Questa vita tuttavia mi pesa molto

Questa vita tuttavia mi pesa molto è un libro di Edgardo Franzosini pubblicato da Adelphi nel 2015, e tecnicamente è la biografia di Rembrandt Bugatti, scultore animalista vissuto ai primi del Novecento e fratello di Ettore, fondatore della famosa casa automobilistica.9c82f9c8876cf3db3cf70bfd2cfb4b79_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy

Dico tecnicamente perché in effetti la particolarità di Franzosini è proprio quella di scrivere biografie che – pur raccontando vite vere, ricostruite con una precisa documentazione – sembrano, sono, a tutti gli effetti dei romanzi, e la voce dello scrittore è ben presente e sicura. Posto insomma che il realismo è l’impossibile, e che una storia è comunque una storia, e che le parole non sono la vita, questo canuto milanese ha ben deciso di applicare il suo indubbio talento di scrittore non a storie di fantasia, ma a personaggi realmente esistiti che al tempo stesso rispetta e trasfigura.

Tutto sta, naturalmente, nel come, e confesso che così al primo libro non posso dire di aver capito qual è il segreto di questo scrittore (posto che segreti di tal fatta si possano mai disvelare), però l’effetto di fascinazione è stato totale. Annoto provvisoriamente tre possibili motivi: 1) la capacità di selezionare, fra le tante, una chiave di lettura profonda e perfettamente credibile della vicenda biografica raccontata, e restare coerente Bugatti and Donkey.jpgad essa (in questo caso: l’amore fortissimo per gli animali, che Bugatti “guarda con invidia [per la] loro beata inconsapevolezza”); 2) una scrittura precisa ma anche piena di spazi vuoti, aperti all’evocazione; 3) una struttura del romanzo come nascosta e molto raffinata.

Alla fine del libro resta un personaggio indimenticabile, il malinconico ed elegantissimo Rembrandt, questa specie di Buster Keaton della scultura che senza dubbio è vissuto in questo mondo fra 1884 e 1916, ma che non esisterebbe davvero senza le parole di questo esile volumetto arancione.

 

Bonus: piccola galleria di opere scultoree di R.B.

Igor Mitoraj (1944-2014)

Oggi è morto Igor Mitoraj. Per me è soprattutto l’autore delle opere di inquietante bellezza – frammenti di enormi statue deflagrate – che vedevo da studente, nel 1995, in giro per Macerata. Mi ricordo in particolare questa, sopra la rotonda dei Giardini Diaz, con questi occhi ciechi e l’espressione assorta. Guardandola, e leggendo il nome dell’autore che suonava slavo, pensavo alle bombe che ancora cadevano di là dell’Adriatico e insieme al mito, alla bellezza classica di cui mi nutrivo a lezione. E cercavo una difficile sintesi, che infatti non veniva.

In realtà, non sono tante le immagini di quegli anni che porto impresse nella memoria, ma questa sì, posso metterla agli atti.

(L’unica cosa strana è che nel mio ricordo questa scultura era bianca!)