Emanuela, Palomar, e l’anno che verrà

moby-dick

Un po’ di tempo fa ho postato questa foto, sotto il titolo “La bella scuola”: chi non la conosceva non avrà capito molto, perché la didascalia diceva solo, più o meno, “un’aula scolastica, da qualche parte in Italia”. Nella foto si vedeva appunto un’aula scolastica con, sui muri, le sagome – ben disegnate – di qualche mito letterario: Don Chisciotte, Ulisse, Moby Dick, eccetera.

La foto l’avevo presa da facebook, dove l’aveva postata Emanuela, un’insegnante (vabbe’, molto di più di un’insegnante, come si vedrà dal seguito), a cui avevo scritto dicendole che, per quel che potevo capire, la foto raccontava sicuramente una bella storia, una storia che avrei letto volentieri, se un giorno lei, Emanuela, avesse deciso di scriverla.

Ora Emanuela questa storia l’ha scritta (qui), ed è effettivamente una bella storia che parla di scuola, di spazi, di dignità, e di una particolare, particolarissima forma di “impresa”, quella che ti porta a iniziare nuove strade solo perché le ritieni belle e necessarie, senza pensare alla burocrazia o allo spirito dei tempi. E una storia di ribellione, anche: una ribellione creativa, dolce e costruttiva.

Una storia, insomma, che mi pare perfetta per iniziare un nuovo anno.

E auguri a tutti!

 

Playlist / 3

Per quanto riguarda le canzoni italiane ascoltate quest’anno, invece, pesco queste tre:

Bonus: questo è stato anche un anno in cui ho tentato qualche timido approccio con la musica colta contemporanea. Per esempio:

Playlist (una cosa un po’ alla Luca Sofri)

Spotify mi ha preparato, con criteri che non conosco e non voglio conoscere, la playlist dei miei ascolti del 2017, che è diventata di fatto la colonna sonora di questi ultimi giorni dell’anno, perché che c’è di più rassicurante, sotto le feste, che rivedere i film che hai amato da piccolo, che risentire le canzoni che hai amato durante l’anno?

Scegliendo dal mazzo, a volerne salvare qualcuna qui, la prima è certamente “Famous blue raincoat” di Leonard Cohen, canzone che non conoscevo (io di Cohen ho a casa un paio di raccolte, che ho ascoltato moltissimo, ma stranamente questa qui non c’era) e che ho scoperto nei giorni della morte dell’autore, perché R. ne ha postato qualche verso su Facebook a mo’ di saluto, io sono andavo a vedere cos’era e così mi è venuto fuori questo video. Da quel momento la canzone, enigmatica e struggente, meravigliosa, mi si è appiccicata addosso, e ogni tre o quattro giorni devo riascoltarla, come una droga.

(continua – forse)

E’ solo la fine del mondo

La settimana scorsa ho visto E solo la fine del mondo. L’ha girato un ragazzo di 27 anni geniale e ossessivo, un canadese a cui il mio cinema di riferimento, l’Azzurro di Ancona, ha già dedicato una retrospettiva. A 27 anni. Una retrospettiva.

Il film, forse meno stupefacente dell’indimenticabile Mommy, è in ogni caso bellissimo. E gli attori, magnifici. A parte il protagonista, ci sono Vincent Cassel e Marion Cotillard che interpretano una coppia disfunzionale in maniera semplicemente perfetta.