Quella pubblicità non è mia!

Mi han detto che usando certi browser, come Firefox, sotto i miei post compaiono degli avvisi pubblicitari. Con Chrome questo non succede, almeno per ora. O almeno io non lo vedo. Approfondirò la questione: e intanto volevo avvisare chi passa che io da quelle pubblicità non ricavo nulla e – quel che è peggio – non ho nessuna possibilità di scegliermi gli “sponsor”. Non è una bella cosa; e da wordpress, sinceramente, non me l’aspettavo.

Aggiornamento. Mi dicono che anche con Chrome ad alcuni compare la pubblicità. A me no.

La logica del giaguaro.

C’è una cosa che non capisco in questa faccenda del giaguaro.

Io la storia me la ricordo così: Crozza tira fuori l’ennesima metafora bersanese: “Non stiam mica qui a smacchiare i giaguari”: l’ennesima variazione su “Non stiam mica qui a pettinare le bambole”, ovvero, più o meno, “Non stiamo mica qui a perdere tempo in operazioni inutili e oziose”.

Poi, però, Bersani decide di imitare Crozza che imita Bersani e riprende la faccenda del giaguaro. Ma ne cambia la forma e il senso: “Vedrete che lo smacchieremo, questo giaguaro”, e simili. Forse voleva dire: “Vedrete che arriveremo a far fuori Berlusconi”, o simili. Però se “smacchiare il giaguaro” significava, nell’originale, “eseguire operazioni inutili e oziose”, dire “Smacchieremo il giaguaro” vuol dire esattamente “passeremo il tempo a perdere il tempo in operazioni inutili” (che poi, anche applicato a Berlusconi, sembra tristemente vero).

Insomma: alla fine siam proprio stati lì a smacchiare il giaguaro. Sarà mica per questo che abbiam perso?

Gli spassi di Luca

Luca Sofri s’è inventato un bel passatempo, e l’ha applicato ad un esempio che, per una ormai antica idiosincrasia, non posso non apprezzare.

Per una serie di collegamenti accidentali successivi, di quelli tipici dello stare online, ieri al Post siamo finiti sulla funzione di Google Translate che “legge ad alta voce” il testo che ci incollate (funzione disponibile anche in molti altri servizi e programmi): il tastino in basso a sinistra con l’altoparlante. E ne abbiamo scoperto un potenziale sovversivo e illuminante: ovvero il risultato che si ottiene facendo leggere alla signorina Google certi editoriali dei quotidiani (in realtà rende ridicolo un po’ tutto, ma con gli editoriali dei quotidiani funziona di più). Vi consiglio, ogni volta che leggete qualcosa che vi pare di rara tromboneria, di sottoporlo a questo procedimento: e tutto vi apparirà in una luce migliore, o almeno più leggera.
Tipo, il fondo di Alessandro D’Avenia sulla Stampa di oggi.

Suggerisco, per continuare, elzeviri a caso di Pigi Battista e Francesco Merlo. Buon divertimento.

Un anno di lavoro dei folletti delle statistiche

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale per il primo anno di questo blog.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Io ne approfitto per ringraziare chi passando, ha letto, sbirciato, commentato; chi ha mostrato apprezzamento su facebook o su twitter; chi ha ripreso le mie discussioni da qualche parte sul web o nel mondo reale; chi mi ha fermato al supermercato o in sala prof per discutere un’idea o una storia; chi mi legge perché mi conosce e chi non conoscendomi passa comunque ogni volta che pubblico un nuovo post. Buon 2013!

Un anno dopo

Il primo post di tuttequestecose è esattamente di un anno fa, anche se il blog vero e proprio è nato qualche giorno dopo. Fra alti e bassi, momenti in cui l’ho usato molto e lunghi silenzi, comunque è stato una presenza nuova nella mia vita. Qualche considerazione.

1) Ho parlato moltissimo di politica, molto di scuola, un po’ di cinema, troppo poco di letteratura e poesia, quasi niente di me. Forse un riequilibrio non sarebbe male.

2) Volevo fosse uno spazio per riflettere, ma quello della riflessione – oltre ad essere un tempo sempre difficile da trovare negli interstizi della vita quotidiana – è un tempo a volte inconciliabile con la rete. Anche perché il ritmo del blog – una scelta volutamente retrò, la mia – ormai è inevitabilmente influenzato da quello frenetico dei social network. E anche la qualità dei post, nel tempo, credo ne abbia risentito. Semplicemente: prima di scrivere ora ci penso meno. Non va bene.

3) Il rischio di un blog personale è quello dell’autoreferenzialità, o meglio dell’autorappresentazione (attività fondamentalmente narcisistica, quando non supportata da consapevolezza e qualità artistica). L’alternativa è usare il blog come un blocco di appunti (era un po’ lo spirito iniziale, ma ho dei ripensamenti) o come strumento di confronto con gli altri (cosa un po’ più difficile: commentare nei blog, ad esempio, pare passato di moda: si ciatta, si tuitta, si linca, si mettono i laic…).

4) E’ stata comunque un’esperienza interessante, occasione per fissare l’attenzione su delle cose, per scoprirne delle altre, per esercitare un po’ la scrittura, per definire anche a me stesso degli orizzonti d’interesse, e anche per conoscere persone e idee. Credo che andrò avanti anche il prossimo anno.

Intanto, auguri ai passanti.

Un endorsement timido

Domenica, sempre che alle manifestazioni di sabato a Roma le cose non si mettano male, andrò a votare per le primarie di centrosinistra. Ci andrò felice di partecipare ad un evento democratico a cui credo molto e che sono sicuro farà bene alla parte politica a cui mi sento di appartenere con convinzione, da sempre.

Ho letto, visto, ascoltato e discusso parecchio su queste cinque persone, e alla fine di tutte mi sono fatto un’impressione complessivamente positiva, chi più chi meno. Sono, come si dice, risorse del paese e del centrosinistra.

Io andrò a votare Bersani; anche se ho deciso di non partecipare a nessun comitato, gli amici del PD lo sanno e credo d’averlo fatto capire anche qui con un paio di post. La mia preferenza è per una persona (e un gruppo) che presenta un programma che a mio avviso può fare bene all’Italia; alcuni aspetti specifici legati alle cose che conosco meglio li ho già presi in considerazione qui, per il resto ognuno può farsi la sua idea…

Poi io sono uno che sostiene ancora, nonostante tutto, la necessità dei partiti, che la Costituzione considera presidi di democrazia, e di partiti che funzionino secondo istituzioni e regole. A me pare che a questo aspetto Renzi guardi poco, che abbia un’idea piuttosto personalistica della politica, e questo non mi dà garanzie per il dopo. E la gestione del dopo è l’unica cosa che mi preoccupa davvero, di queste primarie.

Ma al di là di perplessità sul programma e sull’atteggiamento complessivo nei confronti del confronto politico, a Renzi do atto di aver smosso delle acque che s’erano fatte troppo paludose, e di aver messo il dito nella piaga in certe incrostature del PD, e di aver fatto proposte innovative che vale comunque la pena di discutere (qui un lungo articolo di suzukimaruti che merita di essere letto e discusso, anche se confesso che molte cose non mi convincono – magari ci torno…); dal confronto con tutto questo la piattaforma programmatica del centrosinistra per le elezioni non potrà che guadagnarci in modernità, chiarezza e consapevolezza.

Insomma: non sarei contento di una vittoria di Renzi, ma sono contento che Renzi ci sia stato e ci sia.

In ogni caso, sosterrò qualsiasi vincitore di queste primarie, perché alle primarie ci credo e gli sgambetti a posteriori sarebbero inaccettabili, da qualsiasi parte venissero e a chiunque venissero fatti.

Postilla. Dimenticavo di dire che, guardandomi intorno e leggendo in giro, nei comitati mi pare di vedere una tensione forte, vera, molto diversa da quel gioco fra gentiluomini che s’è visto ad esempio nel confronto tv. Forse è un bene, segno che la sfida è vera, sentita, che le diversità programmatiche sono reali. Forse è un male, segno che si sta giocando una partita di potere (soprattutto a livello locale) che con le idee e gli ideali ha poco a che fare. Staremo a vedere; a me, in ogni caso, la cosa trasmette sensazioni negative.

Postilla 2. Un endorsement un po’ meno timido.

Domenica si vota in ogni città, qui è spiegato tutto e ci si può anche iscrivere preventivamente: ci vogliono 3 minuti 3, basta sapere il numero della propria sezione elettorale. Domenica dovete portarvi 2 euro, un documento d’identità e il certificato elettorale.

 

La storia eravamo noi

I commenti alla vittoria di Hollande, il sempre più chiaro massacro del Pdl, la fine della pioggia (con relativa corsetta in riva al fiume), e per concludere una gustosa tranquilla cenetta a casa: poteva anche essere una bella serata. Poi ho visto questo:


(la neve deve aver fatto secchi molti ulivi, in quel di Spello…)

Aggiornamento: un’affezionata lettrice del blog ( 🙂 ) mi segnala questo reportage sul committente dello spot. Sono sempre più felice.

Aggiornamento 2: in una sua canzone De Gregori scrive: “tu da che parte stai? / stai dalla parte di chi ruba nei supermercati / o di chi li ha costruiti / rubando”. Essendo il nostro un grande ammiratore di Brecht, ho sempre pensato che nello scrivere quei versi avesse in mente il famoso apoftegma “Cos’è rapinare una banca a paragone del fondare una banca?”. Ma in fondo anche La storia tratta temi molto simili a Domande di un lettore operaio, che anni dopo sarà citata espressamente in Il cuoco di Salò. E il cerchio, in qualche modo, si chiude.