Preistoria digitale, gente che scappa, streghe che bruciano

Tutti sappiamo che una volta risolto il problema della quantità artistica sarà inevitabile occuparsi della sua selezione. Molti però oggi pensano, e non a torto, che nella preistoria digitale nella quale siamo immersi, questo non sia ancora accaduto se non per un numero molto limitato di utilizzatori avanzati. E che anzi molto spesso gli algoritmi, i mercanti e la (nostra) psiche, favoriscano l’esatto contrario.

E’ un brano tratto da un articolo di Massimo Mantellini di cui non credo di condividere l’idea di fondo (non è bello cancellare la propria pagina facebook o twitter perché così scompaiono pezzi di vita digitale di chi ha interagito con te: e allora?) ma che è pieno di riflessioni molto stimolanti su quel che sta cambiando nel rapporto fra artisti e pubblico, e più in generale fra persone che producono e si scambiano informazioni e idee in rete.

Al di là della banale constatazione del rischio che la comunicazione, e quella letteraria e artistica in particolare, soffochi per eccesso di produzione e di condivisione, e delle perverse dinamiche del “mi si nota di più se” (se ci sto – e magari critico lo starci – o se me ne vado – e faccio parlare di me per questo -), resta che tutto cambia molto velocemente, ed è vero sì che siamo ancora immersi in una “preistoria digitale”, ma è altrettanto vero che è una preistoria con i ritmi vorticosi di un big bang, per cui l’adattamento al cambiamento è difficilissimo e sempre a rischio d’errore.

I Radiohead, dunque, hanno cancellato tutte le tracce della loro vita digitale mentre usciva il loro ultimo lavoro. E’ una scelta chiara e interessante, spiegata in qualche modo anche dal testo della canzone che anticipa il nuovo disco, che sembra parlare dei meccanismi sociali che portano a rendere accettabile, in un qualsiasi villaggio, l’idea di bruciare una strega: indifferenza, irrazionalità, mancanza di contatto umano, incapacità di reazione critica, tutti elementi che riconosciamo anche in noi, persi nel rumore di fondo della comunicazione sociale indifferenziata:

loose talk around tables
abandon all reason
avoid all eye contact
do not react
shoot the messengers
this is a low flying panic attack

Sono questioni che mi interrogano. Interrogano anche il senso stesso di tenere questa sorta di diario in pubblico a giorni alterni a cui mi dedico da un po’. Mentre mi interrogo, ascolto di nuovo la canzone di Thom Yorke e soci (e mi riguardo il video: notevole)

 

 

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