Poesie per la quarantena / 2

L'immagine può contenere: fiore, pianta, albero, spazio all'aperto e natura

In questi giorni in cui tutti ci chiediamo se possiamo uscire o no a fare una passaggiata o una corsetta, una cosa è certa: bisogna farlo da soli, e ben distanziati dagli altri. Quindi ecco che chi proprio non ce la fa a stare ventiquattro ore su ventiquattro chiuso in casa si ritrova, “solo e pensoso”, in luoghi sperduti e abbandonati. Io, per esempio, ogni tanto vado sull’alzaia del fiume Potenza, a due passi da casa mia. In questi momenti si guarda con occhi diversi anche ad un grande classico della poesia italiana:

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.

Francesco cercava i luoghi più deserti, dove non ci fosse impronta di essere umano, perché non voleva che gli altri scorgessero sul suo viso i segni della sua malattia d’amore. Anche noi in questi giorni non vogliamo farci vedere dagli altri, per non lasciar trasparire la paura, il sospetto, lo stordimento e la confusione. E’ vero che ci cerchiamo di più con amici e parenti, al telefono o in chat, ma di persona è diverso, perché tutti abbiamo in faccia la legittima (per certi versi doverosa) paura che la  persona che abbiamo davanti possa contagiarci, o essere contagiata da noi. Eppure Francesco si porta, nelle sue passeggiate solitarie, un compagno che non lo lascia mai: è Amore. Anche questo ci riguarda: in questi giorni confusi e dolorosi nella nostra solitudine conta quanto amore abbiamo immagazzinato prima, quanto ci siamo addestrati a dialogare con lui, con la parte della nostra interiorità che sa amare. E’ una riserva preziosa, portiamocela sempre dietro, coltiviamola.

La poesia è tratta dal Canzoniere di Francesco Petrarca, la foto stavolta è di mio padre, che sta con mia madre, sempre nel comune accanto.

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