Ecco, siamo arrivati alla saponetta

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Dopo Trivella tua sorella, ora abbiamo Raccogli la saponetta.

Vabbe’, quando questa campagna referendaria sarà finita, sarà sempre troppo tardi. Intanto, fino al cinque dicembre, proporrei una moratoria sulle cazzate. Meglio ancora: il silenzio.

(E con l’occasione scopriamo anche che Michela Murgia non sapeva [e io ci credo davvero che non sapesse] della storiella della saponetta e della doccia: ma c’è niente da fare, se vuoi fare l’intellettuale pop di questi tempi, certe mancanze nella tua formazione non te le puoi permettere).

Luperini, il terremoto e i peccatori

Un monaco teologo ha dichiarato a Radio Maria che il terremoto è la punizione dei peccatori, specificando anche il tipo di peccato commesso: la legge per le unioni civili e il matrimonio fra gay. Il Vaticano ha reagito sostenendo che un simile argomento era offensivo per le vittime del terremoto e richiamando all’ordine il monaco. I mass-media hanno riportato l’episodio ostentando uno scandalizzato laicismo e un giornalista del telegiornale ha ironizzato: se Dio ha punito i peccatori, perché il terremoto ha distrutto anche le chiese?

L’intervento di Romano Luperini continua su La letteratura e noi

Bei tempi

Pare che una volta ogni tanto questo blog debba rendere omaggio a Francesco De Gregori, se non altro per attenuare i sensi di colpa dovuti al furto da una sua canzone per il titolo del blog medesimo. L’altro giorno, mentre ascoltavo Avalanche di Leonard Cohen e cercavo informazioni su quel pezzo, ho trovato per caso questa bella pagina (tratta da un volume su Cohen curato da Massimo Cotto). La qualità grafica non è un granché, però vale la pena. Parla di giovani poeti e musicisti che ascoltavano Dylan e Cohen, poi di pomeriggio traducevano (o scrivevano) una canzone, e la sera la suonavano al Folkstudio. Bei tempi, appunto.

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La dea degli Abissi

NON SO quanto ci vorrà perché noi si prenda seriamente atto di appartenere a un Paese sismico. Eppure basta un’occhiata. Soprattutto in Appennino, nei giorni chiari o nelle notti di luna, capita di sentirla respirare, la dea degli Abissi. Succede quando ti si apre a perdita d’occhio una processione inconfondibile di alture arcigne, inquiete e irregolari. Alture simili al mare quando il vento cambia direzione. E’ lì che si intuisce di appartenere a un Paese speciale, dove la lettura di superficie non basta, e si ha bisogno di sapere cosa c’è sotto. Anche senza conoscere la sequenza delle catastrofi, ci si accorge che lì si cela la chiave di tutto. Forse l’anima stessa dell’Italia. Qualcosa che parte dal profondo. Proviamo a sorvolarla, la schiena del Paese, dalle porte dell’Africa alla fine della Alpi.

Paolo Rumiz oggi su “Repubblica.” Continua qui.

Non resta però che

Non mi è incognito, come molti hanno avuto e hanno opinione, che le cose del mondo siano in modo governate dalla fortuna, e da Dio, che gli uomini con la prudenza loro non possino correggerle, anzi non vi abbino rimedio alcuno; e per questo potrebbono giudicare che non fusse da insudare molto nelle cose, ma lasciarsi governare dalla sorte. Questa opinione è suta più creduta ne’ nostri tempi per la variazione delle cose grandi che si sono viste, e veggonsi ogni dì fuori di ogni umana coniettura. A che pensando io qualche volta, sono in qualche parte inchinato nella opinione loro. Nondimanco, perchè il nostro libero arbitrio non sia spento, giudico potere esser vero, che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che ancora ella ne lasci governare l’altra metà, o poco meno, a noi. Ed assomiglio quella ad fiume rovinoso, che quando ei si adira, allaga i piani, rovina gli arbori e gli edifici, lieva da questa parte terreno, ponendolo a quell’altra; ciascuno gli fugge davanti, ognuno cede al suo furore, senza potervi ostare; e benchè sia così fatto, non resta però che gli uomini, quando sono tempi quieti, non vi possino fare provvedimenti e con ripari, e con argini, immodochè crescendo poi, o egli andrebbe per un canale, o l’impeto suo non sarebbe sì licenzioso, nè sì dannoso.

Niccolò Machiavelli, De principatibus, XXV

0717587243

Trasmetto l’appello del sindaco di Recanati

Servono alloggi per ospitare gli sfollati. Chi ha appartamenti liberi puo’ telefonare al numero 0717587243. Invieremo le disponibilità alla Prefettura che coordina gli interventi.