Il Sindaco che giocava su Facebook

Puntuale e atteso arriva, con il disgelo, il comunicato polemico del più estroverso, intraprendente e presenzialista politico locale – l’ex leghista Enzo Marangoni – sui disagi legati alla neve e al ghiaccio e sulle presunte inadempienze e incapacità dell’Amministrazione Comunale di Recanati nell’affrontarli.

E’ vero che dopo una partenza che ha stupito tutti per la qualità e la quantità degli interventi, il piano neve ha fatto fatica a reggere l’uno-due delle tormente abbattutesi sulla città nelle notti di sabato e di domenica scorsi, e tutti i recanatesi si sono accorti di un affanno che ancora dura. Ma lascio al dibattito fra i diretti interessati la definizione dei meriti e degli errori, non è quello che qui mi interessa.

Quello che a me preme sottolineare è solo un piccolo particolare del comunicato suddetto, dove ad un certo punto, dopo un lungo elenco di tutti i disagi sopportati dalla popolazione in questi giorni, ci si chiede “dove stava il Sindaco in questa situazione? Giocava su facebook?”.

Ecco, fate polemica su quello che vi pare, però non prendetevela così con i social network, solo per titillare l’ignoranza di qualche elettore vittima del digital divide! In questi giorni la pagina facebook dell’Amministrazione Comunale di Recanati è stata uno strumento veloce e utilissimo per avere le notizie in tempo reale, per comunicare esigenze e urgenze, e magari anche per farsi forza e compagnia in una comunità virtuale che comprende direttamente più di mille famiglie (ma chi conosce la realtà dei social network sa che poi la diffusione delle notizie è molto più capillare, anche fra i non iscritti). Il Sindaco e i suoi collaboratori hanno usato questo mezzo con intelligenza e sobrietà, e anche con tanta pazienza: gliene dovremmo essere grati. Molti, è vero, usano Facebook (anche) per giocare, ma non era certo il loro caso.

Aggiornamento: non contento, l’ineffabile di cui sopra rincara la dose, prendendosela – nientemeno – con l'”assessore a Facebook”. Nel 2012. Mah.

Io voto per Baku

Tanti (non tutti, per fortuna) a stracciarsi le vesti perché il governo non ha firmato una fideiussione in bianco per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020, e perché Mario Monti ha avuto il coraggio di dire quello che molti pensano e tutti gli analisti seri sanno: l’Italia attraversa una crisi nera, e soprattutto il suo sistema politico-economico-imprenditoriale-eccetera non dà garanzie di poter gestire un evento di queste proporzioni se non nella solita maniera: ci mangi chi può, e i cocci sono del paese,  ovvero dei soliti sfigati che pagheranno tasse e accise speciali per tappare i buchi, dei pensionati e dei lavoratori dipendenti nei secoli (fiscalmente) fedeli.

In fondo il governo, che pare abbia analizzato molto attentamente progetti, precedenti, prospettive, avrebbe potuto limitarsi ad osservare i fatti recenti. A vedere che di fronte ad un’emergenza non ci sono più, per mancanza di soldi, per crisi strutturale, istituzioni pronte ad intervenire: la Protezione Civile (finita la roboante caciara dell’epoca berloscobertolasiana) appare in via di smantellamento, non ha mezzi né strumenti per proteggere come dovrebbe; l’Esercito si comporta come un’impresa privata di movimento terra ed è costretta a chiedere ai comuni (salvo successivo intervento del Governo) la giornata e la gavetta per il soldato e la quota d’affitto per ruspe e bobcat.

Intanto, mentre una capitale europea affonda sotto pochi centimetri di neve, si prendono dall’Olanda speciali lampade riscaldanti per sciogliere il gelo dell’Olimpico: non sia mai che la Magica salti una partita.