Foscolo e i poveri

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Ho letto Lettera a una professoressa che avrò avuto vent’anni, e non esito a dire che mi ha cambiato, anche se quella volta lì, alla prima lettura, non ho capito tutto, e anzi alcune parti mi hanno fatto persino arrabbiare. Per esempio io, a vent’anni più o meno, mi ero scritto a lettere per vari motivi, ma il principale era che la mia prof del liceo, leggendo I sepolcri, si era messa a piangere. Credo fosse il passaggio della preghiera di Elettra a Giove. Poi in Lettera a una professoressa avevo trovato (p. 130) il passaggio sull’interrogazione sui Sepolcri, quello in cui la prof chiede di volgere in prosa i vv. 138 e seguenti del poema (“Ma ove dorme…”) e finisce così:

“Volgi in prosa”. Il mio sguardo vagava su quelle parole strane senza sapere dove posarsi. Lei mi sorrideva: “Su via, son cose facili, le ho spiegate ieri. Non hai studiato”. Era vero. Non avevo studiato. Io non dirò mai ai miei scolari che inaugurare vuol dire augurare male. C’è scritto nella nota. Ma è una bugia. L’ha inventata il Foscolo perché non voleva bene ai poveri. Non ha voluto far fatica per noi.

Amavo da matti Foscolo e I Sepolcri, la prof aveva pianto leggendoli, mi ero iscritto a lettere contro tutto e contro tutti e stavo preparando Letteratura italiana I: e questo mi viene a dire che Foscolo non voleva bene ai poveri e così via? va da sé che mi sono incazzato, che ho trovato quel passo della Lettera irritante e sbagliato.

Ci ho messo un po’, forse anni, a capire che i ragazzi di Barbiana in quel passo non parlavano di Foscolo ma della scuola, e del modo in cui noi professori (nel frattempo sono diventato professore) intendiamo quel complicatissimo rapporto a tre fra noi, i nostri studenti, e le cose che insegniamo.

Forse oggi, primo giorno di scuola, l’ho capito ancora meglio, perché ho avuto la fortuna di incontrare, uno dopo l’altro, due articoli di Eraldo Affinati, uno sulla scuola e sul priore di Barbiana, l’altro proprio su Foscolo.

Il primo, per la cronaca, è stato anche occasione di una bella discussione sulla scuola ‘buona’ in terza effe.

 

2 pensieri su “Foscolo e i poveri

  1. Il rapporto tra prof. e discepoli è come un rapporto analitico, con molte affinità e qualche differenza. Le affinità sono di più, come il transfert tra discepolo e docente, anche il contro transfert, tra prof. e discepolo. Se il prof. comprendesse e si affidasse un po’ all’analisi della psiche, farebbe molto meglio il suo lavoro. Perché poi dipende molto da lui. Infatti nel discepolo, c’è un insieme psichico che va a costituire il magma indifferenziato che è materia oscura e nera, dove converge la non conoscenza; lì confluiscono molti altri elementi psichici come l’ira per mancanza di libertà, l’invidia per colui che sa o pretende di sapere, la malinconia, le pulsioni, gli istinti, la caparbietà. D’altro canto nel prof. dovrebbero trovarsi saggezza, cautela, comprensione, compassione, capacità di aiutare il discepolo a frantumare i suoi elementi magmatici, e lavarli con l’acqua che porta alla purificazione, al nitore e alla bianchezza, quindi all’analisi dei diversi stati d’animo e al raggiungimento di una pulizia dei vari aspetti negativi e alla ricongiunzione di ciò che è frantumato in concetti più grandi e unitari.
    Dopo di ciò il soggetto-discepolo è libero di partire per il suo cammino equipaggiato in modo da poter discernere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il nero dal bianco.
    Di fare cioè la sua vita.
    Tutto questo avviene dopo aver appreso e compreso. Cioè dopo essere stato educato a pensare e a fare.

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  2. Grazie Antonio, mi pare un contributo molto prezioso, che meriterebbe qualcosa di più di un commento. Mi sembra molto bella e vera, in particolare, la descrizione della magmatica dimensione psichica dell’alunno. Ciao!

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