Primo Levi e la fantascienza

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E’ capitato che proprio oggi, a trent’anni esatti dalla morte di Primo Levi, sia capitato a Torino, la sua città, dove ho incontrato un po’ di colleghi e fra questi Stefano, che mi ha detto di aver scritto un articolo proprio su Primo Levi per il sito della Treccani.

Se volete celebrare questo anniversario, la lettura del breve e illuminante articolo di Stefano può essere un bel modo per farlo.

Nella scuola italiana, la fantascienza di Primo Levi rimane pressoché ignorata. Si preferiscono i racconti del Sistema periodico, felice connubio di cultura umanistica e scientifica, e soprattutto i romanzi-saggio sulla tragedia dell’internamento. Peraltro, il senso profondo di queste narrazioni storiche viene spesso edulcorato, in nome di una celebrazione retorica della memoria che indebolisce il loro valore attuale, di monito ed insegnamento per noi, qui e ora. Invece, l’opera di “profeta tecnografo” – così Levi definisce lo scrittore di fantascienza in un articolo pubblicato il 20 gennaio 1974 sul quotidiano «La Stampa» – propone stimoli sorprendenti e poco comuni nel percorso culturale degli studenti. In quella sede, lo scrittore distingue i tecnografi, che immaginano e descrivono il futuro, dai tecnocrati che lo costruiscono nella realtà: a questi ultimi affida «il compito urgente di frenare la loro folle corsa verso il profitto immediato, e di utilizzare il colossale patrimonio di conoscenze che si è accumulato in questi ultimi decenni per fare dono all’umanità di un destino meno precario e meno doloroso».

Continua sul sito della Treccani, dove c’è un intero speciale dedicato al grande scrittore.

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