Emanuela, Palomar, e l’anno che verrà

moby-dick

Un po’ di tempo fa ho postato questa foto, sotto il titolo “La bella scuola”: chi non la conosceva non avrà capito molto, perché la didascalia diceva solo, più o meno, “un’aula scolastica, da qualche parte in Italia”. Nella foto si vedeva appunto un’aula scolastica con, sui muri, le sagome – ben disegnate – di qualche mito letterario: Don Chisciotte, Ulisse, Moby Dick, eccetera.

La foto l’avevo presa da facebook, dove l’aveva postata Emanuela, un’insegnante (vabbe’, molto di più di un’insegnante, come si vedrà dal seguito), a cui avevo scritto dicendole che, per quel che potevo capire, la foto raccontava sicuramente una bella storia, una storia che avrei letto volentieri, se un giorno lei, Emanuela, avesse deciso di scriverla.

Ora Emanuela questa storia l’ha scritta (qui), ed è effettivamente una bella storia che parla di scuola, di spazi, di dignità, e di una particolare, particolarissima forma di “impresa”, quella che ti porta a iniziare nuove strade solo perché le ritieni belle e necessarie, senza pensare alla burocrazia o allo spirito dei tempi. E una storia di ribellione, anche: una ribellione creativa, dolce e costruttiva.

Una storia, insomma, che mi pare perfetta per iniziare un nuovo anno.

E auguri a tutti!

 

La (mica tanto) buona scuola

In un empito di partecipazione, ho compilato il mio questionario sul sito del governo relativo alla cosiddetta “Buona scuola” (qui il piano, per chi se lo volesse leggere).

Trascrivo qui sotto le mie risposte all’ultima parte del quizzone, quella “a risposta aperta”.

Approfitto anche per segnalare un articolo sul tema, che ho trovato molto ben fatto, di Enrico Rebuffat (dal blog di Claudio Giunta).

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