Come dirlo meglio?

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LM: Are you saying that writers of your generation have an obligation not only to depict our condition but also to provide the solutions to these things?

DFW: I don’t think I’m talking about conventionally political or social action-type solutions. That’s not what fiction’s about. Fiction’s about what it is to be a fucking human being.

Da un’intervista di DFW del 1993.

Sometimes they come back

Curioso di capire chi viene dato per papabile come prossimo ministro all’Istruzione (io auspico un tecnico, uno che sappia almeno far funzionare la macchina con buon senso) ho aperto una pagina della testata TecnicaDellaScuola, in cui si davano per papabili l’ex Pdl poi montiano Mario Mauro e la già ministra Mariastella Gelmini.

In pochi secondi mi sono reso conto che era un articolo del 2013 (poi fu Letta Presidente del Consiglio, e Carrozza al Miur), ma la cosa tragica è che i due nomi mi sono parsi, per quei pochi secondi, perfettamente credibili anche nel contesto attuale.

Fail better, fail again

Mi pare che quel poco che resta della sinistra italiana stia reagendo malissimo (cioè come sempre) alla nuova fase politica che si è aperta. Fatto fuori prima di subito uno dei pochi nomi presentabili che le restava, quello di Giuliano Pisapia (che con la stagione arancione a Milano ha rappresentato uno dei rarissimi esempi di una sinistra che governa, e bene, senza smettere di essere sinistra), mi pare si appresti ad affrontare il futuro alla solita maniera, quella dei capponi di Renzo.

E così, dopo aver fatto incazzare col precedente post gli amici renziani, con questo completo l’opera e faccio incazzare gli amici antirenziani. Poi mi sa che cambierò la testata del blog e metterò su questa (come monito a me stesso):

Così almeno l’incazzatura sarà soltanto mia.

Fail again, fail better

C’è questa frase di Samuel Beckett che ho sempre trovato straordinaria, tragica e assurda ma piena di verità essenziali, come sempre è, a pensarci, la scrittura di Beckett. La frase fa così: “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Fallisci ancora. Fallisci meglio”. O qualcosa del genere.

Non credo che si siano ispirati a Beckett i tanti pervicaci propugnatori del Sì al referendum che in questi giorni stanno ancor più pervicacemente dimostrando come si può non solo fallire bene, e completamente, ma reagire alla sconfitta in maniera tale da renderla ancora più radicale, più irrimediabile e completa. Continua a leggere

Un’Italia civile che forse

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Oggi siamo andati ad ascoltare Claudio Magris, che nella bellissima biblioteca di Fermo (non l’avevo mai vista, da quando l’hanno rinnovata) dialogava con Massimo Raffaeli.

Uno dei momenti più belli è stato quando s’è parlato del rapporto fra Magris e Biagio Marin. Quest’ultimo, parlando di quel che si voleva fare dopo la fine della Seconda Guerra (e che per larga parte non s’è riusciti a fare) diceva che allora si voleva costruire “un’Italia civile che forse era solo una nostra esigenza”; ma che rispondeva anche, a chi guardando vecchie foto di antifascisti e partigiani osservava malinconico “son tutti morti”, che no, non è vero, “noi siamo tutti vivi, i morti sono loro”, indicando col dito un punto indefinito dove forse vedeva ancora i fascisti, i collaborazionisti, gli ignavi.

Qui un articolo che presenta l’edizione della corrispondenza Magris-Marin.

Due variazioni

Sarà che oggi ho rivisto A. dopo una settimana difficile e siamo finiti a parlare di sepolture. Sarà che la gente non se la smette di morire. Sarà che novembre. Fatto sta che il leitmotiv di questa giornata è la… insomma, Lei.

Lo scatturacorso 31 ottobre se n’è andato Remo Ceserani, grande e brillante studioso, uomo sorridente sempre proiettato sul futuro. Per qualche motivo il suo profilo pubblico su facebook è ancora aperto. Il 22 novembre era il suo compleanno, e più di ottanta persone, gentili ma distratte (nonostante che wikipedia avesse aggiornato in tempo reale il profilo), due giorni fa gli hanno fatto gli auguri. Un tizio gli ha mandato un messaggio preconfezionato del tipo “Auguri, professore, fatti un regalo comprandoti un libro della mia casa editrice” (giustamente, è stato preso a male parole). Cose così. Mi è capitato di vedere questa pagina, mi è sembrata oscena. La dimostrazione immediata e irrefutabile dell’assurdità di questa social media community di cui faccio parte pure io. Di cui facciamo parte tutti, qui.

cattura-2Oggi, invece, ci ha lasciato Vittorio Sermonti, tre giorni fa scriveva “Mi prendo qualche giorno di riposo, i vostri commenti mi faranno compagnia”. Non mi stupirebbe che l’abbia fatto a posta, ci starebbe nel personaggio ironico e raffinatissimo. In ogni caso, spero che a fargli compagnia sia soprattutto il silenzio, la prossima volta che compirà gli anni, il 26 settembre 2017.

Quanto a me, spero di vivere abbastanza a lungo da essermi (prima) stancato del mondo virtuale della rete e (dopo) di essere sufficientemente disperso nella stratosferica mole di caotiche informazione di cui essa rete è fatta.