Storia e letteratura, fra memoria e cittadinanza. Materiali/2

Coll IMJ,  photo (c) IMJ

Ancora una volta mi capita di andare a parlare con dei colleghi di letteratura e storia, memoria e cittadinanza.

Qui di seguito, per comodità, metto un po’ di materiali che potrebbero servire a me e a chi partecipa all’incontro, e che comunque non è escluso possa tornarmi utile ritrovare tutti insieme nello stesso posto anche in futuro.

Storia, letteratura, cittadinanza. Materiali.

Coll IMJ,  photo (c) IMJ

Post di servizio. Nei prossimi giorni sarò a Pinerolo a dialogare con altri colleghi di insegnamento di storia e letteratura, di cittadinanza, di memoria. Di Benjamin e di Leogrande. Di Di Ruscio, di Verga e di Meneghello. Insomma, di come si potrebbe (non che io ci riesca, ancora, del tutto) a impostare un curricolo di italiano in cui tutto quello che si fa sia anche educazione alla cittadinanza e alla Costituzione. In un modo un po’ diverso da quello in cui Salvini pensa l’educazione civica.

Qui di seguito, per comodità, metto un po’ di materiali che potrebbero servirmi per l’incontro, e che comunque non è escluso possa tornarmi utile ritrovare tutti insieme nello stesso posto anche in futuro.

Bau-sète!

All’interno del partito c’erano divisioni simili a quelle che in seguito si sarebbero chiamate correnti e tendenze. Mi pare che allora le pensassimo in forma di “ali”. La divisione di fondo (come è noto a chi s’interessa dell’argomento) era tra i seguaci di “[omissis]” e quelli di “[omissis]“, che tradizionalmente si identificano con “l’anima liberale” e “l’anima socialista” del [omissis]. In realtà il contrasto si percepiva in molti modi, pragmatismo/utopia, empirismo/ideologia, moderazione/radicalismo.

Ciò che mi colpì più vivacemente fu la violenza psicologica del contrasto. A certi livelli era il nostro contrasto più sentito. Da ciascuna delle due posizioni pareva che i “compagni” sul versante opposto fossero più odiosi, più detestabili degli avversari degli altri partiti. Cercai di formulare una “legge” della psicopatologia politica: che l’animosità, in politica, è inversamente proporzionale alla distanza, e massima tra i vicinissimi. Se c’è qualcosa di vero in questa legge, il compagno di partito che non la pensa come te non è un estraneo che può pensarla come crede, ma un mezzo transfuga, una specie di traditore. I comunisti si possono vedere come fatti della natura coi quali sarebbe assurdo prendersela; i socialisti, non si sa che bisogno c’era, paiono comunisti mancati, però anche loro, sia pure un po’ a torto ci sono, sono fatti innaturali della natura. Ma tu, nel mio stesso partito, tu no: tu non sei un fatto della natura, tu sei responsabile di ciò che sei, un compagno, un apostata, un colpevole.

Il discorso naturalmente si può ripetere nell’altra direzione: l’Italia è il paese dei reazionari, neri di sottana o di camicia: sono tristi fatti della natura. In questo momento i fascisti non si vedono molto ma in cambio si vedono molto bene i cattolici. E’ ovvio che i Italia i cattolici ci sono, non c’è niente da fare; ma che tu, nel mio stesso partito, mi venga a parlare di centralità e di equilibrio, di moderazione e di diplomazia, questo è insopportabile…

Eravamo tutti d’accordo sul fatto che il partito era “di sinistra”, anzi era l’organo più vitale della sinistra italiana, il suo cuore moderno. “Sinistra” partecipava simultaneamente della natura di un pacchetto “col suo contenuto articolato in pi con uno, pi con due, pi con tre, ec.) e anche della natura di un unico pezzo di torrone (Ti maiuscolo con n).

Sul caso Serracchiani

Sul caso Serracchiani si è già detto tutto e il contrario di tutto. Senza sparare anch’io nel mucchio, mi limito a segnalare due contributi che sono secondo me i più seri fra quelli che ho avuto occasione di leggere. Se vi va, e se non li conoscete già, buona lettura.

Il primo è di Alessandro Coppola (da Gli stati generali), e in pratica analizza da un punto di vista logico-argomentativo e retorico (non scientifico, come dice lui, e la sfumatura me l’ha fatta giustamente notare Daniele Lo Vetere) le affermazioni di Serracchiani (della prima e della seconda ora) e spiega quanto pensare male e parlare male abbia conseguenze concrete molto pesanti.

Il secondo, di Andrea Maestri (da Possibile) analizza le cose da un punto di vista politico, e dice bene una cosa importante: che se si fa, sui valori e i diritti legati all’emigrazione, il discorso della destra e dei populisti con le parole della sinistra, si tradiscono due volte quei valori e quei diritti che dovrebbero essere un patrimonio politico, costituzionale e umano acquisito.

Soldati, disertori e quasi disertori

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Raccogliendo materiale per un lavoro su violenza, follia e potere…

1. Testimonianza di un soldato francese durante la guerra d’Algeria

Si chiedevano dei volontari per far fuori i giovani che erano stati torturati (così non restavano tracce e non si rischiavano grane). A me però non andava. È vero, sapete? Che uccidere un ragazzo a cento metri di distanza mentre si combatteva non mi faceva niente, perché lui era lontano, non si vedeva troppo, e poi era armato e, se necessario, poteva difendersi. Ma uccidere uno così, senza difesa, a freddo… no! Quindi come volontario non mi presentavo mai, e andò a finire ch’ero divenuto il solo del reparto che non avesse fatto la pelle al “suo” ragazzo. Mi chiamavano “La signorina”. Un giorno, il capitano mi ha chiamato dicendomi: “Non mi piacciono le signorine… Preparati: il prossimo sarà per te!” Be’ qualche giorno dopo, c’erano otto prigionieri da far fuori. Mi hanno chiamato e, davanti a tutti, mi si è detto: “A te, signorina! Dacci dentro!” Mi sono avvicinato al ragazzo: mi guardava. Vedo ancora i suoi occhi che mi fissavano… La cosa mi disgustava… Ho tirato… I commilitoni “sbrigarono” gli altri… Dopo, mi sono sentito meno male; ma, la prima volta, vi assicuro che ho provato una certa cosa… Non è un lavoro molto pulito, forse, ma tutti quei ragazzi sono, a pensarci bene, dei criminali, e a mollarli ricominciano, ammazzano le donne, i vecchi, i bambini. Non si può lasciarli fare, che diamine! In fondo, si ripulisce il paese da tutta la marmaglia da cui è infestato… capite??? Capite?

2: La lettera di un “non disertore” inviata a L’Express nel 1958

Le scrivo da Parigi dove sono in licenza prima di partire per i djebel. Non ho mai fatto politica, voglio dire che non ho mai aderito a nessun partito. Ma leggo… il suo giornale mi ha insegnato molte cose: i campi di concentramento, la tortura… In passato ho sconfessato i disertori, gli insubordinati, e quelli che oggi vengono giudicati a Parigi per aver aiutato i ribelli.
Queste sconfessioni le ho formulate quando credevo di essere d’accordo con certe posizioni. E poi, ho riflettuto, riflettuto…
Forse ucciderò un algerino con una pallottola pacificatrice, forse morirò di una pallottola ribelle. Supponiamo che le due cose avvengano. (È probabile, no?) I giornali scriveranno: “Un ribelle ucciso. Un soldato francese assassinato”. Nel caso del ribelle, non si troverà nulla da ridire. Forse, per me, si scriverà “che sono morto sul Campo dell’Onore”. Dell’Onore! Se muoio, perché? Se lui muore, l’algerino al quale mirerò, perché? Non abbiamo ragione tutt’e due. L’onore non può essere da entrambe le parti. Uno solo di noi morirà “per una giusta causa”.
Ecco la mia riflessione, ed ecco la mia risposta: la ragione, l’onore e la giusta causa sono dalla “sua” parte. Senza dubbio. Lei si aspetta che dica, ora: “Di conseguenza, non partirò”. Si partirò, malgrado tutto. Perché sono un vigliacco. Sì, sono un vigliacco!
Ho paura di andare in prigione per molto tempo, di rompere i rapporti con la mia famiglia, con i miei amici. Ho paura dello scandalo. Tutte queste cose sono certe. La mia morte non è certa. Ah, se migliaia e migliaia di giovani rifiutassero questa guerra! Ma, solo…! Certo, ho sentito parlare di disertori e d’insubordinati, ma dove sono? Come conoscerli? E allora, ecco, parto. Ma perché? Perché? Giacché l’Algeria sarà indipendente…

3. Il disertore di Vian/Calabrese/Fossati

Dichiarazione di voto

Domani ci sono le primarie del Partito Democratico.

Le precedenti ci sono state nel dicembre 2013, tre anni e mezzo fa. Allora partecipai attivamente: volantinaggi nel freddo prenatalizio di Recanati, iniziative pubbliche, fui anche rappresentante della lista Civati a Montecassiano, dove – da perfetto sconosciuto – strappai molti voti di vecchi militanti di partito e ottenni quello che forse è stato il mio più grande successo politico (il che dà la misura della mia carriera politica): far ottenere alla mozione Civati una percentuale molto più alta del dato nazionale nella sezione PD di un piccolissimo comune del maceratese.

Molte cose sono successe in questi anni, tanto che domani non andrò nemmeno a votare. E non ci ho manco mai pensato. Purtroppo o (molto più probabilmente) per fortuna, io con quella storia non c’entro più niente. Adesso, dopo che me ne sono uscito dal PD (ancor prima del candidato che avevo sostenuto nel 2013) guardo quel mondo come da un’altra galassia. Nessuno dei candidati, e tanto meno il partito nel suo complesso, mi rappresenta.

Adesso, lo vado dicendo per scherzo ma nemmeno poi tanto, oltre a guardare con favore alle primarie del movimento Arturo, penso che lavorerei volentieri alla ricostituzione del Partito d’Azione. Così son messo.