Oggi mi sono fatto un regalo, un modo per tornare alla mia adolescenza e ad un pezzo importante della mia formazione. Questo:

E adesso, scusate, ma vado a farmi il regalo di leggerlo ;-).
Oggi mi sono fatto un regalo, un modo per tornare alla mia adolescenza e ad un pezzo importante della mia formazione. Questo:

E adesso, scusate, ma vado a farmi il regalo di leggerlo ;-).
Domani comincia il terzo anno di un progetto letterario e teatrale promosso dall’Istituto Storico di Macerata che ho la fortuna di coordinare insieme ad Antonio Mingarelli, di cui sono protagonisti le ragazze e i ragazzi del liceo “Galilei Galilei” di Macerata. L’abbiamo chiamato Cronache terrestri, perché vorremmo che letteratura e teatro non siano qualcosa di astratto, lontano dall’esperienza, ma un modo concreto di tenere lo sguardo aperto e consapevole sulle cose della vita e del mondo.
Quest’anno, dopo Fenoglio e Tasso, il nostro corpo a corpo sarà con il capolavoro di Giovanni Verga, e sarà una sfida, come sempre, bella perché apparentemente difficilissima, quasi impossibile. Ma anche questa volta l’energia e il talento dei ragazzi ci stupirà senz’altro.
Per trovare la carica giusta per iniziare, sono andato a recuperare i materiali degli scorsi anni; per chi volesse, due assaggi qui di seguito.
Giovedì prossimo, per festeggiare il Furioso che compie cinquecento anni, ci daremo, al Liceo di Recanati, a “letture furiose”. Ci saranno, oltre a Ludovico, Angelica, Sacripante, Astolfo e naturalmente Orlando, anche Marco Dondero, che ci porterà sulla Luna, e i ragazzi e le ragazze delle quarte coordinati da Sauro Savelli. Siete tutti invitati. Ci divertiremo!

Sono saltati giù dai piani in fiamme –
uno, due, ancora qualcuno
sopra, sotto.
La fotografia li ha fissati vivi,
e ora li conserva
sopra la terra verso la terra.
Ognuno è ancora un tutto
con il proprio viso
e il sangue ben nascosto.
C’è abbastanza tempo
perché si scompiglino i capelli
e dalle tasche cadano
gli spiccioli, le chiavi.
Restano ancora nella sfera dell’aria,
nell’ambito di luoghi
che si sono appena aperti.
Solo due cose posso fare per loro –
descrivere quel volo
senza aggiungere l’ultima frase.
(Wislawa Szymborska)
PS: Grazie, Stefano R.!!!
“C’era una cosa che, però, fin da bambino, faceva in modo che nutrissi una profonda ammirazione per lui. La sua biblioteca.” (da qui)

Mi rifiuto di accettare la fine dell’uomo, è fin troppo facile dire che l’uomo è immortale perché destinato a resistere: che quando l’ultimo din don del giudizio universale risuonerà svanendo dall’ultima inutile rupe sporgentesi sull’assenza di mare, nell’ultima sera rossa e morente, anche allora un suono resterà: quello della sua flebile ma inesausta voce che continua a parlare. Mi rifiuto di accettarlo. Io credo che l’uomo non si limiterà a resistere: egli prevarrà. Egli è immortale, non perché solo tra tutte le creature ha una voce che non si esaurisce, ma perché ha un’anima, uno spirito capace di compassione, di sacrificio e di resistenza. Il compito del poeta, dello scrittore, è di scrivere di queste cose.
Così William Faulkner, accettando il Premio Nobel (da un articolo bellissimo di Nicola Lagioia).
Piccolo apologo estemporaneo, anche a mo’ di anticipazione di una cosa imminente.
Passeggiavo per Macerata. Mi fermo a guardare la vetrina della mia libreria, e noto un paio di libri di poesie, che come in quella collana famosa di Einaudi (ma questi non sono Einaudi) hanno in copertina una delle poesie della raccolta: ottima cosa, la poesia non può pubblicizzarsi che con la poesia, o col silenzio. Leggo allora le poesie in copertina, sono di Ennio Cavalli entrambe, e mi piacciono entrambe, la prima è questa:
Superlativo di adesso è mai più.
Di acceso, arso vivo.
Più che vicino significa dentro, oppure
denso, fiato, fede.
Al culmine dell’allegria, il disinnesco.
Superlativo di inoltre è un bel nulla,
ovvia ripezione o viceversa.
Se guardi le parole in controluce
qualcuna è vera. Continua a leggere
Ho avuto finora modo di scorrere in maniera parziale le tracce della prima prova di quest’anno: qualche prima impressione, intanto, poi ci tornerò con più calma.
Di certo, se trattiamo queste tracce anche come spunti per un metodo di lavoro nel trattamento delle materie umanistiche a scuola, abbiamo molto su cui riflettere.
Mentre stiamo a discutere di se/come riformare la prova di greco e latino al classico, di possibili ritorni ad una scuola media-ginnasio, col latino e tutto e il resto, di come tutto era più bello quando la scuola era saldamente gentiliana e classista, tutti discorsi interessanti certo ma rivolti decisamente al passato, qui succedono un po’ di cose, ne segnalo qualcuna, quasi random. Continua a leggere
Con i pescatori e con la vita sul fiume, le belle chiatte con la loro vita a bordo, i rimorchiatori con i camini che si piegavano all’indietro per passare sotto i ponti, tirando file di chiatte, i grandi platani sugli argini di pietra del fiume, gli olmi e ogni tanti i pioppi, non potevo mai sentirmi solo lungo il fiume. Con tutti quegli alberi in città, potevi vedere la primavera che avanzava giorno per giorno finché una notte di vento caldo non l’avrebbe portata all’improvviso in una sola mattina. A volte le piogge fredde e pesanti la respingevano tanto da dare l’impressione che non sarebbe mai arrivata e che ti stavi perdendo una stagione della tua vita. Questo era il solo momento davvero triste a Parigi perché era innaturale. Ti aspettavi di essere triste in autunno. Parte di te moriva ogni anno quando le foglie cadevano dagli alberi e i rami erano nudi contro il vento e la fredda luce invernale. Però sapevi che ci sarebbe sempre stata la primavera, come sapevi che il fiume avrebbe ricominciato a scorrere dopo il gelo. Quando le piogge fredde persistevano e uccidevano la primavera, era come se un giovane fosse morto senza ragione. A quei tempi, comunque, la primavera finiva sempre per arrivare; ma era terrificante che avesse rischiato di non farcela.
Hernest Hemingway, Festa mobile