Dichiarazione di voto (una specie di)

04-quarto-stato.jpg

Pensando a queste elezioni, a questa pessima campagna elettorale, mi sono messo a considerare chi conoscessi di persona, fra i candidati. E mi sono venute in mente tre persone, due donne e un uomo.

La prima donna è più o meno mia coetanea, con lei ho condiviso una stagione di impegno, anche se in realtà ci ho parlato più via sms o sulla chat di facebook che dal vivo. Ogni tanto ci dicevamo di prenderci un caffé insieme ma poi non è mai capitato: così quella stagione è passata, io mi sono allontanato del tutto dal PD e dalla politica attiva, lei invece è finita addirittura in Parlamento. Ho continuato però a seguire il suo lavoro, ad ammirare l’entusiasmo intelligente che la contraddistingue e che trasmette a chi lavora con lei. Ora è candidata con Liberi e Uguali.

La seconda donna è più giovane di me, anche lei è stata già deputata, l’ho sempre vista molto presente sul territorio e sempre disponibilissima, soprattutto quando si trattava di lavorare sui temi della scuola, dell’antifascismo, della Costituzione, dei diritti. Una persona umile e preparata, con una visione alta della politica, almeno così a me è parso, ma anche molto concreta. Ora è candidata con il Partito Democratico.

L’uomo è quello che conosco meglio: un ragazzo giovane, intelligente, ribelle, pieno di amore per la vita, per i giovani. La voglia di rovesciare il mondo e renderlo un posto all’altezza degli ideali e dei sogni, la capacità di lavorare tutti i giorni per questo, nel piccolo come nel grande. Negli anni, l’ho visto dare un contributo decisivo alla costruzione dello spazio pubblico più bello che c’è a Recanati. Il Centro Culturale Fonti San Lorenzo. Ora è candidato con Potere al Popolo.

Non scrivo nemmeno i nomi di queste tre persone. Non serve al ragionamento che voglio fare, che è questo: se penso a quelle persone, avrei voglia di votarle tutte e tre. Se penso ai partiti, avrei voglia di non votarne nessuno. Il partito per cui vorrei votare io, infatti, non lascerebbe che quelle tre persone stessero in tre campi diversi. Il partito che vorrei le terrebbe insieme; terrebbe insieme la visione politica della prima, la concretezza e la capacità di mediazione della seconda, le istanze radicali del terzo. Sono sicuro che insieme farebbero un ottimo lavoro; perché  al di là delle differenze (grandi) delle posizioni che adesso rappresentano, hanno radici comuni e valori di fondo simili. Ne sono sicuro.

E quindi? Quindi niente. Io alla fine domenica voterò, con pochissimo entusiasmo, Liberi e Uguali. Ma il mio vero voto, nel senso di auspicio, è che dal 5 tutte le forze di sinistra, tutte le forze della solidarietà e della giustizia sociale, si guardino in faccia e riconoscano la loro fraternità antica. Che avvenga davvero, non ci credo tanto, ma mi pare l’unica cosa sensata da desiderare, e a cui lavorare.

Buon vuoto voto a tutti, e speriamo che le italiane e gli italiani usino una qualche dose di saggezza.

Ancora un incontro

Martedì prossimo, con Lidia Massari, avrò il piacere di conversare pubblicamente con Christian Raimo, che sarà a Recanati per presentare il suo libro Tutti i banchi sono uguali. Un libro prezioso, appassionato e militante, sull’uguaglianza (che non c’è) a scuola. Un’occasione per riflettere su dove sta andando la scuola italiana (e su possibili strade alternative). Insomma, ci vediamo martedì 21 alle 17.30 all’Auditorium del Campus L’Infinto di Recanati (in pieno centro, sotto il Chiostro di Sant’Agostino). Poi, prometto, qui ci calmiamo un po’ con l’organizzazione di incontri e seminari e ci prendiamo un po’ di tempo ter riflettere, pensare e scrivere.

Sguardi storia Raimo-1 (1)

Spesso si dice che la scuola deve servire per immettere i ragazzi nella società. Non è cosí: serve invece a immaginare una società che ancora non conosciamo. Spesso si dice che i ragazzi devono imparare a essere se stessi; devono invece imparare a diventare se stessi. Non bisogna isolare ciò che avviene in classe da ciò che avviene fuori, o peggio, rendere funzionale il lavoro in classe alle ideologie del mondo non scolastico. Quattro sono i fuochi centrali del discorso sull’educazione oggi: valutazione, qualità della formazione, rapporto tra mondo della scuola e del lavoro e infine uguaglianza. Temi legati da una visione politica nel senso pieno del termine: non si può parlare di scuola senza pensare alla cittadinanza del futuro. Occorre recuperare la centralità della scuola: di fronte alla crisi delle altre agenzie educative è rimasta il luogo dove esercitare l’uguaglianza. Uguaglianza che è il baluardo capace di resistere alle ideologie individualiste e all’elogio della competizione.

 

Ehi, che si fa?

Bene, è un fatto: tuttequestecose stenta a ripartire. Un po’ perché sono stato travolto dall’allegra confusione di centocinquanta facce (quasi tutte nuove per me) che incontro ogni mattina a scuola. Un po’ perché è sempre difficile fare il primo passo dopo una lunga pausa. Comunque, visto che di giorni ne sono passati ormai molti di più dei 100 previsti inizialmente, cominciamo con le cose semplici, per esempio segnalando quel che succede in giro; per esempio questo, giovedì prossimo:

locandina 26 ottobre recanati

Cento giorni

Qualcuno avrà notato che da un po’ di tempo questo blog tiene un ritmo piuttosto regolare di pubblicazione (un giorno sì, un giorno no), ma dall’inizio di giugno il ritmo si è interrotto.

L’estate è libertà, e per tuttequestecose ciò significa libertà da impegni costanti. Per i prossimi cento giorni quindi mi farò vedere da queste parti solo saltuariamente, con l’intenzione di ricominciare con delle pubblicazioni “regolari” a settembre, quando tornerò a tempo pieno a scuola anch’io.

Ne approfitto per augurare buona estate a chi passasse da qui. Nella foto, il mare di Porto Potenza e i ragazzi e le ragazze che fanno le prove per lo spettacolo I Malavoglia (per chi vuole, ci si vede l’11 giugno alle 19, Circolo il Faro di Porto Potenza, ingresso gratuito, sarà bellissimo).

PROVE-152.jpg

 

Su un foglio studentesco

I ragazzi delle scuole di Recanati hanno fatto un giornalino, o meglio, un foglio, che è stato distribuito nelle scuole qualche settimana fa, e che adesso è diventato anche un piccolo sito. Hanno chiamato questo foglio, e il sito, Antagonismo Studentesco, un titolo che non mi piace, perché suona male, perché richiama stagioni che non mi sento di rimpiangere e poi perché mette l’accento solo sulla pars destruens; ma tant’è, pare sia stato scelto democraticamente dalla redazione, e quindi non si discute (persino l’estensore dell’editoriale del primo numero, quindi – c’è da pensare – il direttore, s’è dichiarato contrario a quella testata, eppure se l’è tenuta). Poteva capitarci Il Caffé, Officina, Quaderni Recanatesi, L’Unità. Ma poteva andarci anche peggio. Teniamoci AS.

Al di là del titolo, comunque, l’uscita di un giornalino studentesco è sempre una bella notizia, soprattutto di questi tempi, quando tutti sembrano presi dal proprio personalissimo storytelling sui social. Invece qui c’è gente che s’è messa insieme, anche da scuole diverse, ha discusso, ha scritto, ha diffuso. Si è organizzata, insomma. Evviva.

Pur non condividendo alcune delle idee (e dei toni) del giornalino (ma è normale: sono un professore, io, l’antagonista: se condividessi tutto, sarebbe il segno che hanno sbagliato proprio linea editoriale, quelli di AS!), mi piace anche il piglio battagliero, esplicitamente politico, del giornale. Non è, insomma, una esercitazione retorica di studenti bravi in italiano, è il tentativo di dare voce a un disagio vero, ad una rabbia reale. E di farlo in maniera civile. Ben venga tutto ciò. Ancora evviva.

Però, c’è un però. E lo voglio dire chiaro ai redattori di AS: gli articoli, sia nel foglio sia nel sito, sono anonimi. Solo uno è firmato, ma da un outsider , uno studente Erasmus che scrive dalla Francia (una vecchia conoscenza di questo blog). Di più: non mi è riuscito di trovare nel foglio e nel sito nemmeno una redazione, dei nomi che si prendessero – anche collettivamente – la responsabilità di quanto scritto. E secondo me non c’è presa di posizione – e tanto meno presa di posizione politica – che possa essere credibile e utile senza responsabilità.

Non siamo in una dittatura, ci si può esprimere senza paura. Chiedo ai ragazzi di AS di metterci il nome e la faccia, per il bene di questo giornalino a cui auguro lunga vita e fortuna, e per il bene della convivenza civile, che vive anche di conflitti, di contrasti, di antagonismi. Ma a viso aperto. Altrimenti è solo uno sberleffo, uno scarabocchio sul muro, un urlo muto.