Cento giorni

Qualcuno avrà notato che da un po’ di tempo questo blog tiene un ritmo piuttosto regolare di pubblicazione (un giorno sì, un giorno no), ma dall’inizio di giugno il ritmo si è interrotto.

L’estate è libertà, e per tuttequestecose ciò significa libertà da impegni costanti. Per i prossimi cento giorni quindi mi farò vedere da queste parti solo saltuariamente, con l’intenzione di ricominciare con delle pubblicazioni “regolari” a settembre, quando tornerò a tempo pieno a scuola anch’io.

Ne approfitto per augurare buona estate a chi passasse da qui. Nella foto, il mare di Porto Potenza e i ragazzi e le ragazze che fanno le prove per lo spettacolo I Malavoglia (per chi vuole, ci si vede l’11 giugno alle 19, Circolo il Faro di Porto Potenza, ingresso gratuito, sarà bellissimo).

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Su un foglio studentesco

I ragazzi delle scuole di Recanati hanno fatto un giornalino, o meglio, un foglio, che è stato distribuito nelle scuole qualche settimana fa, e che adesso è diventato anche un piccolo sito. Hanno chiamato questo foglio, e il sito, Antagonismo Studentesco, un titolo che non mi piace, perché suona male, perché richiama stagioni che non mi sento di rimpiangere e poi perché mette l’accento solo sulla pars destruens; ma tant’è, pare sia stato scelto democraticamente dalla redazione, e quindi non si discute (persino l’estensore dell’editoriale del primo numero, quindi – c’è da pensare – il direttore, s’è dichiarato contrario a quella testata, eppure se l’è tenuta). Poteva capitarci Il Caffé, Officina, Quaderni Recanatesi, L’Unità. Ma poteva andarci anche peggio. Teniamoci AS.

Al di là del titolo, comunque, l’uscita di un giornalino studentesco è sempre una bella notizia, soprattutto di questi tempi, quando tutti sembrano presi dal proprio personalissimo storytelling sui social. Invece qui c’è gente che s’è messa insieme, anche da scuole diverse, ha discusso, ha scritto, ha diffuso. Si è organizzata, insomma. Evviva.

Pur non condividendo alcune delle idee (e dei toni) del giornalino (ma è normale: sono un professore, io, l’antagonista: se condividessi tutto, sarebbe il segno che hanno sbagliato proprio linea editoriale, quelli di AS!), mi piace anche il piglio battagliero, esplicitamente politico, del giornale. Non è, insomma, una esercitazione retorica di studenti bravi in italiano, è il tentativo di dare voce a un disagio vero, ad una rabbia reale. E di farlo in maniera civile. Ben venga tutto ciò. Ancora evviva.

Però, c’è un però. E lo voglio dire chiaro ai redattori di AS: gli articoli, sia nel foglio sia nel sito, sono anonimi. Solo uno è firmato, ma da un outsider , uno studente Erasmus che scrive dalla Francia (una vecchia conoscenza di questo blog). Di più: non mi è riuscito di trovare nel foglio e nel sito nemmeno una redazione, dei nomi che si prendessero – anche collettivamente – la responsabilità di quanto scritto. E secondo me non c’è presa di posizione – e tanto meno presa di posizione politica – che possa essere credibile e utile senza responsabilità.

Non siamo in una dittatura, ci si può esprimere senza paura. Chiedo ai ragazzi di AS di metterci il nome e la faccia, per il bene di questo giornalino a cui auguro lunga vita e fortuna, e per il bene della convivenza civile, che vive anche di conflitti, di contrasti, di antagonismi. Ma a viso aperto. Altrimenti è solo uno sberleffo, uno scarabocchio sul muro, un urlo muto.

Contro il potere, la follia

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Questa sera, alle 17, nel cortile esterno dell’hotel Lauri di Macerata (vicolo Monachesi) un attraversamento del Novecento seguendo le traiettorie e gli intrecci di due parole: poterefollia.

Si incontreranno (e scontreranno) Luigi Cadorna e Francesco Guccini, Fabrizio De André e Peter Weiss, Stalin e Soholov, Emilio Lussu e Boris Vian, Vladimir Vysockij e Luis Sepulveda, Horacio Verbitsky e Edoardo De Angelis, un soldato francese spedito in Algeria e uno argentino che ha guidato i voli della morte in Argentina.

Ci sarà, a raccontare tutto questo, la voce e il carisma da Chiara Pietroni, la chitarra e il canto di Marco Sonaglia.

Ci sarò, un po’ a margine, pure io, ma spero che questo non rovini tutto.

I Malavoglia

Anche quest’anno, dopo Una questione privata e dopo La Liberata, continuiamo, con Antonio Mingarelli e le ragazze e i ragazzi del liceo scientifico “Galilei” di Macerata, l’esplorazione della letteratura italiana attraverso il teatro. Ogni volta la scommessa è più difficile, ogni volta ci si sente in bilico fra ispirazione e incoscienza, ma questa volta davvero era (è) difficile trasportare la storia di Ntoni, Lia, Luca, Mena, Alessi, La Longa, compare Alfio, Bastianazzo e tutti gli altri poveri cristi di Aci Trezza nelle nostre Marche del 2017. Ci aiuterà, come al solito, il talento e la grazia dei giovani protagonisti, e quest’anno in più anche lo sfondo del mare di Porto Potenza, che nelle sere di giugno si colora spesso di tonalità bellissime.

Per chi vuole vedere cosa è venuto fuori quest’anno dal laboratorio teatrale “Cronache terrestri”, l’appuntamento è per domenica 11 giugno, alle 19, al circolo il Faro di Porto Potenza Picena, sulla passeggiata a mare, un po’ a nord della chiesa e della torre di Sant’Anna. E chi non può venire l’11, sarà il benvenuto alla prova generale aperta della sera prima, stessa ora.

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Utopie con la v

Da mercoledì a sabato, a Macerata, c’è questo festival di teatro contemporaneo indipendente che si chiama Utovie, con la v. C’è dentro tantissima roba, probabilmente tutta bellissima, di certo nuova e rara per Macerata. Non sarà un festival teatrale normale, infatti niente si svolge dentro un teatro, ma in vari luoghi della città, spesso aperti, spesso strani. Utovie è alla prima edizione, ed è obbligatorio che parta col piede giusto, quindi andateci in tanti, andateci tutti, voi là fuori.  Ci si vede lì.

Qui il sito, con il programma e tutto quanto.

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G. Meneghello

Un ricordo da un bel convegno su Gigi Meneghello, organizzato da una fantastica comunità di giovanissimi studiosi che va sotto il nome di Formalit: la copia anastatica del diario di Gigi Meneghello che per un mese, nel 1928, ha raccontato e disegnato giorno per giorno gli eventi più significativi della sua vita di seienne. E già si vedeva che aveva qualcosa di strano, quello lì.

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Degli studi

Così Giorgio Agamben:

Occorre rovesciare il luogo comune secondo cui tutte le attività umane sono definite dalla loro utilità. In forza di questo principio, le cose più evidentemente superflue vengono oggi iscritte in un paradigma utilitaristico, ricodificando come bisogni attività umane che sono sempre state fatte soltanto per puro diletto. Dovrebbe essere chiaro, infatti, che in una società dominata dall’utilità, proprio le cose inutili diventano un bene da salvaguardare. A questa categoria appartiene lo studio. La condizione studentesca è anzi per molti la sola occasione di fare l’esperienza oggi sempre più rara di una vita sottratta a scopi utilitari. Per questo la trasformazione delle facoltà umanistiche in scuole professionali è, per gli studenti, insieme un inganno e uno scempio: un inganno, perché non esiste né può esistere una professione che corrisponda allo studio (e tale non è certamente la sempre più rarefatta e screditata didattica); uno scempio, perché priva gli studenti di ciò che costituiva il senso più proprio della loro condizione, lasciando che, ancor prima di essere catturati nel mercato del lavoro, vita e pensiero, uniti nello studio, si separino per essi irrevocabilmente.

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