La dea degli Abissi

NON SO quanto ci vorrà perché noi si prenda seriamente atto di appartenere a un Paese sismico. Eppure basta un’occhiata. Soprattutto in Appennino, nei giorni chiari o nelle notti di luna, capita di sentirla respirare, la dea degli Abissi. Succede quando ti si apre a perdita d’occhio una processione inconfondibile di alture arcigne, inquiete e irregolari. Alture simili al mare quando il vento cambia direzione. E’ lì che si intuisce di appartenere a un Paese speciale, dove la lettura di superficie non basta, e si ha bisogno di sapere cosa c’è sotto. Anche senza conoscere la sequenza delle catastrofi, ci si accorge che lì si cela la chiave di tutto. Forse l’anima stessa dell’Italia. Qualcosa che parte dal profondo. Proviamo a sorvolarla, la schiena del Paese, dalle porte dell’Africa alla fine della Alpi.

Paolo Rumiz oggi su “Repubblica.” Continua qui.

Non resta però che

Non mi è incognito, come molti hanno avuto e hanno opinione, che le cose del mondo siano in modo governate dalla fortuna, e da Dio, che gli uomini con la prudenza loro non possino correggerle, anzi non vi abbino rimedio alcuno; e per questo potrebbono giudicare che non fusse da insudare molto nelle cose, ma lasciarsi governare dalla sorte. Questa opinione è suta più creduta ne’ nostri tempi per la variazione delle cose grandi che si sono viste, e veggonsi ogni dì fuori di ogni umana coniettura. A che pensando io qualche volta, sono in qualche parte inchinato nella opinione loro. Nondimanco, perchè il nostro libero arbitrio non sia spento, giudico potere esser vero, che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che ancora ella ne lasci governare l’altra metà, o poco meno, a noi. Ed assomiglio quella ad fiume rovinoso, che quando ei si adira, allaga i piani, rovina gli arbori e gli edifici, lieva da questa parte terreno, ponendolo a quell’altra; ciascuno gli fugge davanti, ognuno cede al suo furore, senza potervi ostare; e benchè sia così fatto, non resta però che gli uomini, quando sono tempi quieti, non vi possino fare provvedimenti e con ripari, e con argini, immodochè crescendo poi, o egli andrebbe per un canale, o l’impeto suo non sarebbe sì licenzioso, nè sì dannoso.

Niccolò Machiavelli, De principatibus, XXV

0717587243

Trasmetto l’appello del sindaco di Recanati

Servono alloggi per ospitare gli sfollati. Chi ha appartamenti liberi puo’ telefonare al numero 0717587243. Invieremo le disponibilità alla Prefettura che coordina gli interventi.

Cronache terrestri

Domani comincia il terzo anno di un progetto letterario e teatrale promosso dall’Istituto Storico di Macerata che ho la fortuna di coordinare insieme ad Antonio Mingarelli, di cui sono protagonisti le ragazze e i ragazzi del liceo “Galilei Galilei” di Macerata. L’abbiamo chiamato Cronache terrestri, perché vorremmo che letteratura e teatro non siano qualcosa di astratto, lontano dall’esperienza, ma un modo concreto di tenere lo sguardo aperto e consapevole sulle cose della vita e del mondo.

Quest’anno, dopo Fenoglio e Tasso, il nostro corpo a corpo sarà con il capolavoro di Giovanni Verga, e sarà una sfida, come sempre, bella perché apparentemente difficilissima, quasi impossibile. Ma anche questa volta l’energia e il talento dei ragazzi ci stupirà senz’altro.

Per trovare la carica giusta per iniziare, sono andato a recuperare i materiali degli scorsi anni; per chi volesse, due assaggi qui di seguito.

Letture furiose

Giovedì prossimo, per festeggiare il Furioso che compie cinquecento anni, ci daremo, al Liceo di Recanati, a “letture furiose”. Ci saranno, oltre a Ludovico, Angelica, Sacripante, Astolfo e naturalmente Orlando, anche Marco Dondero, che ci porterà sulla Luna, e i ragazzi e le ragazze delle quarte coordinati da Sauro Savelli. Siete tutti invitati. Ci divertiremo!

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Fotografia dell’11 settembre

Sono saltati giù dai piani in fiamme –
uno, due, ancora qualcuno
sopra, sotto.

La fotografia li ha fissati vivi,
e ora li conserva
sopra la terra verso la terra.

Ognuno è ancora un tutto
con il proprio viso
e il sangue ben nascosto.

C’è abbastanza tempo
perché si scompiglino i capelli
e dalle tasche cadano
gli spiccioli, le chiavi.

Restano ancora nella sfera dell’aria,
nell’ambito di luoghi
che si sono appena aperti.

Solo due cose posso fare per loro –
descrivere quel volo
senza aggiungere l’ultima frase.

(Wislawa Szymborska)

PS: Grazie, Stefano R.!!!

Insegnare la Shoah?

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Un po’ di tempo fa Free Ebrei, una rivista telematica di cultura ebraica, mi ha chiesto di scrivere un articolo su come affrontare il tema Shoah a scuola; articolo che alla fine è stato sì pubblicato, ma il giorno di Ferragosto o giù di lì, forse non il momento dell’anno più propizio per riflettere su questi temi.

Magari riproporlo alla vigilia del 16 ottobre può avere, forse, un suo senso: l’articolo si può leggere a questo link.

Sulla strada di casa

Oggi è un bel giorno, (non solo perché Bob Dylan ha vinto il Nobel per la letteratura ma anche) perché esce nei cinema (qui la programmazione nelle sale marchigiane, e si spera presto anche in giro per l’Italia: lunedì prossimo, 17 ottobre, a Recanati) Homeward Bound – Sulla strada di casa, il film che Giorgio Cingolani e Claudio Gaetani hanno realizzato insieme ai giovani che abitano all’Hotel House di Porto Recanati.

Un film che prima di essere un film è stato (ed è) un progetto sociale, di integrazione e di scambio, e un progetto di ricerca su una piccola realtà di provincia che si confronta col mondo. Un progetto che non nasce dal buonismo un po’ peloso che tante volte azzoppa i lavori culturali legati all’emigrazione, ma dalla disponibilità di due intellettuali di spessore disposti a mettersi davvero in relazione con persone in carne ed ossa, e con le loro storie. Io, che ho guardato (anche se da lontano, con discrezione) il progetto nascere (come corso di cinema) e poi crescere e poi diventare adulto, ho avuto modo di osservare che il rapporto tra i registi e gli attori è maturato nel tempo, fino alla condivisione, alla fiducia, all’amicizia. E nel film questo si vede: empatia umana e tensione etica si sostengono a vicenda, e sostengono ogni scena del film.

C’è una foto, scattata durante le riprese, che secondo me esprime perfettamente tutto questo, e allora la ripubblico, anche se già l’avevo messa in un altro post di tuttequestecose:

riprese-sul-tetto-dellhotel-house

Insomma, hanno proprio ragione quelli di Cineforum a dire che “siamo di fronte ad un film necessario”. Un film, aggiungo, che è un dovere sostenere, in primo luogo andandolo a vedere al cinema!