Cronache terrestri

Domani comincia il terzo anno di un progetto letterario e teatrale promosso dall’Istituto Storico di Macerata che ho la fortuna di coordinare insieme ad Antonio Mingarelli, di cui sono protagonisti le ragazze e i ragazzi del liceo “Galilei Galilei” di Macerata. L’abbiamo chiamato Cronache terrestri, perché vorremmo che letteratura e teatro non siano qualcosa di astratto, lontano dall’esperienza, ma un modo concreto di tenere lo sguardo aperto e consapevole sulle cose della vita e del mondo.

Quest’anno, dopo Fenoglio e Tasso, il nostro corpo a corpo sarà con il capolavoro di Giovanni Verga, e sarà una sfida, come sempre, bella perché apparentemente difficilissima, quasi impossibile. Ma anche questa volta l’energia e il talento dei ragazzi ci stupirà senz’altro.

Per trovare la carica giusta per iniziare, sono andato a recuperare i materiali degli scorsi anni; per chi volesse, due assaggi qui di seguito.

Letture furiose

Giovedì prossimo, per festeggiare il Furioso che compie cinquecento anni, ci daremo, al Liceo di Recanati, a “letture furiose”. Ci saranno, oltre a Ludovico, Angelica, Sacripante, Astolfo e naturalmente Orlando, anche Marco Dondero, che ci porterà sulla Luna, e i ragazzi e le ragazze delle quarte coordinati da Sauro Savelli. Siete tutti invitati. Ci divertiremo!

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Insegnare la Shoah?

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Un po’ di tempo fa Free Ebrei, una rivista telematica di cultura ebraica, mi ha chiesto di scrivere un articolo su come affrontare il tema Shoah a scuola; articolo che alla fine è stato sì pubblicato, ma il giorno di Ferragosto o giù di lì, forse non il momento dell’anno più propizio per riflettere su questi temi.

Magari riproporlo alla vigilia del 16 ottobre può avere, forse, un suo senso: l’articolo si può leggere a questo link.

Resistenti

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Ieri è stata inviata alle scuole la proposta didattica dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Macerata: che nonostante tutto sia così ricca e articolata mi pare un bel segno di vitalità (grazie soprattutto a Paolo e Annalisa, che non si scoraggiano mai, anzi nelle difficoltà danno il meglio).

The times they are a-changin’

teatroHo lavorato per due anni all’Istituto Storico di Macerata, un’esperienza professionale straordinaria. Chi mi conosce e/o mi segue qui si sarà accorto certamente della prima cosa, forse della seconda.

Da qualche settimana sono tornato ad insegnare a scuola. Era previsto che quella in Istituto fosse un’esperienza a tempo, e a me piace tantissimo insegnare, dunque tutto bene, no? Eh no, proprio no. Perché meno bene, anzi decisamente male, va il modo in cui questa cosa è successa, e le conseguenze della stessa. La vera notizia, infatti, non è che io non lavoro più alla realizzazione dei progetti didattici dell’Istituto Storico di Macerata, quanto piuttosto che, purtroppo, non ci sarà nessuno a farlo al posto mio. Almeno per questo anno scolastico. E senza rosee prospettive per il futuro, va detto. Continua a leggere

Foscolo e i poveri

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Ho letto Lettera a una professoressa che avrò avuto vent’anni, e non esito a dire che mi ha cambiato, anche se quella volta lì, alla prima lettura, non ho capito tutto, e anzi alcune parti mi hanno fatto persino arrabbiare. Per esempio io, a vent’anni più o meno, mi ero scritto a lettere per vari motivi, ma il principale era che la mia prof del liceo, leggendo I sepolcri, si era messa a piangere. Credo fosse il passaggio della preghiera di Elettra a Giove. Poi in Lettera a una professoressa avevo trovato (p. 130) il passaggio sull’interrogazione sui Sepolcri, quello in cui la prof chiede di volgere in prosa i vv. 138 e seguenti del poema (“Ma ove dorme…”) e finisce così:

“Volgi in prosa”. Il mio sguardo vagava su quelle parole strane senza sapere dove posarsi. Lei mi sorrideva: “Su via, son cose facili, le ho spiegate ieri. Non hai studiato”. Era vero. Non avevo studiato. Io non dirò mai ai miei scolari che inaugurare vuol dire augurare male. C’è scritto nella nota. Ma è una bugia. L’ha inventata il Foscolo perché non voleva bene ai poveri. Non ha voluto far fatica per noi.

Amavo da matti Foscolo e I Sepolcri, la prof aveva pianto leggendoli, mi ero iscritto a lettere contro tutto e contro tutti e stavo preparando Letteratura italiana I: e questo mi viene a dire che Foscolo non voleva bene ai poveri e così via? va da sé che mi sono incazzato, che ho trovato quel passo della Lettera irritante e sbagliato.

Ci ho messo un po’, forse anni, a capire che i ragazzi di Barbiana in quel passo non parlavano di Foscolo ma della scuola, e del modo in cui noi professori (nel frattempo sono diventato professore) intendiamo quel complicatissimo rapporto a tre fra noi, i nostri studenti, e le cose che insegniamo.

Forse oggi, primo giorno di scuola, l’ho capito ancora meglio, perché ho avuto la fortuna di incontrare, uno dopo l’altro, due articoli di Eraldo Affinati, uno sulla scuola e sul priore di Barbiana, l’altro proprio su Foscolo.

Il primo, per la cronaca, è stato anche occasione di una bella discussione sulla scuola ‘buona’ in terza effe.

 

Pedanterie necessarie

De minimis curat grammaticus (G. B.)

Ieri mattina laletteraturaenoi ha pubblicato una mia riflessione sulla prima prova dell’esame di stato di quest’anno.

Scrivendola mi pareva di scrivere cose necessarie, e allo stesso tempo mi sentivo tremendamente pedante, e pensavo a come è triste il paese che ha bisogno di pedanti.