Scuole (e) primarie

In un precedente post mi ero ripromesso di analizzare un po’ più a fondo i programmi dei candidati alle primarie. Comincio a farlo dalla cosa che conosco meglio: la scuola.

Renzi pubblica sul suo sito un programma abbastanza dettagliato sulla scuola (lo inserisce fra i punti della quarta delle sue dieci “idee”, sotto la dicitura “Investire sugli italiani” e in compagnia con asili nido, formazione professionale, università e ricerca e ingresso nel mercato del lavoro di giovani, donne e over 55): nella sostanza la scuola che vuole Renzi è fondata tutta sulla valutazione delle prestazioni (degli studenti, dei docenti, delle scuole, del sistema) e sull’autonomia gestionale (più potere ai presidi, chiamata diretta dei professori…). Si propone di generalizzare le procedure di un progetto sperimentale pilota, chiamato Valorizza (qui un’analisi critica), inventato dalla Gelmini, che propone di dare una mensilità in più (due, in prospettiva) a quei docenti che godano di una migliore “reputazione” (è proprio questo il concetto chiave di cui parlano i promotori del progetto) fra colleghi, alunni e genitori. Dicono che sia la via italiana alla valutazione degli insegnanti. A me pare che sia davvero così, ma nel senso meno nobile dell’espressione “via italiana”. Il progetto è sponsorizzato fra gli altri da Pietro Ichino, che credo sia l’ispiratore di questa parte del programma di Renzi. Pietro Ichino mi pare persona abbastanza rispettabile, ma secondo me di scuola non capisce molto. Come quell’altro bel tomino di Abravanel. Proprio stamattina ho avuto uno scambio di opinioni su questi temi con Mila Spicola, che sostiene allo stesso tempo Renzi e idee sulla scuola giustissime e lontanissime da quelle del programma di Renzi. Dice che sta con lui per convincerlo a cambiare idea. Auguri.

Vendola ha fatto un libro scaricabile on line per illustrare il suo programma. Un capitolo di 12 pagine si intitola poeticamente “La scuola chiude la prigione” (pp. 67-78). C’è una bella analisi della scuola che fu come ascensore sociale, e di come il duo Gelmini-Tremonti l’abbia velocemente smantellata (la prima l’ho vissuta da studente, quest’ultima, con dolore, da insegnante). Non ci trovo però soluzioni moderne e praticabili: molta spesa, giuste idee di scuola laica e democratica, ma poche idee concrete su come fare una scuola al passo coi tempi.

Poi c’è Bersani, che ha scelto di presentare un programma molto sintetico, in cui si dice che si dovrà ripartire, fra l’altro, dagli insegnanti e (mi stavo per commuovere) dalla ricerca “umanistica” di base. La stringatezza mi fa pensare che, di fatto, il programma di Bersani sia quello elaborato negli ultimi anni dal Partito Democratico (e di cui – scopro ora – si parlerà a Porto Sant’Elpidio martedì prossimo!). Un programma che mi pare sia una buona base di partenza, soprattutto se si terrà conto di questo documento sulla valutazione.

Restano Tabacci, che sul suo sito presenta uno scarno programma dove non si parla di scuola (pessimo il sito di Tabacci, molto meglio il gruppo facebook dei Marxisti per Tabacci), e Puppato, che ripropone la vecchia idea della fusione di elementari e medie, che di per sé è cosa buona e giusta, ma che a me pare proprio impraticabile (fra l’altro comporterebbe la diminuzione di un anno di scuola: dopo i tagli orizzontali di ore e materie operato dalla Gelmini ci manca pure il taglio verticale!).

3 pensieri su “Scuole (e) primarie

  1. insomma… mi sembra il solito bla, bla,bla! sconsolante. Come al solito parlano di scuola senza esserci mai stati e/o entrati, complimenti vivissimi… più ne sento e meno sono convinto del valore di delegare a qualcuno le “cose” da fare, tocca rimboccarsi le maniche e cercare di.. piantare un albero, sperando che altri lo facciano e, soprattutto, nasca una foresta!

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  2. Caro Alessandro, tutto molto vero, ma. C’è un ma: a parte il fatto che non tutti i bla bla sono uguali (e alcuni mi paiono molto più pericolosi di altri), c’è il fatto che gli alberi vanno piantati nei posti giusti, perché se lasciamo fare le scelte sempre a chi non conosce e non ama la scuola, gli alberi che piantiamo noi finiranno per seccarsi presto o marcire.

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  3. Pingback: Un endorsement timido « tutte queste cose ―

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