Quel che resta di Giacomo

Mi serve per una cosa mia: ma tu, lettore più o meno occasionale di questo blog, che ricordo hai conservato di Giacomo Leopardi dai tuoi studi scolastici?

(da questo post mi aspetto – mi aspettavo, perché poi tutti hanno scritto su facebook… – un piccolo boom dei commenti – tipo più di due almeno uno! Astenersi perditempo e addetti ai lavori)

10 pensieri su “Quel che resta di Giacomo

  1. “poi tutti hanno scritto su facebook”: direi che su questa cosa ci sia da riflettere
    (a questo punto, per quei pochi lettori del blog che – come me – non hanno un pied à terre in FB, si impone un post riassuntivo delle opinioni espresse)

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  2. Autoascrivendomi alla categoria dei perditempo internettiani, pensavo di essere esentato; ma se si chiede il mio contributo, dirò solo (anche perché non avrei molto altro da dire) che l’attacco Dolce e chiara è la notte e senza vento è sempre stato per me il paradigma della musicalità e dell’armonia nella scrittura poetica.

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  3. Non ho ricordi esatti di episodi in aula, dove le chiacchiere e le ritualità prendevano il sopravvento. Ricordo invece quando studiavo da solo (fosse alle superiori o all’università). Grande piacere e commozione soprattutto per gli Idilli, più accessibili. Versi che portavo con me per giorni, anche perchè molte di quelle poesie le avevo imparate a memoria alle elementari. Immedesimazione forte, fino alle lacrime per certi versi che consideravo definitivi, certamente per la forma, ma soprattutto dal punto di vista filosofico. Così anche per l’Infinito, con quella chiusa panteista che mi faceva sentire in sintonia con il tutto.

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  4. Grazie mille Sandro, sto raccogliendo nei modi più vari queste testimonianze, in modo non scientifico e statistico, ma fidandomi dei rapporti personali, reali o virtuali, e della passione delle persone. Mi serviranno per una cosa che sto preparando per la prossima settimana (un intervento ad una tavola rotonda su Leopardi a scuola), e di cui vorrei dare conto anche qui. Grazie mille!

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  5. Povera foglia frale è la prima, e credo unica, poesia che ho imparato a memoria nel mio percorso scolastico, la incontrai alle elementari e solo in anni recenti ho scoperto essere frutto della penna del grande poeta recanatese. Alle medie non ricordo di aver mai letto nulla di Leopardi, forse non ce lo avevano proposto, forse ero troppo impegnata in altre faccende e i suoi versi mi sono sfuggiti o forse non mi ricordo e basta. Invece ricordo molto bene i giorni in cui al liceo mi accostai agli Idilli ma più ancora alle Operette Morali. Cambiai il modo di vedere il mondo e la vita. Sentivo un gran bisogno di stare sola e passeggiavo per le vie di Porto Recanati sotto un cielo luminoso di primavera, nonostante la desolazione della mia nuova visione del vivere e del tempo. Tutto mi sembrava vano. Leopardi mi raggelava, ma me lo sentivo vicino, dentro. Non ricordo come ne venni fuori. Forse mi tuffai nei miei diciott’anni. L’Infinito allora mi sembrò una poesia leggera e non mi attirò. L’ho riscoperto solo negli ultimi anni, spiegandolo ai miei alunni di scuola media.

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  6. Giacomo Leopardi, a differenza di Ugo Foscolo e Alessandro Manzoni, era realista, sapeva ne la fede (come nel caso di Manzoni) ne le opere (“la poesia eternatrice foscoliana”) potevano rendere immortali gli artisti. Il suo stato d’animo rispecchiava in pieno quello dei romantici, difatti era spesso malinconico e disperato. Personalmente, apprezzo molto alcune sue affermazioni, come “nel doman non v’è certezza”, in quanto è il desiderio che aumente l’attesa, e anche il concetto racchiuso nel suo capolavoro “Il Sabato del villaggio”, dove vuole far capire che il Sabato è illusorio, in quanto c’è gioia e felicità e aumentano i progetti per il week-end e il giorno dopo, la Domenica, tutto svanisce e vi è la tristezza per il seguente Lunedì, giorno lavorativo. Questo è il poco che sò sull’autore marchigiano. Ciao Giacomo, e mi raccomando, su Twitter, “seguimi che ti seguo !”

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  7. La tua richiesta è arrivata mentre stiamo facendo a Milano un corso di etica per manager, organizzato da Assoetica. L’idea è formare ethics officer.

    oggi è interventuo il professor Andrea Prete, docente di Letterature Comparate all’Università di Siena. Si parla di etica e compassione. Un viaggio per riflettere su cosa può significare la compassione, nella vita e nell’azienda.

    Tanto tempo è stato dedicato alla Ginestra: considerare l’uomo nella sua finitudine, con la consapevolezza che tutti gli uomini sono così.

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  8. Sempre caro mi fu quest’ermo colle… Di Leopardi è forse l’unica poesia che io ricordi interamente a memoria e forse mai, come leggendo i suoi versi ho pensato che solo la poesia sia in grado di esprimere tutto (quel che è importante)

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