Le antologie scolastiche

Apro il libro di antologia, già che ci sono preparo la lezione per domani, penso, quanto mi piace sfogliarlo, è un testo scolastico che sembra scritto apposta per me: ci hanno messo dentro Bob Dylan, Enrico Brizzi, John Lennon, J.D. Salinger, qualche striscia dei Peanuts e di Lupo Alberto, man mano che scorro l’indice ritrovo me stesso, le cose con cui sono cresciuto, che bello, l’avrà scritto uno della mia età? Per la lezione di domani scelgo un brano preso dal primo Fantozzi di Paolo Villaggio. Prendo la vecchia! urlo da solo sulla panchina, aahahaha, ma che ci fa su un libro scolastico? Ai miei studenti piacerà ancora dirlo quando scopriranno che glielo sto assegnando in lettura per mercoledì prossimo, insieme a tutte le attività di pagina 124?

Ma il pezzo di Mario Fillioley vale tutto.

L’altro pittore

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Andandomi ad informare sulle scimmie nude, ho trovato (alla voce Desmond Morris di Wikipedia) questa notizia – senza fonte – che se non è vera è molto ben inventata (grassetto mio):

Nel 1957 [Morris] curò una mostra di dipinti e disegni fatti da scimpanzé all’Institute of Contemporary Arts di Londra; tra questi ve ne erano alcuni di un giovane scimpanzé chiamato Congo. Pablo Picasso mostrò apprezzamento per Morris e la scimmia, mordendo un reporter che gli aveva espresso un’opinione per cui l’opera della scimmia non era arte. Si racconta che Picasso abbia acquistato un dipinto di Congo.

[Nella foto, Congo]

I Seicento (piccola antologia tendenziosa)

I Seicento, si sa, hanno da ridire sulla scrittura dei loro studenti universitari. Pare si debba tornare alla scrittura in corsivo e alla buona scuola di una volta. E’ sempre rassicurante invocare la buona scuola di una volta, e i bei tempi andati in generale, soprattutto ad una certa età.

Antonio Brusa, polemico ma lucido, ha risposto esattamente come si doveva, e l’antologia promessa potrebbe finire anche con le sue parole che, siccome le ha scritte su Facebook e magari non tutti possono leggerle, metto qui:

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Uno dei nostri

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Tranne poche eccezioni, alla fine degli anni trenta quasi tutti i giornalisti statunitensi si erano resi conto del loro errore di valutazione. Dorothy Thompson, che nel 1928 aveva definito Hitler un uomo di “sorprendente insignificanza”, nel 1935 ammise che “nessun popolo riconosce un dittatore in anticipo”, perché “non si presenta alle elezioni con un programma dittatoriale” e “si definisce uno strumento della volontà nazionale”. E aggiunse: “Quando un dittatore arriverà da noi, di sicuro sarà uno dei nostri, e starà dalla parte di tutto quello che è tradizionalmente americano”.

Dall’ultimo editoriale di Giovanni De Mauro su Internazionale.

Evergreen

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!
                                78

Quell’anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;                                         81

e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
di quei ch’un muro e una fossa serra.                                 84

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