I link del giorno.

Un Leonardo apocalittico.

– Un Popolino un po’ depresso (che si lamenta di contare poco, però ieri sera con un giochetto stupido ha prodotto 600 commenti in quaranta minuti, su facebook). (Update: ma, fra i post di Popolino di oggi, forse merita ancora di più questo).

Un elettore lucidamente incazzato.

Un utile esercizio di stile.

Bonus track in chiave locale.

Scatenare l’inferno (col sorriso)

Vedo che a volte Matteo Renzi conclude i sui messaggi su facebook, i suoi twit, le sue uscite con la formula di saluto “un sorriso“. Magari prima di questo sorriso ha detto cose ciniche e durissime, ma va bene, si deve sempre chiudere con una nota sorridente. E’ la sua tecnica: magari prova a distruggere il giocattolo delle primarie (rovinando con questo anche il partito che quelle primarie ha organizzato, e che dovrebbe fra parentesi essere anche il suo), ma poi lancia messaggi distensivi all’ultimo momento (e li chiede: il messaggio distensivo che a suo dire dovrebbe lanciare Bersani sarebbe: ok, visto che Matteo ci tiene così tanto, facciamo votare chi vuole, al secondo turno, anche se le regole stabilite erano diverse…).

Perché questa faccenda delle regole a me pare non essere così secondaria. Anzi, mi pare la cosa che meglio dimostra il vero carattere, cinico e spietato, di uno dei contendenti.

Le cose io le ho capite così: s’era deciso che al secondo turno poteva votare chi si era iscritto per il primo. Si lasciava poi una clausola di salvaguardia per casi eccezionali di persone che non avessero potuto iscriversi entro il primo turno per motivi indipendenti dalla loro volontà. C’era la regola e c’era la clausola per garantire chi si fosse trovato in condizioni eccezionali, insomma.

Renzi però ha deciso di usare l’eccezione per stravolgere la regola: ha lanciato (sui giornali, su web) il messaggio che al secondo turno poteva votare chiunque; ma è ovvio che se c’è una iscrizione in massa per il secondo turno, è difficile pensare che sia una massa di casi eccezionali; è chiaro che si sta usando un cavillo (forse lasciato troppo nel vago) per stravolgere il senso della regola. Insomma: il regolamento lasciava quello spazio confidando nella lealtà delle parti in causa, ma se una parte slealmente prova a forzare il tutto, è normale che i Garanti intervengano in senso restrittivo. Così è stato (di qui le polemiche volutamente pretestuose sulle “giustificazioni”…).

Ora Renzi, nella notte dell’antivigilia del voto, ha fatto una cosa gravissima: ha mandato, a tutti quelli che hanno provato ad iscriversi fuori tempo massimo attraverso un sito da lui creato, una mail che dice che loro hanno diritto di votare, anche se i Comitati ufficiali si sono espressi in senso contrario, e invita tutti a recarsi alle urne e chiedere di votare. Insomma: si auspica un assalto ai seggi di gente che chiede con la forza, non in base ad una regola, di votare, con il rischio concreto che salti tutto, o che comunque il risultato delle primarie possa essere rovinato da uno strascico polemico infinito.

Pensate se un’operazione del genere fosse fatta con le elezioni “vere”, ad esempio: la legge non prevede le preferenze, però un partito spinge i suoi elettori a metterle lo stesso nella scheda e poi – visto che l’han fatto in tanti – chiede che quelle preferenze vengano riconosciute come valide. E se lo Stato non lo facesse cominciasse a denunciare la mancanza di democrazia. Ecco, appunto, la democrazia: in uno scenario del genere, che ne sarebbe della democrazia?

Io sono, in definitiva, preoccupato per domani. Spero che tutti i soggetti coinvolti mostrino ragionevolezza e rispettino le regole (i renziani più di Renzi). E spero davvero che, per l’Italia e per il Partito Democratico, vinca Bersani. Perché il cinismo di questo Renzi che si gioca il tutto per tutto a me comincia a fare davvero paura.

Molto su questo ha detto, molto bene, il solito Leonardo.

Cronaca di un dopocena

C’è un prologo: stamattina, fra una spalata e l’altra, Fabio mi fa notare un articolo di Francesco Piccolo, che parte da un recente film muto, che ho ho visto due mesi fa con molto spasso e senza alcuna nostalgia per il film muto, per arrivare a dirmi (eh sì, perché Piccolo parlava proprio a me!) che sono un esponente del ceto medio riflessivo di sinistra reazionario, nostalgico e misoneista proprio perché mi è piaciuto quel film lì, e dunque ho nostalgia del film muto e dunque guardo con ostilità gli ebook, la tecnologia ecc., insomma sarei un incrocio fra Jonathan Franzen, la Camusso e la zia di Piccolo, anche se ho il sospetto di essere solo la vittima di uno scrittore moderatamente nostalgico e di sinistra che cerca di liberarsi da questi brutti vizi scrivendo provocatorie banalità sul supplemento culturale del Corriere della domenica. Insomma: ho trovato l’articolo tanto interessante quanto sbagliato e confuso – interessante proprio perché sbagliato e confuso – e mi son detto: stasera quasi quasi ci scrivo sopra un post.

Poi il programmino che ho appena installato per i feed (Piccolo, pensa come sono messo! Ho installato un programmino per i feed su Chrome solo nel febbraio 2012: quanto può essere nostalgico e misoneista uno così in ritardo? eh, quanto?) questo programmino mi ha segnalato, siamo a fine pomeriggio, che Leonardo ha scritto un post intitolato Manifesto del conservatore di sinistra. Mi ha fregato sul tempo, penso. Ma è un post lungo anche per la media di Leonardo, e rimando la lettura al dopocena, quando scopro che in realtà il post parla del quotidiano il Manifesto, e dei suoi errori, e alla fine dà ragione a Piccolo, perché quelli del Manifesto non hanno capito il web 2.0., non ne hanno accettato la logica “barbara” della condivisione di tutto, della contaminazione senza steccati (giornalisticamente parlando: leggere da Libero al Manifesto passando per Repubblica), ma sono rimasti nella logica della tribù, di quei circuiti duri e puri, senza troppa curiosità per il diverso. [Digressione: questi ragionamenti mi hanno fatto venire in mente che una mia giovane amica con cui litigo sempre (e che dentro di me considero l’idealtipo della lettrice del Manifesto, anche se nella realtà è forse troppo giovane anche per sapere che il Manifesto esiste), mi ha segnalato su facebook e consigliato caldamente di vedere un video e io ancora non l’ho fatto (lo vediamo insieme? no, ok, dura un’ora e mezza, però mi piace che una filo-palestinese-a-priori come la mia giovane amica mi consigli di vedere un documentario israeliano sull’antisemitismo: dimostrazione immediata che i miei pregiudizi erano sbagliati, come quasi sempre). Fine della digressione]. Ma poi il post di Leonardo parla anche di altre cose interessanti: per esempio di quelli che nel Quattrocento volevano che la stampa riproducesse il carattere corsivo degli amanuensi (e questo mi ha portato a leggere una bizzarra recensione che avevo visto segnalata sulla copertina del Post e che in effetti c’entra molto con l’argomento in questione); e poi, sempre nel post di Leonardo, c’è anche una frase bellissima sul problema (ridicolo a ben pensarci) del rapporto fra internet e vita reale: dice Leonardo: “Insomma, senza mai essere stato un vero acquirente del prodotto, io il Manifesto l’ho sempre letto in giro, in quella internet imperfetta e lenta che era la vita quotidiana fino a 10 anni fa”. Poi, a proposito della chiusura del Manifesto, mi stavo dimenticando che, proprio in un sito che ho scoperto oggi c’era un articolo su questo tema, ma non l’ho ancora letto. Devo recuperarlo… Aspettatemi un attimo. Ah niente, era solo la riproposizione, per solidarietà, del videoeditorale del direttore del giornale. Be’, curiosa la solidarietà ad un giornale di carta, che chiude anche perché non abbastanza integrato nel web, da parte di un sito nato con questi propositi. Ah, il direttore del Manifesto è Norma Rangeri. Qualcuno mi segnala, così, per curiosità, gli articoli più belli di Norma Rangeri, per favore? Ai tempi in cui la leggevo faceva recensioni televisive non sempre brillantissime, mai tali da farmi dire: questa un giorno diventerà direttrice di giornale. Ma le cose cambiano…

Io però volevo parlare dell’articolo di Francesco Piccolo. A questo punto me lo dovrei rileggere, ma ormai è tardi, e forse quello che volevo dire l’ho già detto. O lo dirò un’altra volta.