Intervallo

Qualche tempo fa, ai primi di marzo, ho preso con me stesso un piccolo e banale impegno: scrivere un post in questo blog un giorno sì e un giorno no. Stranamente, l’ho rispettato: per quasi quattro mesi a giorni alterni qualcosa, bene o male, è comparso su tuttequestecose, come dice questa bella serie di scacchiere qui sotto:

Cattura

Adesso però, prima che la cosa si sfilacci da sola, visto che questa estate voglio dedicarmi ad altri progetti, ad altre scritture, meglio fermarsi. A luglio e agosto, dunque, qui non ci saranno veri e propri aggiornamenti periodici, e a giorni alterni usciranno semplicemente delle immagini. Le parole, lasciamole per un po’ covare nel caldo dell’estate, poi magari ci si ritrova a settembre. Ciao!

Lanterne e lucciole

Il 22 novembre dello scorso anno ho scritto una mail al Segretario del Circolo del PD di Recanati, per annunciargli le mie dimissioni dal direttivo cittadino e la decisione di non rinnovare la tessera. Avevo rimandato a lungo – per senso del dovere, per non ammettere un errore di valutazione, per amicizia, anche – ma non ce la facevo proprio più, e le prospettive per il futuro, prossimo e lontano, erano se possibile anche peggiori, quindi gli scrissi queste cose (ho tagliato le parti meno interessanti, più contingenti):

Caro Segretario,

ti scrivo per comunicarti che ho deciso di dimettermi dal Direttivo del PD di Recanati, di cui sei coordinatore. È stata una scelta dolorosa, frutto della riflessione personale di molti mesi e di cui non ho voluto finora parlare con nessuno.

In questi mesi, dopo le feste dell’Unità provinciale e comunale di settembre […]  non mi sono fatto più vedere. E’ stato non solo per i nuovi impegni lavorativi, che pure c’erano, ma per una precisa scelta politica, dovuta al disagio nei confronti della nuova fase politica del PD, a tutti i livelli, da quello nazionale a quello locale. Ho infatti un giudizio del tutto negativo del governo e della cultura politica di chi guida il PD in questo momento, e non vedo in tutta onestà margini perché questo possa tornare ad essere un partito dove possa avere casa, magari insieme ad altre culture politiche, una sinistra che metta al primo posto la solidarietà, l’equità, la laicità: i valori che da sempre considero punti fermi della mia vita politica e non solo.

Gli elementi di dissenso sono molti, vengono da lontano, e non ho mai mancato di segnalarli; non è questo il luogo per una disamina dettagliata della deriva di questo Partito Democratico negli ultimi anni, dalle scelte di governo alle prospettive culturali e ideali. Mi limito a segnalare, a titolo di esempio, […] la scellerata – scellerata – politica del governo in carica sul lavoro e sulla scuola, indegne davvero, l’una e l’altra, di una tradizione che del rispetto della cultura e del lavoro aveva sempre fatto un punto qualificante. […]

Ma al di là dei casi singoli, quello che davvero mi preoccupa, e su cui voglio dire due parole, è l’impressione, sempre più chiara, che il Partito Democratico abbia rinunciato persino a cercare di costruire un’idea alternativa del futuro dell’Italia: in assenza di una cultura politica degna di questo nome, in assenza di una prospettiva, il Partito Democratico ha preso atto che non può far altro che accettare l’ideologia dominante di un mondo del tutto succube dell’economia e della finanza, e proporsi semplicemente come il più adatto a governare questo mondo, il più bravo ad amministrare l’esistente. Se è così, non mi interessa, perché è un progetto perdente. A fare i galoppini dei finanzieri saranno sempre più bravi quelli di destra! […]

Sono cose che continuo a pensare, anche se a dire il vero sull’ultima frase ho – ormai – qualche serio dubbio: anche il PD, in effetti, mi sembra francamente diventato bravissimo. Comunque.

Si parva licet, per qualche anno, a Recanati avevo svolto dentro il Partito Democratico più o meno le stesse funzioni di Pippo Civati a livello nazionale. Diverse a seconda delle fasi: coscienza critica, rompiscatole, minoranza della minoranza, organizzatore di eventi un po’ snob ma pieni di belle idee, collettore di energie diffuse più sul web che nella vita reale, eccetera; il tutto con una costante: non contare praticamente un cazzo nell’effettiva vita politica del partito. A controprova: la totale indifferenza del partito  per l’una e l’altra uscita, sempre si parva licet.

Dell’avventura che mi ha legato a Civati (da lontanissimo, visto che non ci siamo di fatto mai conosciuti direttamente) ricordo soprattutto un incontro che ho fatto, con una amica, in un paese qui vicino per sostenere la sua candidatura alle primarie: non conoscevamo nessuno, la candidatura di Renzi era supportata da un giovane politico di successo (attuale sindaco di quel paese, non a caso); pensavamo, insomma, di andare a prendere solo scoppole. Invece, pensa un po’, fu un piccolo trionfo: le idee e le parole di questi outsider (il giovane politico lombardo intelligente, telegenico e dalla battuta facile; l’oscuro professorino impacciato prestato per un attimo alla politica…) strapparono una manciata abbondante di voti fra i militanti storici di quel paesino lì. E’ stato, mi dico col senno di poi, forse il più grande successo della mia non-carriera politica: convincere quella dozzina di persone lì a votare Civati. Il che è tutto dire sulla mia carriera politica, peraltro.

Poi, dicevo, io sono uscito, a novembre. Contribuirono alla scelta anche le tristi sorti del movimento “civatiano” che vedevo frantumarsi intorno a me, confuso e disorientato. Il progetto nato con le primarie era andato a farsi friggere, e Civati sembrava non meno confuso e disorientato dei suoi sostenitori. Naturalmente mi aspettavo che anche lui se ne andasse, da un momento all’altro, ma a quel punto non sapevo più nemmeno tanto bene se mi interessava o no, non sapevo cosa sperare, né cosa aspettarmi, fuori da quella roba per me ormai incomprensibile e indigeribile che stava diventando il Partito Democratico.

Adesso che, 164 giorni dopo, pure Civati è uscito, mi chiedo cosa farà, cosa farò, e se da qualche parte nascerà un progetto politico in cui possa ancora riconoscermi. Per ora non vedo nulla di buono, fra deriva nazional-populista di Renzi, un mondo della sinistra imbarazzante per frammentazione e mancanza di proposte realmente progressive, movimentismi confusi e aggressivi. Vedo in questo paese un deficit enorme di cultura politica, e di cultura tout court. Il panorama mi appare scuro – le lanterne, o anche solo i lumini, tutti spenti. Dal balcone di casa, la sera, vedo che son tornate le lucciole di Pasolini, ma il messaggio che mi mandano col loro alfabeto morse è indecifrabile.

Igor Mitoraj (1944-2014)

Oggi è morto Igor Mitoraj. Per me è soprattutto l’autore delle opere di inquietante bellezza – frammenti di enormi statue deflagrate – che vedevo da studente, nel 1995, in giro per Macerata. Mi ricordo in particolare questa, sopra la rotonda dei Giardini Diaz, con questi occhi ciechi e l’espressione assorta. Guardandola, e leggendo il nome dell’autore che suonava slavo, pensavo alle bombe che ancora cadevano di là dell’Adriatico e insieme al mito, alla bellezza classica di cui mi nutrivo a lezione. E cercavo una difficile sintesi, che infatti non veniva.

In realtà, non sono tante le immagini di quegli anni che porto impresse nella memoria, ma questa sì, posso metterla agli atti.

(L’unica cosa strana è che nel mio ricordo questa scultura era bianca!)

Quella pubblicità non è mia!

Mi han detto che usando certi browser, come Firefox, sotto i miei post compaiono degli avvisi pubblicitari. Con Chrome questo non succede, almeno per ora. O almeno io non lo vedo. Approfondirò la questione: e intanto volevo avvisare chi passa che io da quelle pubblicità non ricavo nulla e – quel che è peggio – non ho nessuna possibilità di scegliermi gli “sponsor”. Non è una bella cosa; e da wordpress, sinceramente, non me l’aspettavo.

Aggiornamento. Mi dicono che anche con Chrome ad alcuni compare la pubblicità. A me no.

Un anno di lavoro dei folletti delle statistiche

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale per il primo anno di questo blog.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Io ne approfitto per ringraziare chi passando, ha letto, sbirciato, commentato; chi ha mostrato apprezzamento su facebook o su twitter; chi ha ripreso le mie discussioni da qualche parte sul web o nel mondo reale; chi mi ha fermato al supermercato o in sala prof per discutere un’idea o una storia; chi mi legge perché mi conosce e chi non conoscendomi passa comunque ogni volta che pubblico un nuovo post. Buon 2013!

Un anno dopo

Il primo post di tuttequestecose è esattamente di un anno fa, anche se il blog vero e proprio è nato qualche giorno dopo. Fra alti e bassi, momenti in cui l’ho usato molto e lunghi silenzi, comunque è stato una presenza nuova nella mia vita. Qualche considerazione.

1) Ho parlato moltissimo di politica, molto di scuola, un po’ di cinema, troppo poco di letteratura e poesia, quasi niente di me. Forse un riequilibrio non sarebbe male.

2) Volevo fosse uno spazio per riflettere, ma quello della riflessione – oltre ad essere un tempo sempre difficile da trovare negli interstizi della vita quotidiana – è un tempo a volte inconciliabile con la rete. Anche perché il ritmo del blog – una scelta volutamente retrò, la mia – ormai è inevitabilmente influenzato da quello frenetico dei social network. E anche la qualità dei post, nel tempo, credo ne abbia risentito. Semplicemente: prima di scrivere ora ci penso meno. Non va bene.

3) Il rischio di un blog personale è quello dell’autoreferenzialità, o meglio dell’autorappresentazione (attività fondamentalmente narcisistica, quando non supportata da consapevolezza e qualità artistica). L’alternativa è usare il blog come un blocco di appunti (era un po’ lo spirito iniziale, ma ho dei ripensamenti) o come strumento di confronto con gli altri (cosa un po’ più difficile: commentare nei blog, ad esempio, pare passato di moda: si ciatta, si tuitta, si linca, si mettono i laic…).

4) E’ stata comunque un’esperienza interessante, occasione per fissare l’attenzione su delle cose, per scoprirne delle altre, per esercitare un po’ la scrittura, per definire anche a me stesso degli orizzonti d’interesse, e anche per conoscere persone e idee. Credo che andrò avanti anche il prossimo anno.

Intanto, auguri ai passanti.