Due poesie d’amore

Fosse almeno l’anno 1993

Fosse almeno quel terribile,
per l’umiliazione a nulla paragonabile,
anno 1993
quando non avevamo nient’altro
che l’un l’altro.
 
Magari fosse ancora quel terribile,
quel tante volte maledetto anno 1993!
 
Avrei ancora cinque anni pieni
da poterti guardare
e da tenerti per mano!

(Luglio 1998).

***

Quei due abbracciati

Quei due abbracciati sulla riva del Reno a Gotthlieben
potevamo essere anche tu ed io,
ma noi due non passeggeremo mai più
su nessuna riva abbracciati.
Vieni, passeggiamo almeno in questa poesia.

(2000)


Sono due poesie che il poeta Izet Sarajlić ha dedicato alla moglie Mikica, morta pochissimo tempo dopo la fine della guerra nell’ex Jugoslavia, stremata per aver resistito con Izet al lunghissimo assedio della loro città, Sarajevo. Altre poesie qui.

(la foto mi sa che non c’entra niente, l’ho trovata per caso cercando senza esito una vera foto della coppia protagonista di questa storia d’amore; ma era bella e l’ho messa uguale)

Una foto

C’è una foto che da qualche giorno mi tormenta, questa:

Il motivo è che vedendola mi sono reso conto di aver completamente rimosso, negli anni, i fatti spaventosi avvenuti quando io ero già un giovane adulto, a poche centinaia di chilometri da casa mia. E mi rendo anche conto di sapere pochissimo di quel che lì è successo. Deve essere così, se quando l’ho vista per caso in un giornale ho pensato lì per lì: “Toh, una foto a colori di Auschwitz!”.

Eppure, per chi è stato internato a Manjaca (che nome inquietante) non deve essere stato tanto diverso da Auschwitz. Essere torturati e uccisi, o soffrire la fame fino a diventare uno scheletro che cammina, non è meno terribile se sei in un posto e in un’epoca in cui ti possono scattare foto a colori. E la quantità non può incidere sulla “qualità” della violenza e della violazione inferta ai singoli.

Perché di Manjaca (ma anche di Srebrenica) non si parla quasi più, se mai se ne è veramente parlato?

Un lungo intervallo

In questo periodo ho un po’ da fare, e la testa un po’ piena quindi non riesco a ritagliarmi lo spazio per qualche pensiero da condividere qui. Nessuno si preoccupi: torno presto!

Intanto segnalo, per chi non lo avesse ancora visto, quello che è già stato definito – con qualche ragione – il vero manifesto per la rinascita della sinistra (da non confondere con l’altro, che pure esce oggi).

Mister Wolf e lo stallo alla messicana

Ormai da Tempo il cinema di Tarantino ha chiuso il cerchio: da postmoderno-citazionista a classico-citato.

Nell’attuale stallo alla messicana della politica italiana (non lo scopro certo io che questa è la metafora migliore per descrivere la situazione) possiamo dunque chiederci se possa esistere un mister Winston Wolf che venga a risolvere i nostri problemi. Mi verrebbe da essere pessimista: ricordiamo tutti, infatti, che mister Wolf arriva quando il morto c’è già stato, e la vittima se n’è andata nella maniera più plateale e assurda. Ma non era, quello, un caso di stallo alla messicana, come quello in cui ci troviamo noi. In tal caso, a mister Wolf, probabilmente, non rimarrebbe che prendere atto della carneficina e ripulire il luogo del delitto.

Aggiungo una cosa, però: lo stallo alla messicana finisce inevitabilmente in un bagno di sangue perché i protagonisti, da bravi cow-boys, continuano a ragionare come se si trovassero a fare i conti con un normale duello. E’ un fatto di pigrizia mentale: se, di fronte a due pistole puntate contro di te, ti comporti come se ce ne fosse una sola, ci rimani secco. E’ inevitabile.

Il punto è capire se c’è un modo per pensare diversamente, quando ti sei messo in un pasticcio di questo tipo. “Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo”; pare che l’abbia detto un vecchio grillino di nome Albert Einstein. Il punto è capire se il tempo per cambiare tipo di pensiero sia definitivamente scaduto. E probabilmente la risposta è sì.

Ho scritto a un grillino

Ieri sera, senza pensarci troppo, quando ho visto questa pubblica confessione (clima da autodafè, o da purghe staliniane) ho scritto al grillino. Ecco la lettera:

Giuseppe, non ci conosciamo e il mio commento non conterà per te nulla perché, ehm, lo confesso: io sono del PD. Di minoranza, sempre eretico e quindi fuori da ogni logica di potere ma sì, confermo: sono del PD. Credo ancora nei partiti: sono di una razza in via d’estinzione. Non ti scrivo quindi per dirti che hai fatto bene o male a votare così o cosà, o a dichiararlo pubblicamente. Non è questo. Il punto è che nel tuo messaggio ho visto la paura e lo spaesamento di chi si trova in una macchina che rischia di schiacciarlo: fra il boss che manda dispacci via blog, il ruolo istituzionale che comunque c’è, una base a cui vorresti rispondere delle tue azioni ma che è difficile capire, conoscere, nella selva del web che si rivela ben più complicata del paradiso che sembrava prima, quando si trattava solo di criticare il sistema. Ecco: l’unica cosa che vorrei dirti è questa: tu ora sei pagato (magari con lo sconto, ok) da tutti gli italiani per fare il bene dell’Italia, non per criticareebasta, controllareebasta, mettereinomisuibicchierinidicartacosìnonsisprecalaplastica; no: avete preso un fottìo di voti o ora dovete cercare di farne qualcosa di buono per questo paese. Avete in mano un’occasione storica, compresa quella di far fare un salto di qualità a questo PD finora pigro e incastrato in logiche di potere. Guardatevi intorno, in Parlamento c’è un sacco di gente giovane e volenterosa come voi: prendete in mano il futuro di questo paese, senza paura, e senza questi toni da Alcolisti Anonimi, o da seguaci di Savonarola. Le ossessioni maniaco-compulsive di un paio di caporioni non possono impedirvi di fare la rivoluzione per cui siete stati eletti.
Buon lavoro, e auguri.
G.C.

Non mi ha risposto.

 

Bisogna saper vincere

Sta venendo fuori un handicap notevolissimo del Movimento 5 Stelle. Un deficit di analisi e di azione politica.

Il Movimento 5 Stelle è nato da una critica feroce e assoluta della politica, legata alle parole inciucio, casta, potere ecc. Ora che si trovano loro grillini ad avere un potere fortissimo, con un quarto circa dei voti, e la politica devono farla in prima persona, rischiano di rimanere ostaggi della grezza (non dico sbagliata) analisi della situazione politica italiana da cui sono partiti. Ossessionati al limite della paranoia dall’inciucio e dalla casta, rimangono bloccati dalle stesse loro paure, e non riescono a fare nulla.

Ne è la dimostrazione (una fra le tante) l’analisi che fa la Capogruppo alla Camera della giornata di ieri. L’incapacità di trovare un accordo per l’elezione di un loro candidato (legata all’ossessione paranoide di cui sopra) fa dire alla Lombardi che la scelta di Laura Boldrini è stata frutto di un inciucio Bersani-Vendola: una palese mistificazione della realtà. La Lombardi completa il ragionamento chiedendo, con metodi da vecchissima politica, una poltrona da questore della Camera per il Movimento. Cioè: prima rifiutano ogni posizione, ogni poltrona, poi gridano allo scandalo perché non viene loro data: è questa la nuova politica? Bah!

Insomma: il Movimento 5 Stelle rischia di rimanere invischiato nelle proprie limitate visioni isterico-ossessive, che potrebbero finire per impedire proprio quel cambiamento che il loro stesso successo elettorale ha reso possibile. Non si va lontano, così.

Aggiungo: se devono star lì soltanto per scrivere i loro nomi sui bicchierini di plastica e per farsi foto ricordo, non si meritano uno stipendio pagato dagli italiani: non basta che si facciano uno sconticino.

Aggiornamento: mi pare che l’ultimo post di Grillo confermi in toto la mia analisi. Francesco Molinari, senatore 5 stelle, è sulla mia stessa linea e con un certo coraggio manda a dire a Grillo: “Meno reazioni isteriche e più fiducia”.

Una giornata da incorniciare

Laura Boldrini Presidente della Camera. Piero Grasso Presidente del Senato. Un portavoce dell’alto commissariato per i rifugiati e uno specchiato magistrato antimafia diventano la seconda e la terza carica dello Stato, fanno dei discorsi d’alto profilo che non si sentivano da molti anni in quelle aule. E essere italiani, stasera, ha un sapore un po’ diverso.

Il Partito Democratico, ispirato fra gli altri da quello che considero non da oggi il miglior candidato possibile alla segreteria del partito, Pippo Civati, decide di fare una scelta coraggiosa, rinunciando alla candidatura di Franceschini e Finocchiaro, e dà una lezione a tutti. Segnando anche la strada per le prossime scelte, che non potranno essere da meno, per qualità e rigore, rispetto a quelle fatte oggi.

Il Movimento 5 Stelle deve fare i conti con la politica vera, quella delle scelte: l’avvocato dei mafiosi Renato Schifani è equipollente al procuratore antimafia Piero Grasso? Di fronte a questa domanda il Movimento ha vacillato, i senatori grillini si sono riuniti in un’aula per una riunione e sono volati gli stracci. Qualcuno ha votato secondo coscienza. Grillo in serata ha diramato un dispaccio minaccioso e inquietante, a cui il popolo del web ha risposto con commenti in larga parte critici. Uno dice più o meno: “Ma vaffanculo”. Un bell’esempio di sintesi efficace; e un bel caso di nemesi, o di contrappasso.

I vari Alfano, Brunetta, Polverini, Gasparri hanno fatto dichiarazioni imbarazzanti che malcelavano un terrore e una crisi vera e profonda. Sono momenti difficili, bisogna avere umana comprensione per quei poveretti: che un Presidente della Camera dicesse parole chiare e nette sul fascismo e l’antifascismo è fatto che può creare traumi profondi in chi non è abituato.

Papa Francesco ha fatto una battuta straordinaria su Clemente XIV e i gesuiti, con una libertà inopinata. E poi ha deciso di riconoscere e rispettare l’ateismo di tanti giornalisti accreditati che stava incontrando: una scelta epocale.

A questo punto non mi resta che chiudere con le parole di Papa Francesco di quella sua prima sera: “Buon riposo”.

Il nuovo, il bello, il vero

“Consideriamo prima la loro fondamentale ragione: ci vuole novità. Ma io dico: oggetto delle scienze è il vero, delle arti il bello. Non sarà dunque pregiato nelle scienze il nuovo, se non in quanto sia vero, e nelle arti se non in quanto sia bello.” (Pietro Giordani, Un Italiano risponde al discorso della Staël, “Biblioteca Italiana”, 1816).

E nella politica? La novità, da sola, è un valore? E se lo è, da sola, basta?

[Riguardando questo post, mi rendo conto che potrebbe provocare un sacco di semplificazioni e polemiche. Magari! ]

Anniversari un po’ a caso

Stamattina mi dico: oggi spiego D’Annunzio. D’Annunzio è uno dei pochi autori di cui racconto un po’ nel dettaglio la vita, com’è ovvio. Però resta che non sono un grande appassionato di date: D’Annunzio è nato a Pescara all’inizio degli anni Sessanta dell’Ottocento mi sembra

sempre sufficientemente circostanziato. Se poi uno è curioso c’è il libro, o Wikipedia. Di solito però gli studenti sono curiosi.

Una per esempio stamattina fa: “Ma prof! Oggi è il compleanno di D’Annunzio! Leggo qui 12 marzo…”. Poi fa mente locale: “12 marzo 1863… quanti anni sono? Ma sono 150 anni esatti!”

Qualche momento di stupore.

Poi s’è passati alle inevitabili, solite domande sulle costole…