esempio. Renzi, in pratica, è uno che alla domanda (di Repubblica, stamattina) “D’Alema e Veltroni potranno essere ministri?”, risponde serenamente così: “Per me è anche un addio al governo. Non so per Bersani. Se vinco io, è chiaro che non li nominerò“. Dico io: grazie al cavolo! E’ chiaro che non li nominerà lui, semplicemente per il fatto che i ministri li nomina – finché regge quel vecchio pezzo di carta che si chiama Costituzione della Repubblica Italiana – il Presidente della Repubblica. A me pare che uno che si vuole candidare a guidare un paese come l’Italia a queste cose dovrebbe stare attento. Ma forse sono solo un vecchio pedante da rottamare.