Dalla vision alla mission

Neoumanesimo o neolingua? Imprenditoria moderna proiettata nel futuro o rigurgito in chiave capitalistica del motto “Dio, Patria, Famiglia”? Mi facevo queste domande leggendo questo passaggio di un post che dovrebbe essere dedicato a Brunello Cucinelli e al suo modo di intendere l’imprenditoria:

Brunello Cucinelli ha rinnovato il concetto di azienda, introducendo i convincimenti dettati dal neoumanesimo. La nuova centralità dell’uomo si esplicita nei tre valori irrinunciabili per l’imprenditore: lavoro, famiglia e religione. Il passaggio dalla vision alla mission esalta i valori di umanità, creatività, rispetto delle regole e giusto profitto.

(In ogni caso, l’originale mi pare dica cose un po’ diverse, e in linea di massima più condivisibili)

La scodella vuota

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Oggi in classe si è finiti a parlare, come prima o poi inevitabilmente accade se insegni letteratura a chi ha diciassette anni (che no, non è l’età più bella del mondo), del male di vivere, del non senso del tutto, della inutilità e insieme della necessità di cercare delle risposte, un senso, una direzione. Come sempre in questi casi, ti barcameni: un po’ di Leopardi, un po’ di Camus, e la proposta di continuare a cercare – possibilmente insieme – un po’ di possibile felicità nella fatica di Sisifo.

Poi, tornato a casa, dalla bacheca virtuale di una amica spunta fuori questa, come una specie di epifania.

 

Domani

Il fumo della sigaretta aleggia
nel salotto. Le luci della nave
laggiù al largo s’affievoliscono. Le stelle,
buchi bruciati nel cielo, s’inceneriscono, sì.
Ma va bene, è quello che devono fare.
Quelle luci che chiamiamo stelle.
Bruciare per un po’ e poi morire.
Io ho una fretta del diavolo. Vorrei
fosse già domani.
Ricordo che mia madre, Dio la benedica,
diceva: Non desiderare il domani.
Così sprechi la vita in desideri.
Eppure, lo desidero tanto
questo domani. Con tutti i suoi fronzoli.
Voglio che il sonno venga e se ne vada, tranquillo.
Come passare dalla portiera di una macchina
A un’altra. E poi svegliarmi!
E trovarmi domani nella stanza.
Ora sono più stanco di quanto riesca a dire.
La mia scodella è vuota. Ma è la mia, capite?
E io l’adoro.
R. Carver da “Orientarsi con le stelle”

Victoria

Ieri sera ho visto un film molto bello, un film tedesco di cui si è parlato soprattutto per uno strabiliante artificio tecnico: è girato con un unico piano sequenza di due ore e venti minuti circa; ed è un film d’azione, mica la panoramica sulle sale di un palazzo nobiliare! Qui la camera a mano segue i protagonisti in una movimentata notte berlinese, e racconta come quelle due ore e venti sconvolgano la loro vita per sempre. Il film si intitola Victoria, e se (come vi consiglio) lo andrete a vedere, non leggete quel che segue, perché è pieno di spoiler.

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Mastrocolismi

Il dibattito un po’ lunare su Don Milani di questi giorni (a proposito del quale sto con Vanessa Roghi) sta permettendo a molti di capire, mi pare, che la linea sull’insegnamento dell’italiano, sulla scuola italiana e sul futuro della cultura occidentale non può darcela (più) (soltanto) una colta signora della buona borghesia torinese che si vanta di non aver mai letto un libro di psicologia e pedagogia e che scrive libri dedicati alla scuola fondandoli sulle sue impressioni personali, su quel piccolo pezzo di mondo, e di Italia, e di scuola, che può vedere e capire, appunto, una colta signora della buona borghesia torinese che insegna ai figli della buona borghesia torinese. Passerò per classista, veteromarxista, donmilanista o chissà che altro, ma via, basta: c’è un sacco di gente che ha idee meno impressionistiche e meno nostalgiche sulla scuola, cerchiamo di essere meno pigri e andiamole a cercare.

(E’ solo un appunto per una riflessione più ampia, da non rimandare troppo, sull’insegnamento dell’italiano e sulla scuola, intanto possiamo partire da questo link)

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La chiusura del cerchio (di centrocampo)

Matteo Salvini è sempre sul pezzo. Se la prende con le uscite oggettivamente incredibili di Poletti:

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E naturalmente con chi, per trovare lavoro in Italia, prende sul serio i consigli del ministro:

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(La morale della favola è che 3 minuti sul profilo Facebook di Matteo Salvini sono tanto insostenibili quanto – ahimé – istruttivi)

“tortura assoluta, atemporale, metafisica”

Il 24 marzo 1976 è iniziata la dittatura militare in Argentina. Per ricordarla, questa lettera (che è anche la storia della morte dell’autore) di Rodolfo Walsh (da minimaetmoralia).

1.

La censura della stampa, la persecuzione degli intellettuali, la demolizione della mia casa a Tigre, l’omicidio di amici cari e la perdita di una figlia che è morta mentre vi combatteva sono alcuni dei fatti che mi costringono a questa forma di espressione clandestina dopo che per quasi trent’anni mi sono pronunciato liberamente come scrittore e giornalista.

Il primo anniversario di questa Giunta militare è stata l’occasione per fare un bilancio della condotta del governo nei documenti e discorsi ufficiali in cui, quelli che voi chiamate risultati sono errori, quelli che riconoscete come errori sono crimini e ciò che tenete nascosto sono calamità. Il 24 marzo 1976 avete rovesciato il governo di cui facevate parte e che avete contribuito a screditare in quanto esecutori della sua politica repressiva e la cui sorte era ormai segnata dalle elezioni convocate nove mesi più tardi.

In questa prospettiva quello che avete liquidato non è stato il mandato transitorio di Isabel Martínez ma la possibilità di un processo democratico con cui il popolo rimediasse a quei mali che voi continuate a perpetrare e aggravare.

Illegittimo sul nascere, il governo di cui siete al comando è riuscito a legittimarsi nei fatti recuperando il programma su cui si trovò d’accordo alle elezioni del 1973 l’ottanta per cento degli argentini e che è ancora in piedi come oggettiva espressione della volontà del popolo, unico significato possibile di quel “patriottismo” che voi invocate così spesso. Capovolgendo quel cammino avete restaurato la corrente di pensiero e di interessi delle minoranze sconfitte che strozzano lo sviluppo delle forze produttive, sfruttano il popolo e disgregano la nazione.

Una politica simile può imporsi solo in maniera provvisoria proibendo i partiti, controllando i sindacati, imbavagliando la stampa e seminando il terrore più profondo che la società argentina abbia mai conosciuto.

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2.

Quindicimila dispersi, diecimila prigionieri, quattromila morti, decine di migliaia di esuli sono le cifre reali di questo terrore. Dopo aver riempito le carceri ordinarie, avete creato nelle principali circoscrizioni militari del paese luoghi che si possono definire campi di concentramento dove non può entrare nessun giudice, avvocato, giornalista, osservatore internazionale. Il segreto militare sulle procedure, invocato come necessario per le indagini, trasforma la maggior parte delle detenzioni in sequestri che consentono la tortura senza limiti e le fucilazioni senza processo.

Più di settemila ricorsi di hábeas corpus sono stati negati nell’ultimo anno. In moltissimi altri casi di sparizioni il ricorso non è nemmeno stato presentato perché si conosce in anticipo la sua inutilità oppure non si trova un avvocato che osi presentarlo dopo che i cinquanta o sessanta che lo avevano fatto sono stati a loro volta sequestrati. In questo modo avete strappato alla tortura il suo limite di tempo.

Dal momento che il detenuto non esiste non può presentarsi davanti al giudice entro dieci giorni, secondo la legge che fu rispettata perfino nel culmine della repressione delle precedenti dittature. Alla mancanza di un limite temporale si è aggiunta la mancanza di un limite nei metodi, e si è tornati indietro a epoche in cui si interveniva direttamente sugli arti e sulle viscere delle vittime, ma con mezzi chirurgici e farmacologici di cui non disponevano gli antichi aguzzini. La ruota, il tornio, lo scorticamento da vivi, la sega degli inquisitori medievali ricompaiono nelle testimonianze delle invenzioni contemporanee insieme alla picana (pungolo elettrico), al “sottomarino” (annegamento) e alla fiamma ossidrica.

Attraverso ulteriori concessioni al presupposto che il fine di sterminare la guerriglia giustifichi qualsiasi mezzo da voi usato, siete arrivati alla tortura assoluta, atemporale, metafisica nella misura in cui l’obiettivo originario di ottenere informazioni si è smarrito nelle menti perturbate che la amministrano per cedere all’impulso di massacrare l’essere umano fino a spezzarlo e fargli perdere la dignità, già persa dal carnefice e che voi stessi avete perso.