L’uomo del futuro

Qui sotto i primi paragrafi della mia nota Un principio di umanità: don Milani in L’uomo del futuro di Eraldo Affinati, pubblicata su laletteraturaenoi il 16 maggio scorso.

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Nel suo ultimo libro (L’uomo del futuro, Mondadori 2016) Eraldo Affinati fa i conti con una figura affascinante e ingombrante, in ogni caso ineludibile, quella del prete ed educatore Lorenzo Milani, e lo fa nella maniera a cui la sua scrittura ci ha abituato, ovvero con un corpo a corpo che è sempre, insieme, una lotta e un abbraccio.

I capitoli del libro sono venti: i dispari raccolgono il diario, scritto da Affinati in seconda persona, in qualche modo parlando a sé stesso, della sua quête sui luoghi della vita del priore di Barbiana; i pari sono invece frammenti, appunti, istantanee di viaggi dello scrittore in giro per il mondo, alla ricerca di esperienze educative marginali e feconde, esperienze nelle quali egli vede sopravvivere (più che nella scuola italiana, compresa quella pubblica: ma su questo tornerò) lo spirito educativo e profetico di don Milani.

È una struttura che giustifica due volte il sottotitolo del libro: Sulle strade di don Lorenzo Milani. Strade che sono, prima di tutto, quelle che don Milani ha effettivamente percorso nella sua vita, e sulle quali l’autore in qualche modo ora lo insegue; e poi le strade, periferiche e lontane, nelle quali la sua eredità è accolta, all’insaputa di loro stessi, da educatori e alunni sconosciuti, maestri di villaggio, suore della periferia del mondo: isole di resistenza e promesse di futuri possibili.

La chiave di lettura del libro va probabilmente cercata in un momento in cui Affinati immagina che don Milani lo venga a visitare, gli parli. In questo dialogo impossibile fra lo scrittore di oggi e il prete morto nel 1967, Eraldo si fa dire da don Lorenzo queste parole:

Ciò che tu stai evocando, sullo spunto della mia biografia, appartiene piuttosto a te. Assumiti dunque le responsabilità che ti competono. Decidi, a tuo rischio e pericolo, in quali altri luoghi i semi che ho distribuito possono essere fioriti. E poi vai a raccoglierli. Ma non tenerli per te. Distribuiscili in giro. Anche se sarete in pochi a conservarli, va bene lo stesso. Noi all’inizio eravamo in sei. I conti si faranno dopo. O già sono stati fatti? Non ti scervellare. Pensa a scrivere.

L’uomo del futuro, dunque, non è una biografia di don Milani: questo, semmai, è solo lo spunto. Il libro è in realtà un frammento di autobiografia, di quella autobiografia mascherata, ibridata con altre forme di scrittura che Affinati persegue, con rara coerenza, da sempre, sottoponendo alla prova della scrittura ferite aperte, nodi esistenziali vissuti in profondità.

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Il contributo completo si può leggere su laletteraturaenoi.

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