Ho scritto a un grillino

Ieri sera, senza pensarci troppo, quando ho visto questa pubblica confessione (clima da autodafè, o da purghe staliniane) ho scritto al grillino. Ecco la lettera:

Giuseppe, non ci conosciamo e il mio commento non conterà per te nulla perché, ehm, lo confesso: io sono del PD. Di minoranza, sempre eretico e quindi fuori da ogni logica di potere ma sì, confermo: sono del PD. Credo ancora nei partiti: sono di una razza in via d’estinzione. Non ti scrivo quindi per dirti che hai fatto bene o male a votare così o cosà, o a dichiararlo pubblicamente. Non è questo. Il punto è che nel tuo messaggio ho visto la paura e lo spaesamento di chi si trova in una macchina che rischia di schiacciarlo: fra il boss che manda dispacci via blog, il ruolo istituzionale che comunque c’è, una base a cui vorresti rispondere delle tue azioni ma che è difficile capire, conoscere, nella selva del web che si rivela ben più complicata del paradiso che sembrava prima, quando si trattava solo di criticare il sistema. Ecco: l’unica cosa che vorrei dirti è questa: tu ora sei pagato (magari con lo sconto, ok) da tutti gli italiani per fare il bene dell’Italia, non per criticareebasta, controllareebasta, mettereinomisuibicchierinidicartacosìnonsisprecalaplastica; no: avete preso un fottìo di voti o ora dovete cercare di farne qualcosa di buono per questo paese. Avete in mano un’occasione storica, compresa quella di far fare un salto di qualità a questo PD finora pigro e incastrato in logiche di potere. Guardatevi intorno, in Parlamento c’è un sacco di gente giovane e volenterosa come voi: prendete in mano il futuro di questo paese, senza paura, e senza questi toni da Alcolisti Anonimi, o da seguaci di Savonarola. Le ossessioni maniaco-compulsive di un paio di caporioni non possono impedirvi di fare la rivoluzione per cui siete stati eletti.
Buon lavoro, e auguri.
G.C.

Non mi ha risposto.