Preistoria digitale, gente che scappa, streghe che bruciano

Tutti sappiamo che una volta risolto il problema della quantità artistica sarà inevitabile occuparsi della sua selezione. Molti però oggi pensano, e non a torto, che nella preistoria digitale nella quale siamo immersi, questo non sia ancora accaduto se non per un numero molto limitato di utilizzatori avanzati. E che anzi molto spesso gli algoritmi, i mercanti e la (nostra) psiche, favoriscano l’esatto contrario.

E’ un brano tratto da un articolo di Massimo Mantellini di cui non credo di condividere l’idea di fondo (non è bello cancellare la propria pagina facebook o twitter perché così scompaiono pezzi di vita digitale di chi ha interagito con te: e allora?) ma che è pieno di riflessioni molto stimolanti su quel che sta cambiando nel rapporto fra artisti e pubblico, e più in generale fra persone che producono e si scambiano informazioni e idee in rete. Continua a leggere

Passando di qua…

nebbia

– Toh! Chi si rivede!

– Oh, ciao! Passavo di qua…
– Ah, a proposito: Buone Feste, eh!
– Ah già: a te…

Gli auguri per le festività natalizie ai tempi dei social network sono diventati terribili, tanto che m’è del tutto passata la voglia di farli (chissà, forse semplicemente le potenzialità enormi della tecnologia hanno fatto esplodere ai miei occhi un’ipocrisia che in fondo è quella che c’è sempre stata? Mah…).

Finché ti arrivano anonimi auguri dalla mailing list del tuo supermercato o del tuo dentista, passi, è una forma di marketing come un’altra; però avere il cellulare invaso dagli auguri “circolari” di parenti e amici, boh, magari va anche bene, è l’unica cosa possibile da fare, ma a me crea un po’ di disagio. Gli anni scorsi rispondevo puntigliosamente a questi messaggi circolari, uno ad uno, mettendo in evidenza, con un riferimento preciso (a un nome, a un legame…) che la mia non era una risposta stardard. Ma alla fine il mio più che un augurio diventava, forse, quasi un rimprovero. Basta così, dunque: accetto serenamente l’affermazione di questa nuova pratica, e la archivio come rumore di fondo. Poi se con qualcuno ci sarà modo di vedersi, sentirsi, scambiarsi uno sguardo o una lettera o un biglietto, e in questo modo far passare il calore di un saluto e di un augurio, bene. Con tutti gli altri, sarà per un’altra volta.

Per quanto riguarda questo blog, esso si associa agli auguri di uno che, su queste cose come su tante altre, è un punto di riferimento insostituibile.

Scuola “lunare”

Ho trovato davvero lunare che il Ministro dell’Istruzione (ecc.) della Repubblica Italiana decidesse di girare uno spot sull’importanza della scuola, e sull’amore che le si deve, non in una scuola pubblica ma in una scuola privata di Milano (la Deutsche Schule Mailand, peraltro! 5400 euro annui di retta, peraltro!). Una scuola nuovissima e con una biblioteca fantastica. Credo che la dica lunga sull’importanza che alla scuola pubblica si riconosce in questo paese.

Trovo altrettanto lunari le giustificazioni del ministero (“La scuola statale in ogni caso comprende la scuola pubblica e la privata parificata – aggiungono da viale Trastevere – E quella tedesca rientra nella scuola italiana. Si tratta di polemiche prive di fondamento”, dall’articolo di Repubblica già linkato). Così come le reazioni di Roberto Vecchioni, testimonial dello spot, che dice che è una polemica strumentale di professori della scuola pubblica giustamente incazzati. Grazie, Rob, sei tutti noi. [l’episodio mi ha fatto tra l’altro scoprire questo articolo sul Vecchioni professore di scuola pubblica].

Ho cominciato a vedere qualche reazione in giro, mi ha colpito quella di Riccardo Luna, estensore del testo, che dice che la scelta è stata fatta per risparmiare, visto che la scuola italiana non garantiva alla produzione la disponibilità dei locali di sabato. [!]. Ho scritto un commento in cui spiegavo che la cosa sembrava quantomeno improbabile, ma vedo ora che i commenti sono momentaneamente sospesi: forse non sono stato l’unico a fare osservazioni (update: ho poi scoperto che la sospensione dei commenti sul post è legata a motivi tecnici) ! Come mi ha colpito il post di Gianni Sinni che, riprendendo quello di Luna, dice “Ma come! Al Ministero non sono capaci di tenere aperta una scuola di sabato per una cosa del genere! Allora se lo meritano di andare in malora” (interpreto un po’ liberamente). Ma per favore, non cadete dal pero, siete professionisti della comunicazione!!!

Ecco, come dicevo, ho trovato tutta questa storia lunare.

Il testo dello spot però lo condivido in larga parte, soprattutto il finale:

Cerchiamo con tutte le forze di cambiare quello che non va, ma non smettiamo mai di amarla la nostra scuola, perché un futuro migliore per tutti è scritto nel miglior presente che riusciamo a realizzare insieme.

Tutto come da copione

Succede un fatto terribile, che sconvolge (come è ovvio) un’intera comunità (e chi scrive), qualche giovane fascista ci vede una bella occasione per ottenere visibilità invocando la pena di morte (ma a questo punto non sarebbe meglio un bel linciaggio come ai vecchi tempi, magari con tanto di cartolina commemorativa?), e la stampa online locale soffia sul fuoco, per qualche contatto in più.

Non sarebbe meglio ragionare su come fare in modo che gli assassini siano presi e paghino il giusto, in un paese dove carceri e giustizia funzionino veramente (non così, ad esempio)?