Che tempo fa(ceva)

Su Youtube c’è questo video in cui si vede il generale Andrea Baroni che, 27 anni fa, metteva sull’avviso l’Italia per l’arrivo di una perturbazione che poi avrebbe portato una nevicata storica quanto quella di questi giorni. A me è capitato sotto gli occhi qualche tempo fa grazie a una segnalazione di P., esploratore dell’Adriatico e poeta meteorologo. E si è aperto l’abisso.

Nel gennaio dell’1985, se non sbaglio i calcoli, Gab faceva la seconda media, era appassionato di storia e di scienze, da grande voleva fare lo zoologo e non si perdeva una puntata di Quark dopo pranzo né una di Che tempo fa prima di cena. Non è dato sapere se Gab avesse a quell’epoca una idea di cosa significasse “divulgazione scientifica”, ma di certo intuiva che c’era un legame fra quei programmi e le ore di scienze a scuola, e le sue prime letture di libri sulle meraviglie della natura; e più o meno coscientemente capiva che l’uomo delle previsioni del tempo non stava lì ogni sera solo per dirci che tempo avrebbe fatto l’indomani, ma ambiva a migliorare la cultura meteorologica degli spettatori. E lo faceva, l’uomo del tempo, in un modo non proprio così elementare: Gab, infatti, non capiva tutto, ma a quell’età non capire tutto, avere uno spazio di nebbia o di buio e la ragionevole speranza di poterlo rischiarare in futuro, è il fascino stesso dello studio e dell’esperienza, la molla principale verso la conoscenza. Probabilmente non capivano molto, di questi excursus, nemmeno i familiari di Gab, il babbo e la mamma, il nonno e la nonna (che probabilmente si concentravano semplicemente su domani-sole o domani-pioggia), di certo non capivano nulla o quasi i due fratellini piccoli. Eppure il generale Baroni, con umiltà e determinazione, faceva il suo lavoro di divulgatore, e parlava di frecce bariche e di Meteosat, di grandi canali depressionari, di Golfo di Biscaglia e – ovviamente – dell’anticilone delle Azzorre. Accompagnava le parole con i suoi modi seri e garbati, i gesti ampi delle braccia nell’indicare una freccia o nello spostare una calamita: tutti elementi che contribuivano a creare in Gab – lui non se ne accorgeva – un’idea, o un ideale.

Il generale Baroni aveva gli stessi baffi, lo stesso fisico minuto, soprattutto gli stessi gilet – beige, grigi, maròn – da fiera di paese, di Guglielmo, il nonno di Gab che tutti chiamavano Pare’. Gab tutte le sere guardava le previsioni del tempo formulate da questo alter ego dotto di suo nonno e senza saperlo interiorizzava quei modi di fare e di dire, ne faceva – piano piano – una vocazione. Un anno dopo, con una decisione in qualche modo storica in una famiglia dove nessuno era mai andato oltre la quinta elementare, Gab si sarebbe iscritto al liceo scientifico, probabilmente pensando di trovarci insegnanti con quei baffi, quei gilet, quel repertorio di parole affascinanti e un po’ oscure, quelle ampie aperture di braccia nello spiegare alla lavagna. E magari senza saperlo con chiarezza Gab percepiva anche che tutto questo avrebbe avuto in qualche modo a che fare con il suo destino.

Andrea Baroni avrebbe fornito le previsioni fino al 31 dicembre 1993, quando si congedò dal pubblico con le parole: “E’ tutto. Vi ringrazio. Vi dico la buonasera. Vi auguro il buon anno. E’ tutto.” Poi Che tempo fa ha continuato stancamente le trasmissioni, sempre più emarginato dal palinsesto di Rai1, e ho scoperto con stupore che è durato fino al giugno dello scorso anno, quando Guido Caroselli ha salutato malinconicamente il pubblico. Ma questo con il destino di Gab non aveva già più a che fare da tempo. 

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