Insegnare, con freschezza
Qualche giorno fa è stata pubblicata su laletteraturaenoi una conversazione che ho avuto la fortuna di intrattenere con lo scrittore e insegnante Marco Balzano in occasione di una sua visita a Macerata e Recanati. Qui di seguito l’inizio; l’intervista completa si può leggere a questo link.
Incontro per la prima volta Marco Balzano all’ingresso di un albergo di Macerata il 6 maggio di quest’anno. Quando lo vedo entrare, con quel canestro di ricci in testa e lo zaino, il fisico minuto e scattante, ho una sensazione strana, come se mi venisse incontro, insieme allo scrittore e all’insegnante che è, il ragazzino e lo studente che Marco è stato qualche anno fa. La direi una sensazione di freschezza, se si capisce quel che voglio dire. Marco è appena arrivato nelle Marche per incontrare gli studenti che insieme a me, durante l’anno, hanno letto e discusso il suo romanzo L’ultimo arrivato. Nel pomeriggio dobbiamo incontrare i ragazzi di Macerata, il mattino dopo quelli di Recanati; in mezzo, gli ho strappato la promessa di una chiacchierata su scuola e scrittura per laletteraturaenoi. L’idea iniziale è di farla subito dopo l’incontro maceratese, ma poi ci facciamo catturare dalla dolcezza del pomeriggio di maggio, e preferiamo goderci il centro storico di Macerata. Decidiamo così che la nostra intervista la faremo il mattino dopo, in auto, nel tragitto verso Recanati. Continua a leggere
Farfalle
Stanotte un gruppo di ragazzi ha ridipinto e restaurato i giochi di un parco pubblico; di notte, per fare una sorpresa ai bambini che lo frequentano; da soli, per dare un senso di gratuità e di impegno per il bene comune.
Loro descrivono la loro azione con queste parole:
questa notte cinquanta farfalle sono venute nel nostro parco. Si sono poggiate su giostre e panchine e le hanno lisciate, smaltate, colorate. Poi si son fermate sul muro del campetto per una firma, alle 6.30 di questa mattina, quando finito il lavoro dopo 9 ore sono andate via, silenziose…
Stefano, uno dei protagonisti, ne parla così:
E cosi, alle 4 di mattina, ti trovi a raccontare di una nottata passata con qualche decina di matti a pitturare le giostre di un parco. Per fare una sorpresa ai bambini della città e a un quartiere intero.
L’abbiamo chiamato notte dei beni comuni, perché una comunità che si riappropria di uno spazio, che lo cambia e modifica, lo fa proprio e lo rende migliore (andando anche oltre quanto già fa ogni giorno) è essa stessa il primo, prezioso, bene di tutti.
Tutto questo avviene a Recanati, per opera del Centro Culturale Fonti San Lorenzo, e noi a questo centro gli dobbiamo voler bene.
La versione di Lillo
I miei venticinque lettori (non è modestia, più o meno i numeri sono quelli), o almeno quelli più assidui, avranno notato che in questi ultimi mesi di politica ho parlato pochissimo: è stata una scelta precisa, dettata dalla necessità di elaborare la triste fine della mia breve esperienza “civatiana” nel PD. Non voglio derogare troppo a questa regola, e allora, invece di parlare io, mi approprio delle osservazioni sul voto di ieri di un giovanissimo dirigente siciliano – e nazionale – dei Giovani Democratici, Lillo Colaleo, che condivido in toto (da Facebook, grassetto mio):
Politicamente è un disastro. Consensi del PD vistosamente diminuiti sia in termini assoluti che percentuali (si naviga tra l’11% di Napoli al 28% di Milano, eccettuato il 35% di Bologna). Delle candidature principali nessuna sfonda ed il risultato politico positivo desiderato diviene l’arrivo al ballottaggio. Di fatto, è il disastro del Partito della Nazione come modello politico e culturale: il PD senza il centro-sinistra è una forza politica destinata all’isolamento (e tutto questo ricorda tanto il PD di Veltroni), che non solo ha perso la sua bussola e non riesce più a guidare il centro-sinistra (qualcuno, paradossalmente, pensa di voler misurare il PD rispetto a Sinistra Italiana anziché rispetto al Centro-Destra), ma che, a quanto pare, pur avendone imbarcato una quantità imbarazzante di ceto politico, non riesce a guadagnare neppure consensi al centro e tra i moderati. E questo, tranne a voler tenere le bendi sugli occhi, dovrebbe farci riflettere un tantino. Continua a leggere
(Oggi va così)
Tre noterelle su scuola, libri e lavoro
Mentre stiamo a discutere di se/come riformare la prova di greco e latino al classico, di possibili ritorni ad una scuola media-ginnasio, col latino e tutto e il resto, di come tutto era più bello quando la scuola era saldamente gentiliana e classista, tutti discorsi interessanti certo ma rivolti decisamente al passato, qui succedono un po’ di cose, ne segnalo qualcuna, quasi random. Continua a leggere
[pro memoria 05/16]
Libri acquistati (o ricevuti in regalo) – Paolo Nori, Manuale pratico di giornalismo disinformato (e ci ho pure l’autografo, se a qualcuno gliene può importare); Almanacco 2016 – Esplorazioni sulla via Emilia; Gianni Celati, Studi d’affezione per amici e altri; Piero della Francesca. Indagine su un mito (catalogo della mostra di Forlì);
Libri letti – Vittorio Sermonti, Se avessero (8…); Paolo Nori, Manuale pratico di giornalismo disinformato (19); E. Hemingway, Festa mobile (23); M. Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke (25); E. Hemingway, Per chi suona la campana (…); Alba De Cespedes, Nessuno torna indietro (…);
Libri da tenere sott’occhio – Marco Balzano, Il figlio del figlio; Marco Balzano, Pronti a tutte le partenze;
Film visti – Sole alto**** di Dalibor Matanic (1, Azzurro); La pazza gioia*** di Paolo Virzì (21, Kursaal); Julieta*** di Pedro Almodovar (29, Capitol).
Altro – Paola Magnarelli, Dall’indicibile al comparabile (in Paradigma lager, CLUEB 2010); a Macerata Racconta ho sentito gli interventi di Paolo Di Paolo, di Giuseppe Dino Baldi, Paolo Nori, Marcello Fois e Chiara Valerio…
legenda degli asterischi:
*non vale la pena **vale la pena ***bello ****wow *****(non so se li userò mai)
La fine delle cose (buone)
Oggi chiude (chiusura ampiamente annunciata) Le Buone Cose, un blog forse poco noto ma che ho amato come nessun altro, e senza il quale certamente tuttequestecose non esisterebbe. Avete, credo, qualche ora ancora per farci un giro, poi scomparirà dalla rete. Io, anche se so che così perderò per sempre la possibilità di rileggere un sacco di cose belle (oltre che buone), non ho cuore: ho provato a scorrere un po’ e mi fa troppa tristezza.
Però il suo autore, che è anche un mio carissimo amico, ha deciso così, e quindi – per forza – va bene così. Io lo prendo anche come un invito alla riflessione su quanto sia effimero tutto quello che scriviamo e comunichiamo in rete, e sull’illusione, potente quanto vana, che le cose, solo perché stanno in questi spazi (blog, social, siti e quant’altro), allora in qualche modo restino per sempre. Non è così (forse è giusto che non sia così) e ce lo dobbiamo ricordare.
Allora addio alle buone cose, ai suoi post sempre intelligenti e arguti, e anche ai commenti, molti miei, sotto a quei post.
Io, sapendo che l’autore che sta dietro a Le Buone Cose è uno che ha molto da dire e sa sempre benissimo come dirlo, spero solo che questa fine sia solo un modo per lasciare spazio ad altre forme, meno effimere, di scrittura.
Au revoir!
Nuovi concorsi e vecchi esami
Si è parlato abbastanza in questi giorni di un editoriale di Ernesto Galli Della Loggia molto severo nei confronti del Miur, e in particolare di coloro che hanno pensato e redatto le domande di storia per la prova scritta dell’ultimo concorso. Lo storico e giornalista ha ragione da vendere a polemizzare con quel mix di incompetenza e saccenteria tecno-futurista (“non sappiamo nulla di nulla di come si insegna la storia, ma mettiamoci qualche parola inglese, magari ispirandoci al sottotitolo del nostro videogioco preferito, che fa tanto up-to-date, e sarà tutto bellissimo”), e il discorso si potrebbe allargare a tutte le discipline e alla struttura stessa della prova, che richiedeva di elaborare percorsi complessi, con le più varie e diversificate implicazioni didattiche, in qualcosa come 15 minuti a quesito. Fra l’altro, proprio l’altro ieri una collega che ha partecipato a questa tragica farsa mi spiegava che c’erano una serie di questioni anche tecniche affrontate con superficialità e improvvisazione, e senza nessun tipo di coordinamento fra chi aveva ideato i quesiti e chi aveva organizzato la piattaforma informatica sulla quale la prova si doveva svolgere. Esempio: un quesito di matematica richiedeva di elaborare un mappa concettuale, ma il programma su cui i candidati dovevano lavorare era un word processor (immagino una cosa simile al “blocco note” di windows) dove era solo possibile scrivere un testo continuo e cancellare, senza nessuna possibilità di formattare e usare la grafica: per fare una mappa concettuale in queste condizioni devi essere un maestro dell’ecfrasi. Cose così, insomma, stupidaggini, quelle robe che capitano quando si improvvisa, o quando ci si affida ad incompetenti.
Ma il punto principale sta nell’idea di insegnante sottesa a questo tipo di prova: una persona che in un quarto d’ora ti improvvisa un percorso didattico, un modulo, una lezione, buttando lì qualche parola di neolingua didattichese, una spruzzata di inglese imparaticcio, che faccia il suo lavoro in poco tempo e possibilmente in economia.
La cosa mi ha ricordato tantissimo il mio esame di geografia all’università. Funzionava pressappoco così: non c’era da studiare il libro di geografia umana, ma sapere – ad esempio – che per lo studio geografico della città nel mondo odierno è importante il concetto di nodo. Ok, se c’era una domanda sulle città tu dovevi scrivere un breve testo (erano nozioni che si tramandavano da appello ad appello) che poteva anche essere una vera e propria supercazzola, bastava scrivere bello grosso la parola nodo e sottolinearla con enfasi. Bene, la correzione del test era in tempo reale: il professore prendeva gli elaborati, quand’era il tuo turno ti chiamava e correggeva seduta stante (circa 20-30 secondi ad elaborato) e se vedeva subito le parole chiave che si aspettava di trovare ti diceva cose tipo: “tu sì che hai capito, sei andato al succo della questione” e arrivava anche a espressioni come “Sei un Dio”, “Vai come un leone”. Non sto inventando, qualche lettore di questo post c’era e sa che non sto raccontando balle. Io, naturalmente, a quell’esame ho preso trenta e sono uscito dall’università senza sapere assolutamente nulla di geografia umana. Però io e quel professore stavamo anticipando la didattica smart del futuro, e non lo sapevamo (io certamente no).
Per approfondire, due come al solito impeccabili post di Mariangela Galatea Vaglio: qui e qui.
Storia & storie

Storia & storie nelle Marche è una rivista annuale arrivata al suo terzo numero, uscito qualche mese fa, che raccoglie fra tante cose interessanti (qui l’indice) una mia piccola nota su una bella mostra fotografica che c’è stata lo scorso anno a Macerata, dove parlo di un antenato del dottor Stranamore, dei rischi e delle opportunità delle celebrazioni storiche, e all’importanza di “ricordare ancora una volta quanto la normalità e le grandi torsioni della storia possano essere fra loro inaspettatamente vicine”.

