La cronaca siamo noi

Guardavo alla tv un programma sullo scandalo bancario, sotto scorrevano, come usa oggi, i commenti via twitter degli spettatori. Uno, crudele, mi ha ricordato questo post del maggio scorso.

Ecco, così va la vita. E intanto Hollande si è scoperto generale, il Pdl rimonta nei sondaggi, e ho anche il raffreddore.

Però, nonostante tutto, l’ultimo album di De Gregori non mi è sembrato malaccio, e sabato scorso mi ha fatto una bella compagnia mentre facevo i mestieri. Il seguente pezzo mi è piaciuto in particolare (la scenetta descritta nel ritornello, ancora più in particolare).

Ma come si sa sono di parte.

 

 

Il giorno della memoria. Corta. Distorta. Tradita.

Credo che qualcuno abbia fatto confusione, magari perché col suo governo si è adoperato a ingarbugliare la matassa della semantica memoriale (che cosa si fa oggi, si ricorda o si tiene sveglia la memoria? boh), trasformando quello che doveva essere un momento di dolorosa riflessione in un’arma politica.

Credo che qualcuno abbia fatto confusione, e sentendo che oggi era il Giorno della Memoria ha pensato che fosse l’occasione per onorare la memoria – appunto – di un suo modello politico-culturale, di esaltare un momento decisivo della nostra storia nazionale, ovvero di applicare il proprio interessato pressappochismo storico-politico alla giustificazione della pagina più nera della nostra storia recente.

Credo che qualcuno abbia fatto una grossissima confusione, e abbia pensato che le celebrazioni del Giorno della Memoria potessero essere una buona occasione per raschiare il fondo del barile elettorale, ovvero: per racimolare qualche voto dalle parti di Forza Nuova e CasaPound. Ma non sarà facile: per certe cose sono professionisti, quelli.

Qui il video (da sky).

Piccola postilla: lo statista in questione, di fatto, dice che l’Italia, per paura che la Germania vincesse, ha pensato bene di allearsi con il nazismo. Un interessante squarcio sui principi che hanno ispirato la politica estera italiana nei tanti anni di governo dello statista medesimo. Non che ci fosse bisogno di ulteriore conferma, peraltro…

PS: io, che avevo deciso di non fare come tutti, e di lasciare agli altri l’inevitabile ennesimo contributo sul dovere di ricordare, ho finito per farne due, di post.

Reputarsi vincenti, oggi.

Non so, ma mi pare che ultimamente la fabbrica del gossip stia producendo figure che lambiscono i territori del tragico. Perché, se ho qualche dubbio a collocarci quel dannunziano (dannunziano illetterato) di Fabrizio Corona, che certamente sta facendo di tutto per diventare l’emblema di un’epoca (il che la dice lunga soprattutto sull’epoca), non saprei in quali altri territori collocare questa poveraccia. E non lo dico solo io che di questa persona fino a ieri praticamente ignoravo l’esistenza, ma anche uno che di certe cose ci capisce.

 

 

 

“Anche voler bene stanca”

La ripartenza del blog in questo 2013 è lenta è faticosa. Mi scuso con i passanti. Nell’attesa che qualche post degno di questo nome si coaguli, segnalo questo interessantissimo articolo dell’amica Renata (tratto dal blog collettivo La poesia e lo spirito) su un film che ho visto di recente amandolo moltissimo, e su un mestiere che ho intrapreso non troppo di recente, amandolo in egual misura (con quel che, nel bene e nel male, ne è venuto, ne viene, e ne verrà).

Per chi voto, per chi voterei.

uno dei due è il mio candidato

Una battaglia è stata vinta: le primarie per i parlamentari del PD si faranno. Nelle Marche si vota domenica 30 dicembre, dalle otto di mattina alle nove di sera. Il PD ha fatto la scelta coraggiosa che era necessario fare, e che tanti (a partire da Pippo Civati) gli chiedevano da tempo. I risultati, pur con tante cose da migliorare al prossimo giro, sono già straordinari.

Per prima cosa potranno giocarsi la partita molti di quelli che, intorno al Civati di cui sopra, hanno costruito un movimento per un PD più aperto, giovane, rivolto al futuro, che si chiama Prossima Italia. E’ pieno di gente veramente in gamba. Peccato che nessuno a Macerata abbia avuto la forza di raccogliere firme e consenso per portare avanti questo progetto, sarà per la prossima fermata. Intanto ad Ancona c’è Beatrice Brignone: una molto tosta. Se votate lì, fateci più di un pensierino.

Altro risultato straordinario di queste primarie è che, anche in una provincia come Macerata, dove il PD vive da anni una condizione difficile (faide, capibastone, veti incrociati, personalismi mortificanti),  nonostante tutto ci sono degli ottimi candidati. Quello che voterò io, ad esempio: Andrea Marinelli, Assessore alle Culture di Recanati, città dove vivo e lavoro; lo voterò perché lo conosco ormai da molti anni, abbiamo condiviso diversi progetti, e ho avuto modo di constatarne non solo la preparazione, ma anche la vera attenzione alla cultura, alla scuola, ai giovani. Uno come lui non potrebbe che fare del bene al Parlamento, e dunque all’Italia.

Andrea, come me, ha sostenuto Bersani alla corsa a candidato premier contro Renzi. L’altro candidato che mi piace, e che probabilmente avrei votato se non ci fosse stato Andrea, è invece proprio il sostenitore di Renzi: si chiama Mario Morgoni, è l’ex sindaco del paese dove sono cresciuto e che ho sempre apprezzato molto. Faccio anche a lui il mio in bocca al lupo.

Il sistema elettorale prevede la parità di genere, quindi un voto ad un uomo e un voto ad una donna. Le tre candidate le conosco meno degli uomini, anzi due delle tre non le conosco affatto. L’unica di cui so qualcosa è Alessia Scoccianti, una ragazza giovanissima che, prima di essere folgorata sulla via di Fi-Renzi, era molto vicina a Civati. E’ con la speranza che non se ne sia allontanata troppo che domenica la voterò.

L’ultima cosa che mi piace molto di queste elezioni è che le farà anche SEL. E mi dispiace di poter votare un solo partito, perché se non fossi stato un militante del PD sarei corso al seggio di Sinistra Ecologia e Libertà per dare il mio voto ad una persona che negli ultimi anni ho imparato a stimare tantissimo: Francesco Rocchetti. Ecco: se non siete elettori del PD, sostenete lui, se lo merita davvero!

E’ bello pensare che in Parlamento potrebbero andare tre o quattro persone che conosci e che stimi. E’ il bello delle #primarieparlamentari.

Si vota domenica 30 dicembre 2012, dalle 8 alle 21. A Recanati il seggio del PD è al centro anziani di Villa Teresa, quello di SEL al Salone del Popolo.

La “pista”

Dicembre; in tutte le case di campagna marchigiane di una volta (e in alcune di quelle odierne, come la mia) questo è il tempo della “pista”: l’uccisione e la lavorazione del maiale. Con la “pista” (il nome credo venga dal processo di pestaggio, compressione, della carne negli insaccati, ma chiedo aiuto ai lettori esperti di dialetto marchigiano), dal maiale si tiravano fuori, grazie alla sapienza e all’impegno degli uomini di una volta, le prelibatezze che tutti conosciamo: dal prosciutto al ciauscolo, dalla coppa al lonzino…

Ora ne abbiamo un altro di porcello, anzi di “porcellum”, da lavorarci per bene, per cercare di tirarne fuori qualcosa di meglio, di più digeribile, di quel che è adesso.

Lavoriamocelo, dunque, questo “porcellum”, visto che non c’è nessuno a Roma in grado di modificarlo e trasformarlo: cominciamo con una cosa piccola, per esempio aderendo alla petizione on line per chiedere al centrosinistra di fare le #primarieparlamentari (basta cliccare su questo link, poi puoi diffondere la cosa sui social network, o via mail, se ti va): è un modo per scegliere direttamente, come sarebbe giusto, chi ci rappresenterà, invece di accontentarci dei nomi (di solito difficili da digerire, molto più del salame più speziato, molto più del guanciale più grasso…) che ci propinano dall’alto.

Quindi votate! dissezionatelo voi dal basso quel porco “porcellum”! prendetevi la libertà di fargliela voi, la festa, a quei porcellini che si aggirano grufolanti in Parlamento!

Buone #primarieparlamentari a tutti.

Aggiornamenti.

#1 Le primarie per i parlamentari il PD le farà, e anche è per me una notizia grandiosa. Qualcuno, però, è talmente critico che fa pensare che lui avrebbe preferito le liste bloccate. Mah.

#2 Mio padre, che è l’esperto della situazione, mi fa cortesemente notare che nella foto c’è il momento dell’ammazzamento del porco, che tecnicamente con la “pista” non c’entra niente. Mi scuso.

#3 si attende ancora il supporto linguistico del Giallo.

Letterina a Babbo Bersani

Caro Pier Luigi Bersani,

alle primarie ti ho votato, con convinzione. Senza acrimonia verso il principale sfidante, con molta simpatia per chi è arrivato terzo, e con qualche perplessità non piccola su qualche tuo “grande elettore”, ma comunque con convinzione ti ho votato.

Da quel momento, e forse proprio per via di quel mio voto e di quello di tanti altri italiani, la situazione politica ha preso un’improvvisa accelerazione, un’accelerazione, però, retrograda: siamo velocemente corsi indietro a qualche era politica fa: il centrosinistra sembra lanciato verso la vittoria alle elezioni, il centrodestra è confuso e condannato in partenza, Berlusconi scende in campo (history repeating, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa… la terza come horror, la quarta come thriller, la quinta come distopia e la sesta come Apocalisse).

Ora non c’è più nemmeno il governo Monti, e la situazione è allo stesso complicatissima e tremendamente vecchia: c’è un serio e responsabile raggruppamento di centrosinistra, con un forte e prezioso radicamento popolare, e fin qui va tutto bene: ma poi? Poi c’è una forza di protesta guidata da un comico-re che sceglie i candidati su internet, e bastano un centinaio di voti di aficionados per andare a rappresentare tutti gli italiani: già qui va un po’ meno bene, perché nel movimento di Grillo secondo me c’è tantissima gente in gamba, ma il funzionamento della “cosa” lascia molte perplessità, come ne lasciano alcune posizioni del comico-re (guarda, a titolo di esempio, questo post scritto in occasione della ri-ri-ri-ri-ri-ridiscesa in campo di B., che sembra un cripto-endorsement per la strategia anti-Monti e anti-Europa di quest’ultimo). Poi c’è un centro che magari si coalizzerà intorno a Monti, ma che contiene un sacco di roba impresentabile, vecchissima, esausta come gli oli che si raccolgono in quei bidoni unti e lerci, alla discarica. Infine c’è lui, mister B., sul quale è meglio tacere (basta vederlo e ascoltarlo in questo video in cui si dice disperato, e si mostra svogliato: “ma guarda che mi tocca fare per non finire in galera”…).

In questo quadro, caro Pier Luigi, tu hai due possibilità, credo: giocare con la alchimie di palazzo per assicurare alla tua parte un posto in un governo che avrà per forza troppe anime, e che sarà ancora una volta tenuto insieme solo dallo spauracchio dell’impresentabile Berlusconi. Mi pare una storia già vista e già finita male: sinceramente, non ti ho votato per questo.

L’altra strada, mi pare, è quella di andare con coraggio verso una strada nuova ma non avventurosa (Pippo Civati oggi lo dice con una bella immagine mitologica: non facciamo come Orfeo, guardiamo avanti!): portare avanti un programma chiaramente orientato (lo dicevi anche tu ieri) al lavoro e alla moralità, alla difesa dei più indifesi e a una seria e sobria riforma del sistema; fare davvero e senza indugi le primarie per i parlamentari, con apertura e fiducia; fare di tutto per coinvolgere il mondo che ha espresso una sacrosanta istanza di rinnovamento portando Matteo Renzi al 40% dei voti alle primarie, e anche quello, variegato ma ricco e fecondo, che si muove intorno alle cinque stelle e alle bandiere arancioni.

Io credo che questa debba essere la strada, e mi piace pensare che anche tu preferisca pensarti come il capofila di un paese rinnovato, giovane e entusiasta, e non come il riesumatore dei residui di una storia ormai finita.

Con fiducia e speranza

Gab Golan

La vittoria di Renzi

https://i0.wp.com/static.blogo.it/queerblog/RosyBindi-586x376.jpgMi sono visto un po’ dello speciale di Mentana, prima: c’erano Ferrara, la Annunziata, e altri giornalisti misti. Prima hanno trasmesso il (bel) discorso di Renzi. Poi hanno chiesto i commenti dei “big” del partito: D’Alema e Bindi. Mi sono fermato alla Bindi. Li ho trovati tutti insostenibili, D’Alema e la Bindi, dico, ma anche un po’ Ferrara che gigioneggiava e la Annunziata che borbottava. Erano tremendamente vecchi, annoiati, esausti. E credo di non essere stato l’unico a provare questa sensazione, nell’Italia post-primarie. La rivoluzione del linguaggio incarnata da Renzi (al di là del velleitarismo, dei limiti programmatici, del cinismo – di tutte quelle cose, insomma, per cui non l’ho votato), la sua presenza fisica, lo stesso fatto che se la sia giocata quasi alla pari, son tutte cose che hanno cambiato radicalmente il panorama. Niente sarà più uguale, e credo che anche Bersani lo sappia, e sono sicuro che ne terrà conto lui per primo.

A margine, naturalmente i complimenti a Bersani, che ha fatto un discorso serio (quasi tutto serio) come mi aspettavo che facesse, e nel quale confido molto per il futuro.

Scatenare l’inferno (col sorriso)

Vedo che a volte Matteo Renzi conclude i sui messaggi su facebook, i suoi twit, le sue uscite con la formula di saluto “un sorriso“. Magari prima di questo sorriso ha detto cose ciniche e durissime, ma va bene, si deve sempre chiudere con una nota sorridente. E’ la sua tecnica: magari prova a distruggere il giocattolo delle primarie (rovinando con questo anche il partito che quelle primarie ha organizzato, e che dovrebbe fra parentesi essere anche il suo), ma poi lancia messaggi distensivi all’ultimo momento (e li chiede: il messaggio distensivo che a suo dire dovrebbe lanciare Bersani sarebbe: ok, visto che Matteo ci tiene così tanto, facciamo votare chi vuole, al secondo turno, anche se le regole stabilite erano diverse…).

Perché questa faccenda delle regole a me pare non essere così secondaria. Anzi, mi pare la cosa che meglio dimostra il vero carattere, cinico e spietato, di uno dei contendenti.

Le cose io le ho capite così: s’era deciso che al secondo turno poteva votare chi si era iscritto per il primo. Si lasciava poi una clausola di salvaguardia per casi eccezionali di persone che non avessero potuto iscriversi entro il primo turno per motivi indipendenti dalla loro volontà. C’era la regola e c’era la clausola per garantire chi si fosse trovato in condizioni eccezionali, insomma.

Renzi però ha deciso di usare l’eccezione per stravolgere la regola: ha lanciato (sui giornali, su web) il messaggio che al secondo turno poteva votare chiunque; ma è ovvio che se c’è una iscrizione in massa per il secondo turno, è difficile pensare che sia una massa di casi eccezionali; è chiaro che si sta usando un cavillo (forse lasciato troppo nel vago) per stravolgere il senso della regola. Insomma: il regolamento lasciava quello spazio confidando nella lealtà delle parti in causa, ma se una parte slealmente prova a forzare il tutto, è normale che i Garanti intervengano in senso restrittivo. Così è stato (di qui le polemiche volutamente pretestuose sulle “giustificazioni”…).

Ora Renzi, nella notte dell’antivigilia del voto, ha fatto una cosa gravissima: ha mandato, a tutti quelli che hanno provato ad iscriversi fuori tempo massimo attraverso un sito da lui creato, una mail che dice che loro hanno diritto di votare, anche se i Comitati ufficiali si sono espressi in senso contrario, e invita tutti a recarsi alle urne e chiedere di votare. Insomma: si auspica un assalto ai seggi di gente che chiede con la forza, non in base ad una regola, di votare, con il rischio concreto che salti tutto, o che comunque il risultato delle primarie possa essere rovinato da uno strascico polemico infinito.

Pensate se un’operazione del genere fosse fatta con le elezioni “vere”, ad esempio: la legge non prevede le preferenze, però un partito spinge i suoi elettori a metterle lo stesso nella scheda e poi – visto che l’han fatto in tanti – chiede che quelle preferenze vengano riconosciute come valide. E se lo Stato non lo facesse cominciasse a denunciare la mancanza di democrazia. Ecco, appunto, la democrazia: in uno scenario del genere, che ne sarebbe della democrazia?

Io sono, in definitiva, preoccupato per domani. Spero che tutti i soggetti coinvolti mostrino ragionevolezza e rispettino le regole (i renziani più di Renzi). E spero davvero che, per l’Italia e per il Partito Democratico, vinca Bersani. Perché il cinismo di questo Renzi che si gioca il tutto per tutto a me comincia a fare davvero paura.

Molto su questo ha detto, molto bene, il solito Leonardo.

Da chi sono governato, io?

Che poi questa sera, quando ormai era ora passata di andare a letto, vedendo la televisione mi è tornato in mente un pezzo di Paolo Nori che volevo segnalare qui già qualche tempo fa, perché ne avevo parlato con T. una mattina passeggiando sul lungomare di PPP, e poi quella mattina eravamo andati nella bella libreria “Safarà” di Chiara, e con un buono che avevo ho anche preso un romanzo di Nori, appunto. E questo pezzo alla fine è una delle cose a cui ho pensato di più nelle ultime settimane, quindi eccolo.

Le cose però dipende anche da come le dici. Se per esempio Paolo Nori dice “quasi la stessa cosa” in questo modo qui non mi piace più. Va bene prendersela con la retorica, però senza esagerare in distacco e cinismo.