Su un foglio studentesco

I ragazzi delle scuole di Recanati hanno fatto un giornalino, o meglio, un foglio, che è stato distribuito nelle scuole qualche settimana fa, e che adesso è diventato anche un piccolo sito. Hanno chiamato questo foglio, e il sito, Antagonismo Studentesco, un titolo che non mi piace, perché suona male, perché richiama stagioni che non mi sento di rimpiangere e poi perché mette l’accento solo sulla pars destruens; ma tant’è, pare sia stato scelto democraticamente dalla redazione, e quindi non si discute (persino l’estensore dell’editoriale del primo numero, quindi – c’è da pensare – il direttore, s’è dichiarato contrario a quella testata, eppure se l’è tenuta). Poteva capitarci Il Caffé, Officina, Quaderni Recanatesi, L’Unità. Ma poteva andarci anche peggio. Teniamoci AS.

Al di là del titolo, comunque, l’uscita di un giornalino studentesco è sempre una bella notizia, soprattutto di questi tempi, quando tutti sembrano presi dal proprio personalissimo storytelling sui social. Invece qui c’è gente che s’è messa insieme, anche da scuole diverse, ha discusso, ha scritto, ha diffuso. Si è organizzata, insomma. Evviva.

Pur non condividendo alcune delle idee (e dei toni) del giornalino (ma è normale: sono un professore, io, l’antagonista: se condividessi tutto, sarebbe il segno che hanno sbagliato proprio linea editoriale, quelli di AS!), mi piace anche il piglio battagliero, esplicitamente politico, del giornale. Non è, insomma, una esercitazione retorica di studenti bravi in italiano, è il tentativo di dare voce a un disagio vero, ad una rabbia reale. E di farlo in maniera civile. Ben venga tutto ciò. Ancora evviva.

Però, c’è un però. E lo voglio dire chiaro ai redattori di AS: gli articoli, sia nel foglio sia nel sito, sono anonimi. Solo uno è firmato, ma da un outsider , uno studente Erasmus che scrive dalla Francia (una vecchia conoscenza di questo blog). Di più: non mi è riuscito di trovare nel foglio e nel sito nemmeno una redazione, dei nomi che si prendessero – anche collettivamente – la responsabilità di quanto scritto. E secondo me non c’è presa di posizione – e tanto meno presa di posizione politica – che possa essere credibile e utile senza responsabilità.

Non siamo in una dittatura, ci si può esprimere senza paura. Chiedo ai ragazzi di AS di metterci il nome e la faccia, per il bene di questo giornalino a cui auguro lunga vita e fortuna, e per il bene della convivenza civile, che vive anche di conflitti, di contrasti, di antagonismi. Ma a viso aperto. Altrimenti è solo uno sberleffo, uno scarabocchio sul muro, un urlo muto.

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