Prendere partito

Da qualche giorno ho una cotta per questo libro di Paolo Nori che si intitola La meravigliosa utilità del filo a piombo, un libro in cui sono trascritti dei discorsi che Nori ha tenuto in occasioni pubbliche più o meno ufficiali. E’ pieno di citazioni intelligenti, e mi sa che ogni tanto ne riporterò qualcuna qui. Comincio da questa cosa che Simone Weil ha scritto nel 1943:

Quasi ovunque, e spesso anche per questioni squisitamente tecniche, il fatto di prendere partito, di prendere posizione pro o contro, ha sostituito il fatto di pensare. E’ una peste che si è originata nel contesto politico e si è diffusa a tutto il paese, alla quasi totalità del pensiero.

Al libro sono particolarmente legato anche per via della libreria dove l’ho comprato (anche se in realtà non l’ho propriamente comprato, ma vabbe’, è un dettaglio secondario…): la Libreria Safarà di Chiara, a Porto Potenza Picena, proprio un bel posto.

“Il più pulito c’ha la rogna”

Chi mi conosce lo sa: il mio politico preferito è stato a lungo Pippo Civati: pensavo che riunisse in sé meglio di chiunque altro competenze e visione, intelligenza e capacità di comunicare. Pippo Civati. Consigliere uscente in Lombardia, quando ha vinto le primarie che proprio lui ha tanto voluto sono stato contento, e pensavo che dopo essere entrato in Parlamento sarebbe diventato uno dei politici più importanti di questo paese.

Pippo ha quasi quarant’anni ed è diventato recentemente papà, ma mantiene l’aria di uno studente di filosofia fuori corso; fuori corso di poco però. Un dottorando, al massimo, toh. Questa cosa mi piaceva, più della boria di Renzi, più della sobrietà un po’ polverosa di Bersani. Ho anche rischiato di prendere sul serio la sua candidatura a Segretario del Partito Democratico: pensa te!

Mi piaceva la sua idea di fare politica girando il più possibile in mezzo alla gente, in tutta Italia, ma anche abitando da protagonista la rete (e pensavo: “se qualcuno considera ancora inconciliabili queste due cose, girare fra la gente e abitare la rete, ditegli che siamo nel 2013!”).

Negli ultimi anni Pippo ha tenuto in giro per l’Italia centinaia di incontri pubblici, ha scambiato idee con migliaia di persone; io che pure non mi muovo tanto me lo sono ritrovato a pochi chilometri da casa almeno quattro o cinque volte negli ultimi due anni, e le Marche non sono forse il posto più interessante, per un consigliere regionale lombardo. Lui però era fatto così: se lo invitavi veniva, si portava nello zainetto qualcuno dei suoi libri, ne parlava, si informava sulla situazione di qui. I libri li teneva nello zainetto. E arrivava guidando la sua C3 (“l’unica cosa che vorrei rottamare”, diceva con una delle sue battute più riuscite; ecco, un’altra cosa che mi piaceva era la sua ironia). Una sera ci ho anche fatto cena insieme: una pizza, di fretta come sempre in questi casi. Noi del circolo volevamo mostrarci ospitali con Pippo e pagargli la cena con una colletta; lui ha fatto i complimenti e poi sinceramente non mi ricordo come è andata a finire. Ma mi pareva bello che un politico insistesse per pagare la sua cena, e soprattutto mi pareva bello che non la pagasse a noi (che ti chiedi sempre ma chi diavolo paga, quando succedono queste cose – che peraltro a me non succedono mai).

Insomma, mi piaceva proprio questo Pippo Civati. Era un po’ la mia speranza.

E invece, adesso cosa ti vengo a scoprire? che con i soldi del gruppo consigliare del PD lombardo ha pagato i francobolli per mandare ai suoi elettori una lettera di rendiconto delle sue attività. Che una volta s’è fatto pagare un pernottamento, qualche biglietto del treno e un biglietto aereo (lui dice che l’ha scelto solo perché costava meno del treno). E ha pure preso una trentina di volte il taxi.

E’ vero che queste cose lui le ha sempre rese pubbliche prima ancora che glielo chiedessero; è vero anche che negli ultimi tre anni ha fatto centinaia di incontri, e decine di migliaia di chilometri con la sua C3 – senza rimborso alcuno. E’ vero che ha speso di tasca sua diverse decine di migliaia di euro per girare l’Italia, per andare a proporre le sue idee alla gente (ma del resto nessuno lo obbligava: poteva restarsene nel suo collegio lombardo come fanno tutti i consiglieri regionali); vero anche che non ha pagato con soldi pubblici cene, aperitivi elettorali e simili. Nemmeno il suo banchetto nuziale, se è per questo, anche perché mi sa che non è sposato.

Però quei 3000 euro di francobolli e spostamenti se l’è fatti rimborsare. Senza ritegno. E per fortuna che almeno ha sempre rendicontato tutto. Bontà sua.

Ora che giustamente per questi misfatti la magistratura lo ha invitato a comparire, la stampa libera ha potuto raccontare la verità su quest’uomo, e io ho dovuto dire addio a una delle poche speranze che m’erano rimaste per il futuro dell’Italia. Lo devo dire: Pippo, mi ha deluso profondamente. Tremila euro in 5 anni: con tremila euro una famiglia va avanti un mese e tu ti sei fatto rimborsare i francobolli. Con tremila euro una persona prende il caffè la mattina per dieci anni e tu ci prendi il taxi.

Insomma: è proprio vero che siete tutti uguali. Allora tanto vale votare Berlusconi o Di Pietro, no? O Fiorito.

E poi quella volta non m’hai nemmeno pagato la cena. Anzi forse, non mi ricordo bene, l’ho pagata io a te.

La lettura dei primi commenti a questo post mi fa pensare che sia utile riportare qui un estratto dalla voce “ironia” del Vocabolario Treccani: “Nell’uso com., la dissimulazione del proprio pensiero (e la corrispondente figura retorica) con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire, con tono tuttavia che lascia intendere il vero sentimento: fare dell’i.; parlare con i.; cogliere l’idi una frasedi un’allusionenon s’accorse dell’idelle mie parole.” 

Gli spassi di Luca

Luca Sofri s’è inventato un bel passatempo, e l’ha applicato ad un esempio che, per una ormai antica idiosincrasia, non posso non apprezzare.

Per una serie di collegamenti accidentali successivi, di quelli tipici dello stare online, ieri al Post siamo finiti sulla funzione di Google Translate che “legge ad alta voce” il testo che ci incollate (funzione disponibile anche in molti altri servizi e programmi): il tastino in basso a sinistra con l’altoparlante. E ne abbiamo scoperto un potenziale sovversivo e illuminante: ovvero il risultato che si ottiene facendo leggere alla signorina Google certi editoriali dei quotidiani (in realtà rende ridicolo un po’ tutto, ma con gli editoriali dei quotidiani funziona di più). Vi consiglio, ogni volta che leggete qualcosa che vi pare di rara tromboneria, di sottoporlo a questo procedimento: e tutto vi apparirà in una luce migliore, o almeno più leggera.
Tipo, il fondo di Alessandro D’Avenia sulla Stampa di oggi.

Suggerisco, per continuare, elzeviri a caso di Pigi Battista e Francesco Merlo. Buon divertimento.

Dove, partendo dalla cronaca, si finisce a sognare la scuola del tempo lento.

Ieri sera, da qualche sofisticato think tank vicino a Monti (sul cui percorso, per inciso, ha detto bene Renzi: “Poteva fare il Ciampi. Fa il Dini“: bum!) è uscita un’altra bella bolla d’aria sulla scuola: “scuole aperte undici mesi l’anno, le famiglie saranno contente”. La bolla è durata lì in sospeso talmente tanto poco che non s’è fatto in tempo né a capire quando come cosa e perché, né – alla fine – a spaventarsi più di tanto. Così, in questi casi, la cosa più interessante diventa la reazione a caldo sondaggi on line (Repubblica: 42% favorevoli; Huffington: 40%, Skuola.it: 19%; Twittersuca; Libero e Giornale non pervenuti, che magari si finiva per scoprire che i lettori erano d’accordo con Monti, non sia mai).

In ogni caso, oggi Monti risponde su twitter (su twitter!) così: “Ma chi ha mai parlato di taglio delle vacanze scolastiche???”. Sì, molto interrogativo: “Machihamaiparlatoditagliodellevacanzescola-stichepuntointerrogativopuntointerrogativopuntointerrogativo”. E Bersani risponde “Prima di parlare di allungare o accorciare vacanze estive, teniamo le scuole aperte tutto il giorno per attività didattiche”.

Ecco, come non ho capito cosa volesse dire (e tantomeno fare) Monti, così non capisco bene nemmeno cosa voglia dire (o fare) Bersani. Dico solo questo però: oggi, dopo le lezioni, mi sono fermato a scuola, ho mangiato una pizza al volo, ho passato la pausa pranzo a parlare di scuola e di film con una collega-amica con cui non avevo occasione di parlare da tanto tempo, poi ho fatto un paio d’ore di laboratorio teatrale con dei ragazzi molto in gamba. Sono tornato a casa un po’ stanco, però anche un po’ contento della giornata passata a scuola. Insomma, se trovano un modo intelligente di farla, a me questa cosa di tenere aperta la scuola anche il pomeriggio piace: potrebbe liberare un sacco di energia, e trasformare la scuola in un posto gradevole dove stare, godersi un tempo un più lento, riscoprire magari anche il valore dell’ozio; e forse smetterebbe di essere, la scuola, quel posto nevrotico che è, dove si impara ad essere docili ingranaggi di un meccanismo fordista, un posto da cui scappare appena finito di seguire (o di tenere) una lezione.

Una scuola del tempo lento, ecco: così la chiamerei. Così mi piacerebbe cominciarla a pensare.

Sull’argomento segnalo anche Galatea Vaglio e, da tutt’altra prospettiva, Leonardo Tondelli.

La cronaca siamo noi

Guardavo alla tv un programma sullo scandalo bancario, sotto scorrevano, come usa oggi, i commenti via twitter degli spettatori. Uno, crudele, mi ha ricordato questo post del maggio scorso.

Ecco, così va la vita. E intanto Hollande si è scoperto generale, il Pdl rimonta nei sondaggi, e ho anche il raffreddore.

Però, nonostante tutto, l’ultimo album di De Gregori non mi è sembrato malaccio, e sabato scorso mi ha fatto una bella compagnia mentre facevo i mestieri. Il seguente pezzo mi è piaciuto in particolare (la scenetta descritta nel ritornello, ancora più in particolare).

Ma come si sa sono di parte.

 

 

Il giorno della memoria. Corta. Distorta. Tradita.

Credo che qualcuno abbia fatto confusione, magari perché col suo governo si è adoperato a ingarbugliare la matassa della semantica memoriale (che cosa si fa oggi, si ricorda o si tiene sveglia la memoria? boh), trasformando quello che doveva essere un momento di dolorosa riflessione in un’arma politica.

Credo che qualcuno abbia fatto confusione, e sentendo che oggi era il Giorno della Memoria ha pensato che fosse l’occasione per onorare la memoria – appunto – di un suo modello politico-culturale, di esaltare un momento decisivo della nostra storia nazionale, ovvero di applicare il proprio interessato pressappochismo storico-politico alla giustificazione della pagina più nera della nostra storia recente.

Credo che qualcuno abbia fatto una grossissima confusione, e abbia pensato che le celebrazioni del Giorno della Memoria potessero essere una buona occasione per raschiare il fondo del barile elettorale, ovvero: per racimolare qualche voto dalle parti di Forza Nuova e CasaPound. Ma non sarà facile: per certe cose sono professionisti, quelli.

Qui il video (da sky).

Piccola postilla: lo statista in questione, di fatto, dice che l’Italia, per paura che la Germania vincesse, ha pensato bene di allearsi con il nazismo. Un interessante squarcio sui principi che hanno ispirato la politica estera italiana nei tanti anni di governo dello statista medesimo. Non che ci fosse bisogno di ulteriore conferma, peraltro…

PS: io, che avevo deciso di non fare come tutti, e di lasciare agli altri l’inevitabile ennesimo contributo sul dovere di ricordare, ho finito per farne due, di post.

Reputarsi vincenti, oggi.

Non so, ma mi pare che ultimamente la fabbrica del gossip stia producendo figure che lambiscono i territori del tragico. Perché, se ho qualche dubbio a collocarci quel dannunziano (dannunziano illetterato) di Fabrizio Corona, che certamente sta facendo di tutto per diventare l’emblema di un’epoca (il che la dice lunga soprattutto sull’epoca), non saprei in quali altri territori collocare questa poveraccia. E non lo dico solo io che di questa persona fino a ieri praticamente ignoravo l’esistenza, ma anche uno che di certe cose ci capisce.

 

 

 

“Anche voler bene stanca”

La ripartenza del blog in questo 2013 è lenta è faticosa. Mi scuso con i passanti. Nell’attesa che qualche post degno di questo nome si coaguli, segnalo questo interessantissimo articolo dell’amica Renata (tratto dal blog collettivo La poesia e lo spirito) su un film che ho visto di recente amandolo moltissimo, e su un mestiere che ho intrapreso non troppo di recente, amandolo in egual misura (con quel che, nel bene e nel male, ne è venuto, ne viene, e ne verrà).

Un anno di lavoro dei folletti delle statistiche

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale per il primo anno di questo blog.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Io ne approfitto per ringraziare chi passando, ha letto, sbirciato, commentato; chi ha mostrato apprezzamento su facebook o su twitter; chi ha ripreso le mie discussioni da qualche parte sul web o nel mondo reale; chi mi ha fermato al supermercato o in sala prof per discutere un’idea o una storia; chi mi legge perché mi conosce e chi non conoscendomi passa comunque ogni volta che pubblico un nuovo post. Buon 2013!